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FARE INSIEME - Ep. 57 -Chimar, quegli imballaggi che trasportano competenza e innovazione

«A guidarci è la cultura del “noi”»

30/05/2022

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Nel modenese c’è una realtà che è diventata punto di riferimento mondiale nel settore degli imballaggi industriali. Si parla di logistica integrata e packaging nel segno di innovazione e sostenibilità. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Giovanni e Marco Arletti, founder e CEO di Chimar

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero.

Questa storia nasce col nuovo millennio. Quel Duemila atteso, temuto, festeggiato. Un Duemila da riempire di senso, ma fatto di un presupposto incontrovertibile: nel mondo le persone e le merci sarebbero state ancora più interconnesse. In movimento continuo. Potrebbe sembrare un paradosso, ma nel tempo che segna la massima espressione dei mondi virtuali – e quindi dell’uso delle tecnologie – ci siamo messi ancora più in viaggio dall’una e dall’altra parte del mondo (e in un certo senso anche oltre). Certo, la pandemia ci ha fermato temporaneamente, la guerra sta dando un bel contributo all’immobilismo, ma le merci e i prodotti girano. Ecco, questa storia racconta di persone e di merci in viaggio permanente e nasce proprio col nuovo millennio. Perché Chimar apre i battenti nel 2000 diventando società per azioni. E quanto strada ha percorso, rimanendo nella metafora del viaggio. 

In ascolto del mercato. Siamo a Limidi, frazione con tremila abitanti del comune di Soliera, in provincia di Modena. Qui trova casa una delle realtà più strutturate nel settore degli imballaggi industriali via mare, via terra e via aerea. Casse con tavole accostate, casse in compensato, pianali o fodere. Ma anche casse ultraleggere e riutilizzabili per computer, strumenti musicali, opere d’arte, attività sportive. E ancora casse pieghevoli di ogni tipo. Competenza, innovazione e sostenibilità. Obiettivo: proteggere i prodotti grazie a logistica integrata e packaging. «Ma sono le persone il nostro vero patrimonio, grazie alla loro creatività e alla forza innovativa. In Chimar la chiamiamo la cultura del “noi”. Si riferisce alla condivisione da parte di tutte le persone del patrimonio di conoscenze, valori e regole», raccontano Giovanni e Marco Arletti, rispettivamente founder e CEO di Chimar. Questa eccellenza emiliana oggi registra un fatturato di 62 milioni di euro, conta una squadra di 500 persone distribuite su 20 stabilimenti. Ma quella di Chimar è una storia di ascolto costante del mercato. «Intorno al 2007 ci siamo resi conto che i clienti ci stavano chiedendo qualcosa di diverso: richiedevano servizi legati alla logistica e al confezionamento. Così negli anni abbiamo cambiato la natura della nostra offerta e dal packaging abbiamo abbracciato la logistica. Oggi pensiamo a tutto: dallo stoccaggio al carico, dal confezionamento on site al trasporto, dal montaggio al collaudo e allo sdoganamento. Offriamo un servizio completo che va dalla ricezione della merce alla sua classificazione, dall’imballaggio e confezionamento al trasporto e spedizione. Così abbiamo introdotto la parte di trasporti e di spedizione», dice Giovanni Arletti. C’è poi l’attenzione ai temi legati alla sostenibilità ambientale, in una fase storica emergenziale. «Il nostro approccio sull’ambiente è maturato nel tempo e non ci siamo accontentati solo di un prodotto green. Volevamo anche offrire un servizio in linea con la logica della sostenibilità. Così oggi adottiamo materiale da foreste con tagli legali e certificati: dove viene tolto un albero se ne ripiantano da tre a cinque di aggiuntivi. Abbiamo due certificazioni per legno e cartone. Scegliendo questa soluzione di imballo i clienti dimostrano sensibilità per l’ambiente», precisa Marco Arletti. Nascono così gli imballaggi in legno, le soluzioni personalizzate, le scatole in cartone o le casse pieghevoli. «Le scelte di buon senso e di attenzione legate all’ambiente generano certamente costi aggiuntivi. Quando diciamo che il legno proviene solo da foreste gestite in modo responsabile, tutto questo implica un maggiore investimento. Ma abbiamo scelto la responsabilità di chi rispetta l’ambiente», dice Giovanni Arletti. Una rivoluzione ambientale che è partita dalla progettazione e dalla tecnologia: l’azienda ha inserito sistemi cad per modificare l’imballo su base tecnica e verificata. E se negli esordi si abbondava nell’uso di materie prime, oggi invece grazie a strumenti hi-tech e ingegneristici di progettazione si ottimizzano le sezioni e quindi grazie a legno e cartone si risparmiano materiali naturali.

Tecnologia e capitale umano. In fondo i programmi informatici hanno permesso di calcolare le strutture e utilizzare il legno nelle sezioni più adatte, produrre meno scarto, consumare minore energia elettrica. C’è poi la sfida legata alla costruzione dell’impianto di co-generazione: così in Chimar si utilizzano gli scarti di legno per produrre energie elettrica e termica. E competitività e sostenibilità vanno a braccetto. «Essere attenti all’ambiente è stata un’opportunità anche commerciale verso i clienti, un vantaggio. Fare meglio conviene. Oggi le nostre professionalità sono cambiate ed è nata una managerialità diffusa in azienda. Ma tutti devono essere messi nelle condizioni di lavorare al meglio. Occorre puntare su creatività e innovazione», precisano Giovanni e Marco Arletti. Ecco allora gli investimenti nella formazione e nel benessere dei propri collaboratori e delle comunità. Nasce così l’orto aziendale: un terreno coltivato e che permette tutte le sere di redistribuire ai collaboratori i prodotti della terra. Ci sono poi le polizze assicurative agevolate e tante convenzioni. Una politica che rende attrattiva l’azienda e che permette di ragionare come una prima persona plurale anche nei momenti più difficili, quelli dove bisogna dare il massimo e rimboccarsi le maniche. Giovanni e Marco Arletti ricordano la crisi del 2008, quando hanno deciso di incontrare le proprie persone – la loro famiglia allargata – per ribadire che avrebbero cercato di vivere insieme questo momento complesso. C’è stata poi anche la tragedia del terremoto emiliano, con il crollo di un capannone e le macchine sotto le macerie a Cavezzo, e per fortuna con tutte le persone rimaste illese miracolosamente. Nel futuro la scommessa è sugli investimenti in tutti gli stabilimenti. E soprattutto sulle persone, quella materia prima che trasforma i progetti imprenditoriali in storie di successo.

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