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FARE INSIEME - Ep. 299 - ADHR, quelle radici emiliane del lavoro che guardano al futuro e la sfida di crescere con le persone

«Continuiamo a investire nelle persone»

5/11/2026

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Da Castel Maggiore ad oltre 70 filiali in Italia. La storia di ADHR Group racconta un modello imprenditoriale nato dalla cultura emiliana della prossimità e diventato una realtà nazionale. Oggi il Gruppo punta ai 200 milioni di euro di fatturato, investe nella tecnologia integrata con l’AI e scommette su una convinzione: il futuro del lavoro si costruisce mettendo insieme tecnologia, competenze e relazioni. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Elisabetta Bressan, General Manager di ADHR Group

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero

In Emilia, dove la cultura del fare si intreccia da generazioni con quella del fare insieme, le relazioni sono anche un motore economico. Ci sono aziende che cercano talenti e talenti che aspettano di essere scoperti. Competenze da valorizzare, opportunità da costruire, distanze da accorciare. E c’è chi ha deciso di fare proprio di questi incontri – del match, come si usa dire in gergo tecnico – un mestiere. Succede a Castel Maggiore, alle porte di Bologna, dove prende forma la storia di ADHR Group. Un’intuizione imprenditoriale cresciuta insieme ai territori, diventata una realtà nazionale con oltre 70 filiali e oggi pronta a una nuova sfida: portare l’intelligenza artificiale nel mondo delle risorse umane, custodendo ciò che nessun algoritmo può replicare. La capacità di riconoscere il valore delle persone.

Identikit dell’azienda. «La scelta di avere la sede centrale qui non è stata casuale. È un territorio con una forte cultura d’impresa e una grande capacità di creare lavoro. Crescere qui ci ha insegnato il valore della vicinanza alle aziende e dell’ascolto dei bisogni locali». Così racconta Elisabetta Bressan, General Manager di ADHR Group. Tutto comincia da un’intuizione semplice, quasi elementare. Le aziende cercano persone. Le persone cercano opportunità. Eppure questi due mondi, così vicini sulla carta, spesso faticano a incontrarsi. Servono competenze, certo. Ma soprattutto servono ascolto, conoscenza e fiducia. «Abbiamo visto nascere il mercato delle agenzie per il lavoro in Italia e ci siamo resi conto che c’era spazio per un approccio diverso: più vicino alle aziende, più attento alle persone e costruito su relazioni di fiducia», ricorda Bressan. È da questa convinzione che nasce ADHR. Un progetto che intercetta una caratteristica profonda dell’imprenditoria emiliana: la capacità di costruire valore attraverso le relazioni. Perché in questa terra la prossimità è una pratica quotidiana. Significa conoscere le imprese, comprenderne i cicli produttivi, riconoscere le competenze necessarie. Significa sapere che dietro una posizione lavorativa esiste una storia personale, un’ambizione, talvolta una seconda possibilità. E proprio le storie laterali aiutano a comprendere il senso di questa attività. C’è il mondo della manifattura, dove trovare una competenza tecnica può fare la differenza tra fermare una produzione e farla crescere. C’è quello della sanità, dove la ricerca di professionisti qualificati incrocia il bisogno collettivo di cura. E c’è la formazione, che può trasformare una competenza ancora da costruire in una concreta opportunità professionale. I numeri raccontano quanto questa intuizione abbia trovato spazio. Oggi ADHR conta quasi trecento persone a bordo, con una presenza femminile del 75%. Oltre 8.000 i lavoratori inseriti nelle aziende clienti. Ma la storia continua, con un piano che punta al raddoppio dell’organico, attraverso crescita interna e possibili acquisizioni. È il momento nel quale una storia imprenditoriale incontra una domanda decisiva: come diventare più grandi senza diventare più distanti? «Continuiamo a investire nelle persone che lavorano ogni giorno a contatto con aziende e candidati, mantenendo un’organizzazione snella e vicina ai territori. Molte delle persone che oggi ricoprono ruoli di responsabilità sono cresciute all’interno del Gruppo», dice Bressan. La crescita professionale diventa parte della crescita aziendale, la conoscenza si trasferisce, le responsabilità aumentano, la cultura organizzativa attraversa le generazioni. Un modello che prova a conservare la dimensione umana anche quando i numeri diventano importanti.

Evoluzioni d’azienda.
Intanto il mondo del lavoro cambia velocemente. Evolvono le professioni, le aspettative, i linguaggi. L’intelligenza artificiale entra nei processi di selezione, analizza curriculum, incrocia competenze, accelera decisioni. E pone una questione che attraversa l’intero settore: fino a dove può arrivare la tecnologia quando in gioco c’è il futuro di una persona? ADHR risponde con Hmoon Workspace, la nuova piattaforma digitale proprietaria che integra processi, dati e servizi, dal recruiting alla formazione, dalla gestione documentale alle attività amministrative. Un ecosistema nel quale l’intelligenza artificiale è chiamata a semplificare il lavoro quotidiano. Ma il confine resta preciso. «L’intelligenza artificiale può suggerire, analizzare e supportare, la decisione finale deve restare umana. Perché dietro ogni curriculum, ogni selezione e ogni percorso professionale c’è una persona, e le persone non possono essere ridotte a un algoritmo», sottolinea Bressan. È qui che la storia torna alle sue origini. A quell’Emilia delle relazioni, della fiducia costruita nel tempo, della capacità di fare squadra. Perché anche nell’epoca delle piattaforme intelligenti resta fondamentale saper interpretare un bisogno, cogliere un potenziale, riconoscere una possibilità. L’Emilia lo insegna da generazioni: le imprese crescono quando crescono le relazioni che le tengono insieme.

Clicca qui per ascoltare il podcast sulle principali piattaforme di ascolto https://podcast.confindustriaemilia.it/

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