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FARE INSIEME - Ep. 16 - Labanti e Nanni, la stamperia diventata colosso nel packaging

«L’arma vincente? Una visione industriale legata ad un taglio artigianale»

16/12/2021

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Viaggio nell’azienda bolognese di cartotecnica leader nelle soluzioni di packaging. Un gioiello tecnologico con un fatturato da 18 milioni di euro, una crescita del +16%, 100 dipendenti e un business tra Italia, Francia, Svizzera e Germania. «L’astuccio deve distinguersi e il pack sullo scaffale è essenziale. È il vestito che rende appetibili i prodotti perché incidere nelle decisioni di acquisto e orienta le scelte». Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Antonio e Fabio Bonacini.
 

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero

Della bottega di un tempo è rimasto lo spirito avanguardistico, la voglia di sperimentare nuove soluzioni, la sana ossessione per la cura dei dettagli. Anche se oggi quella bottega è un gioiello tecnologico con un fatturato da 18 milioni di euro, una crescita anno su anno del +16% e 100 dipendenti tra diretti e indiretti per un business al 90% italiano, ma che opera già in Francia, Svizzera e Germania. E pensare che all’inizio si era in dieci persone. Insomma, di strada ne è stata fatta tanta. Questa è Labanti e Nanni. Nella sua storia ci sono gli esordi nella piccola stamperia dalle parti del Pratello, nel centro storico di Bologna. Poi l’approdo in via Segantini e infine il passaggio in quell’headquarter che oggi si sviluppa in novemila metri quadrati con ventisettemila di terreno adiacente. Siamo ad Anzola dell’Emilia, quasi tredicimila abitanti nella cinta metropolitana bolognese, all’interno del consorzio Sandoni. «Siamo un’azienda cartotecnica di packaging e il mercato principale è quello del general packaging fatto di ascolto del cliente, innovazione continua, capacità di stupire costantemente. Oggi ottiene migliori risultati chi è capace di presidiare più settori. Ma il DNA della nostra azienda è fatto dalle persone. Sono proprio le risorse umane la cosa più importante. Il capitale umano incide sul business. Se non c’è la squadra non si può fare niente e qualunque sia il settore riuscire ad avere una squadra preparata e con una forte vocazione al senso di appartenenza fa la differenza», afferma Fabio Bonacini, amministratore delegato e membro del consiglio di amministrazione di Labanti e Nanni. Si va dagli astucci della cosmetica, al pharma, alimentari, igiene per la persona e non solo, venduti in tutto il mondo.

Il viaggio insieme.
Sia Bonacini senior che junior hanno iniziato insieme questa strada imprenditoriale. Ormai sono passati quasi trent’anni dall’acquisizione. Un’avventura fatta di tanti momenti e anche di un certo disorientamento iniziale per un lavoro nuovo. «Ci siamo messi in ascolto del mercato, dei clienti, delle persone d’azienda. Abbiamo cercato di capire il settore in cui eravamo finiti e dopo aver studiato tanto abbiamo apportato il nostro contributo con strategie che si sono rivelate vincenti», ricorda Antonio Bonacini, ingegnere meccanico con il pallino per le sfide belle e impossibili che nel 1997 decise di compiere questo passo imprenditoriale insieme al figlio Fabio e ad un terzo socio, Andrea Fanti, che si è unito al team nel 2009 apportando il suo contributo professionale proveniente sempre dal settore della stampa. È stato l’inizio di un’avventura che di fatto ha cambiato l’azienda, mantenendo quel Dna fatto di artigianalità e passione, ma spingendola verso dinamiche industriali. «Abbiamo strutturato la bottega in modo più industriale possibile, attraverso la standardizzazione delle procedure e puntando su qualità ed efficienza produttiva. Oggi lavoriamo su tre turni, puntiamo sul team building ed effettuiamo un investimento costante su macchine e strutture. Abbiamo scommesso sulla tracciabilità del percorso produttivo e anche questo elemento ha fidelizzato i clienti. Uniamo un attento controllo di gestione da multinazionale alla flessibilità di una bottega artigianale e tutto questo ci consente di essere agili e attenti a ciò che ci chiede il mercato. Per alcuni prodotti di cosmetica prima producevamo 500 astucci, oggi ne facciamo 50 milioni», precisa Fabio Bonacini. Un disegno imprenditoriale che è risultato vincente. Se lo ricorda molto bene Antonio Bonacini: «Il segreto per farcela? Puntare su creatività e affidabilità. I clienti vengono da noi con un’idea e noi cerchiamo di realizzarla, con la consapevolezza che la confezione di un prodotto oggi è il prodotto stesso. Perché è il vestito che lo rende appetibile sugli scaffali. Il packaging parte dai prodotti e arriva a molto altro perché è capace di incidere nelle decisioni di acquisto, orientando le scelte. Il pack sullo scaffale è essenziale. L’astuccio deve uscire da lì, deve distinguersi».

Packaging dal cuore verde.
Oggi l’azienda diversifica l’offerta e per un 15% si dedica pure alla stampa di carta, come quella legata ai fogli di istruzione dei bugiardini o ancora a cataloghi e riviste d’arte. Poi ci sono gli astucci realizzati con macchinari hi-tech e quindi molto performanti. «Negli ultimi otto anni abbiamo investito in macchinari che hanno impreziosito il packaging. Abbiamo la possibilità di apporre vernici o lamine colore oro o argento su cui poter stampare e con la casa costruttrice di macchine da stampa siamo stati la prima azienda produttiva al mondo ad implementare la tecnologia di stampa con inchiostri e lampade UvLed. Ma per fare queste cose è fondamentale adottare le ultime tecnologie disponibili sul mercato. Così abbiamo acquisito una macchina unica al mondo per prestazioni di produttività del valore di 4 milioni di euro. Una macchina che garantisce alta qualità e scalabilità e quindi forte competitività. Tutto questo significa coniugare qualità e competitività. Oggi il capitale umano, insieme all'impiantistica, è in grado di soddisfare i nuovi bisogni dei clienti. Ma è vietato improvvisare. Occorre studiare, formarsi: questo fa la differenza», precisa Fabio Bonacini. C’è poi l’elemento legato alla sostenibilità, con la salvaguardia dell’ambiente che passa attraverso materie prime, prodotti, processi certificati. Un percorso da pionieri, intrapreso ancora prima che si parlasse di urgenza delle sfide ambientali. Lo ricorda anche Antonio Bonacini: «Questa evoluzione nei confronti della plastica è un grosso vantaggio per il nostro settore, ma la nostra azienda è sostenibile e circolare da sempre e continueremo a giocare questa partita». Ancora una volta è l’azienda declinata al plurale che scende in campo per vincere.

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