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FARE INSIEME - Ep. 297 - Indaco Project, la boutique del software e delle soluzioni per le imprese che guardano al futuro

«Il problema più grande non è aggiungere tecnologia ma renderla semplice da usare»

23/10/2026

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A Bologna, più di trent’anni fa, è nata una boutique del software che ha anticipato il futuro delle risorse umane. Oggi Indaco Project sviluppa piattaforme, brevetti e soluzioni di intelligenza artificiale per aiutare le imprese a valorizzare il capitale umano. Perché la vera trasformazione digitale non riguarda la tecnologia ma le persone. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Antonio Marzo, Ceo di Indaco Project

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero

C’è un colore che sta tra il blu e il viola. È quello del cielo quando il giorno lascia spazio alla notte. Gli antichi lo associavano all’intuizione, alla conoscenza, alla capacità di vedere ciò che ancora non è visibile. Si chiama indaco. E non è un caso che Antonio Marzo abbia scelto proprio questo nome per l’azienda fondata nel 1994. Perché, in fondo, tutta la sua storia imprenditoriale è un esercizio continuo di visione.

Partenze e ripartenze.
Anticipare ciò che sarebbe arrivato. Guardare un po’ più avanti degli altri, caratteristica assai comune nell’imprenditorialità in salsa emiliana. «Ho sempre pensato che un imprenditore dovesse essere il primo a fare qualcosa di nuovo. Se insegui il mercato, sei già in ritardo», dice Marzo. Siamo a Castel Maggiore, alle porte di Bologna, in uno dei territori dove la manifattura ha imparato da tempo a convivere con la tecnologia. Ed è una convivenza proficua. Qui ha sede Indaco Project, gruppo che oggi riunisce tre aziende, sessanta professionisti e circa 8 milioni di euro di fatturato. Una realtà che sviluppa software, brevetti, hardware proprietario e applicazioni di intelligenza artificiale per imprese di medie e grandi dimensioni, soprattutto nei contesti dove i processi sono complessi e il fattore umano continua a fare la differenza. Ma questa storia non nasce dentro un laboratorio informatico. Nient’affatto. Tutto parte molto prima. Antonio Marzo è bolognese, classe 1964. Ha una formazione da ragioniere e inizia a lavorare appena ventunenne. Il suo primo impiego è nel settore delle macchine per la pellicceria. Poi quel mercato entra in crisi. È uno di quei momenti che possono chiudere una strada o aprirne un’altra. Lui sceglie lucidamente la seconda. Passa ai sistemi telefonici, quindi alla vendita di software per la rilevazione delle presenze. Ed è proprio lì che arriva l’intuizione. «Mi sono accorto che il mondo delle aziende stava cambiando. Il software non sarebbe più stato un accessorio, ma il cuore dell’organizzazione», dice Marzo. Così nel 1994 fonda Indaco Project praticamente da zero insieme a un socio.

Identikit dell’azienda.
All’inizio l’attività consiste nella rivendita di sistemi per la gestione delle presenze. Poi, osservando i clienti, comprende che il vero valore non è il prodotto. È la capacità di costruire strumenti semplici per governare processi sempre più complessi. Da allora Indaco Project non ha mai smesso di evolversi. Da semplice rivenditore diventa software house. Poi sviluppa piattaforme proprietarie. Arrivano i brevetti. Nascono prodotti hardware. Oggi il gruppo realizza anche sistemi di intelligenza artificiale applicata come uno smaltitore intelligente capace di riconoscere automaticamente un oggetto attraverso una telecamera e verificare se il conferimento è corretto, rifiutandolo in caso contrario. Un prodotto dal nome ironico, ROSK (rusco), che richiama tutta la bolognesità e il Made in Italy che sta dietro all’azienda ma anche un esempio di tecnologia sofisticata che nasce da un principio molto semplice: rendere più facile la vita delle persone. «Noi ci definiamo una boutique dove sistemi e soluzioni intendono portare le aziende nel futuro», precisa Marzo. Il cuore dell’azienda resta però CM², la piattaforma che integra tutti i processi dedicati alla gestione delle persone: onboarding, formazione, competenze, sicurezza, welfare, presenze, sviluppo professionale. Una piattaforma che oggi gestisce oltre 420mila nomi utenti distribuiti in più di 2.100 aziende.

Le evoluzioni.
«Il problema più grande non è aggiungere tecnologia ma renderla semplice da usare. Se uno strumento è complicato, le persone smettono di utilizzarlo. La facilità d’uso non è un dettaglio: è parte dell’innovazione», dice Marzo. In trent’anni è cambiato anche il mondo delle risorse umane. L’azienda-famiglia ha lasciato spazio a organizzazioni sempre più dinamiche, dove le persone cambiano lavoro più rapidamente, cercano percorsi di crescita veloci e attribuiscono valore a fattori che vanno oltre lo stipendio. «Le direzioni HR hanno una responsabilità completamente diversa rispetto al passato. Oggi devono mantenere motivate le persone. Devono costruire contesti in cui ciascuno possa esprimere il proprio talento», osserva Marzo. Così l’AI diventa un’opportunità. «Tutta la parte amministrativa sarà progressivamente automatizzata e questo ci permetterà di dedicare finalmente più tempo alle idee e alle relazioni. In altre parole: alle persone», sintetizza Marzo. Perché i dati raccontano competenze, ma non bastano. Occorre comprendere anche passioni, inclinazioni, aspirazioni. Solo così il capitale umano può trasformarsi davvero in vantaggio competitivo.  Anche il rapporto con i clienti riflette questa filosofia. Lo slogan aziendale infatti recita: Con noi non sarai mai un numero. Non è marketing, ma un approccio reale e vincente. D’altronde le migliori organizzazioni sono sì sempre più digitali, ma anche sempre più comunità. E la trasformazione digitale non comincia quando si acquista un nuovo software, ma quando si cambia il modo di guardare il lavoro. Perché - e lo diciamo tante volte - la tecnologia evolve continuamente, ma la capacità di immaginare il futuro, invece, resta profondamente e necessariamente umana.

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