Da Castel Maggiore ad oltre 70 filiali in Italia. La storia di ADHR Group racconta un modello imprenditoriale nato dalla cultura emiliana della prossimità e diventato una realtà nazionale. Oggi il Gruppo punta ai 200 milioni di euro di fatturato, investe nella tecnologia integrata con l’AI e scommette su una convinzione: il futuro del lavoro si costruisce mettendo insieme tecnologia, competenze e relazioni. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Elisabetta Bressan, General Manager di ADHR Group
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero
In
Emilia, dove la cultura del fare si intreccia da generazioni con quella del
fare insieme, le relazioni sono anche un motore economico. Ci sono aziende che
cercano talenti e talenti che aspettano di essere scoperti. Competenze da
valorizzare, opportunità da costruire, distanze da accorciare. E c’è chi ha
deciso di fare proprio di questi incontri – del match, come si usa dire
in gergo tecnico – un mestiere. Succede a Castel Maggiore, alle porte di
Bologna, dove prende forma la storia di ADHR Group. Un’intuizione
imprenditoriale cresciuta insieme ai territori, diventata una realtà nazionale
con oltre 70 filiali e oggi pronta a una nuova sfida: portare l’intelligenza
artificiale nel mondo delle risorse umane, custodendo ciò che nessun algoritmo
può replicare. La capacità di riconoscere il valore delle persone.
Identikit
dell’azienda. «La scelta di avere la sede centrale qui
non è stata casuale. È un territorio con una forte cultura d’impresa e una
grande capacità di creare lavoro. Crescere qui ci ha insegnato il valore della
vicinanza alle aziende e dell’ascolto dei bisogni locali». Così racconta
Elisabetta Bressan, General Manager di ADHR Group. Tutto comincia da un’intuizione
semplice, quasi elementare. Le aziende cercano persone. Le persone cercano
opportunità. Eppure questi due mondi, così vicini sulla carta, spesso faticano
a incontrarsi. Servono competenze, certo. Ma soprattutto servono ascolto,
conoscenza e fiducia. «Abbiamo visto nascere il mercato delle agenzie per il
lavoro in Italia e ci siamo resi conto che c’era spazio per un approccio
diverso: più vicino alle aziende, più attento alle persone e costruito su
relazioni di fiducia», ricorda Bressan. È da questa convinzione che nasce ADHR.
Un progetto che intercetta una caratteristica profonda dell’imprenditoria
emiliana: la capacità di costruire valore attraverso le relazioni. Perché in questa
terra la prossimità è una pratica quotidiana. Significa conoscere le imprese,
comprenderne i cicli produttivi, riconoscere le competenze necessarie.
Significa sapere che dietro una posizione lavorativa esiste una storia
personale, un’ambizione, talvolta una seconda possibilità. E proprio le storie
laterali aiutano a comprendere il senso di questa attività. C’è il mondo della
manifattura, dove trovare una competenza tecnica può fare la differenza tra
fermare una produzione e farla crescere. C’è quello della sanità, dove la
ricerca di professionisti qualificati incrocia il bisogno collettivo di cura. E
c’è la formazione, che può trasformare una competenza ancora da costruire in
una concreta opportunità professionale. I numeri raccontano quanto questa
intuizione abbia trovato spazio. Oggi ADHR conta quasi trecento persone a bordo,
con una presenza femminile del 75%. Oltre 8.000 i lavoratori inseriti nelle
aziende clienti. Ma la storia continua, con un piano che punta al raddoppio
dell’organico, attraverso crescita interna e possibili acquisizioni. È il
momento nel quale una storia imprenditoriale incontra una domanda decisiva:
come diventare più grandi senza diventare più distanti? «Continuiamo a
investire nelle persone che lavorano ogni giorno a contatto con aziende e
candidati, mantenendo un’organizzazione snella e vicina ai territori. Molte
delle persone che oggi ricoprono ruoli di responsabilità sono cresciute all’interno
del Gruppo», dice Bressan. La crescita professionale diventa parte della
crescita aziendale, la conoscenza si trasferisce, le responsabilità aumentano,
la cultura organizzativa attraversa le generazioni. Un modello che prova a
conservare la dimensione umana anche quando i numeri diventano importanti.
Evoluzioni d’azienda. Intanto il mondo del
lavoro cambia velocemente. Evolvono le professioni, le aspettative, i
linguaggi. L’intelligenza artificiale entra nei processi di selezione, analizza
curriculum, incrocia competenze, accelera decisioni. E pone una questione che
attraversa l’intero settore: fino a dove può arrivare la tecnologia quando in
gioco c’è il futuro di una persona? ADHR risponde con Hmoon Workspace, la nuova
piattaforma digitale proprietaria che integra processi, dati e servizi, dal
recruiting alla formazione, dalla gestione documentale alle attività
amministrative. Un ecosistema nel quale l’intelligenza artificiale è chiamata a
semplificare il lavoro quotidiano. Ma il confine resta preciso. «L’intelligenza
artificiale può suggerire, analizzare e supportare, la decisione finale deve
restare umana. Perché dietro ogni curriculum, ogni selezione e ogni percorso
professionale c’è una persona, e le persone non possono essere ridotte a un
algoritmo», sottolinea Bressan. È qui che la storia torna alle sue origini. A
quell’Emilia delle relazioni, della fiducia costruita nel tempo, della capacità
di fare squadra. Perché anche nell’epoca delle piattaforme intelligenti resta
fondamentale saper interpretare un bisogno, cogliere un potenziale, riconoscere
una possibilità. L’Emilia lo insegna da generazioni: le imprese crescono quando
crescono le relazioni che le tengono insieme.
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