Nata dall’incontro tra ricerca universitaria e competenze manageriali, IDEM Mind the Gap aiuta le organizzazioni a trasformare la parità di genere in leva concreta di sviluppo. Da Modena una startup che usa dati, processi e cultura organizzativa per costruire imprese più inclusive, attrattive e competitive. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Isabella Colombo, Business Developer di Idem
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Inclusione.
Parità. Diversità. Ecco, ci sono parole che entrano nel dibattito pubblico e
rischiano di consumarsi. Parole importanti, certo. Ma anche parole che, a forza
di essere ripetute, possono perdere significato. Per questo la storia che
stiamo per raccontare parte da un approccio diverso. Parte dai numeri. Perché
dietro ogni divario c’è un dato e dietro ogni dato c’è una decisione. E ancora,
dietro ogni decisione c’è la possibilità di cambiare il futuro di un’organizzazione.
Identikit
dell’azienda. Siamo a Modena, negli spazi della
Fondazione Marco Biagi, luogo dove da anni si studiano le trasformazioni del
lavoro e delle relazioni industriali. È qui che nel 2020 nasce IDEM Mind the
Gap, startup universitaria frutto della collaborazione tra docenti,
ricercatrici e ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia e
JobPricing, società di consulenza specializzata nelle politiche retributive e
nell’analisi del mercato del lavoro italiano. Un incontro tra rigore accademico
ed esperienza manageriale che ha dato vita a una realtà capace di trasformare
un tema spesso raccontato in termini valoriali in una questione organizzativa,
misurabile e strategica. IDEM Mind the Gap nasce da una domanda semplice solo
in apparenza: perché esiste ancora una distanza così marcata tra ciò che le
organizzazioni dichiarano e ciò che accade realmente al loro interno? «Il primo
gap che abbiamo individuato è stato proprio quello tra le dichiarazioni e la
realtà organizzativa. Molte imprese riconoscono il valore della parità di
genere, ma spesso faticano a tradurla in processi, indicatori, responsabilità e
decisioni quotidiane». Così racconta Isabella Colombo, Business Developer della
società. Da qui prende forma un modello che unisce analisi dei dati, consulenza
organizzativa, percorsi di miglioramento e accompagnamento alla certificazione
della parità di genere.
IDEM
lavora con imprese private, enti pubblici, fondazioni e organizzazioni del
terzo settore che vogliono comprendere il proprio livello di equità interna e
costruire percorsi concreti di miglioramento. Un lavoro che coinvolge
competenze multidisciplinari: economia, diritto del lavoro, gestione delle
risorse umane, organizzazione aziendale, politiche di inclusione e data
analysis.
Misurare
per capire. Il punto è che la parità di genere non
viene affrontata come una questione esclusivamente etica. Certamente lo è. Ma è
anche una questione di competitività. «Quando un’impresa vede misurati i propri
processi capisce che la parità non è soltanto un valore da comunicare. Diventa
una leva per migliorare il funzionamento dell’organizzazione, attrarre talenti,
trattenere competenze e costruire leadership più efficaci», osserva Colombo. Misurare
per capire. È questo il principio che guida l’attività della startup. Perché
spesso le sorprese arrivano proprio dai numeri. Aziende che credono di avere
raggiunto una buona rappresentanza femminile scoprono di perdere
progressivamente donne nei ruoli di responsabilità. Organizzazioni convinte di
applicare criteri meritocratici individuano differenze significative nell’accesso
alla formazione, nei percorsi di crescita o nei sistemi premianti. Altre ancora
si accorgono che maternità e paternità continuano ad avere impatti molto
diversi sulle traiettorie professionali. «Il problema più difficile da
affrontare non è sempre quello salariale o di carriera. Spesso il vero nodo
riguarda le abitudini organizzative invisibili. Quelle pratiche quotidiane che
sembrano neutrali ma che producono effetti molto diversi sulle persone», dice
Colombo. Ed è qui che emerge il valore del metodo. IDEM si avvale di un proprio
metodo proprietario per misurare la parità di genere e accompagnare le aziende
nei percorsi di certificazione, così che queste non rappresentino un bollino da
ottenere né un adempimento amministrativo, bensì uno strumento per leggere l’organizzazione
e costruire un sistema di miglioramento continuo.
Le
evoluzioni. In Emilia questo approccio trova terreno
fertile. Una regione abituata a misurarsi con il lavoro, la produzione e la
responsabilità sociale dell’impresa. Guardando al futuro, IDEM Mind the Gap
immagina organizzazioni sempre più capaci di leggere i propri dati e
utilizzarli per migliorare. Imprese in cui inclusione e performance non siano
viste come obiettivi alternativi ma come parti dello stesso percorso. Perché la
vera innovazione organizzativa passa anche dalla capacità di valorizzare tutto
il talento disponibile. Così i divari non si colmano con gli slogan ma
osservando la realtà, misurandola con rigore e costruendo processi capaci di
generare cambiamento. Perché il futuro del lavoro non si gioca soltanto sulle
tecnologie, bensì sulla capacità di riconoscere, valorizzare e far crescere le
persone.
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