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FARE INSIEME - Ep. 280 - Leonardo, da Bologna al mondo intero il restauro diventa sistema tra scienza e cura

«Abbiamo unito diagnosi e cura, analisi e artigianalità»

25/3/2026

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Una tesi di laurea che si trasforma in impresa. Un’intuizione geniale che diventa metodo. La storia di Leonardo, l’impresa con base a Casalecchio di Reno e cantieri in Italia e all’estero che restaura patrimonio e comunità diventando laboratorio interdisciplinare. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Rossana Gabrielli e Francesco Geminiani

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero

Ci sono imprese che nascono da un business plan. E poi ci sono imprese che nascono da un’intuizione, da un incontro tra competenze diverse e da un certo modo di guardare il lavoro come responsabilità condivisa. La storia di Leonardo – realtà con sede a Casalecchio di Reno, nel cuore dell’ecosistema produttivo bolognese – appartiene alla seconda categoria. Un progetto che nel tempo è diventato sistema, metodo, cultura d’impresa. Un’autentica storia dove scienza e manualità, ricerca e cantiere, persone e patrimonio dialogano ogni giorno.

Gli esordi.
Tutto comincia quasi per caso. O forse no. Perché dietro ogni caso c’è sempre una vocazione che chiede spazio. «In realtà tutto nasce da un lavoro che poi non si è fatto e da un’idea che invece ha preso forma». Lo raccontano all’unisono i due fondatori ripercorrendo l’origine di un’azienda partita ufficialmente nel 2000 ma germogliata l’anno precedente come sviluppo di una tesi di laurea. Da una parte Rossana Gabrielli, cinquantaquattrenne marchigiana di nascita e bolognese di adozione, formazione in archeologia medievale e una traiettoria che passa per studi a Bologna, Pisa e collaborazioni accademiche. Dall’altra Francesco Geminiani, restauratore bolognese che scopre la propria vocazione quasi per folgorazione. Durante un’estate si imbatte in un corso di restauro e rimane folgorato, andando l’anno seguente a studiare a Firenze e diventando per l’appunto restauratore di beni culturali. Ecco, due percorsi diversi, un’unica visione: unire analisi scientifica e intervento operativo. Non è un dettaglio. È il Dna dell’impresa. «Abbiamo unito diagnosi e cura, analisi e artigianalità, conoscenza del bene e saper fare sul campo», spiega Gabrielli. Un approccio che nel tempo si è trasformato in una filiera integrata, dove laboratorio, diagnostica e restauro dialogano come in una vera equipe medica del patrimonio.

Identikit dell’azienda.
Oggi Leonardo opera su cantieri in tutta Italia e tra Europa e Nord-America con un team multidisciplinare composto da tecnici, restauratori, analisti dei materiali e specialisti del consolidamento architettonico. Tra i lavori più recenti e significativi figurano quelli sui grandi edifici ecclesiastici: il Duomo di Firenze, l’Oratorio del Duomo di Siena, la Basilica di San Domenico a Bologna, la Basilica di San Petronio a Bologna, i pilastri della Cattedrale di Ferrara. E ancora gli interventi di messa in sicurezza e restauro post-sisma alla Basilica di Tolentino o al campanile della Cattedrale a Ferrara. O ancora i lavori al complesso dell’Archivio Centrale di Stato a Roma e  gli interventi alla Moschea di Istanbul e al Jefferson Memorial di Washington DC. Ciò che emerge è la filosofia del lavoro. «Cerchiamo sempre di dare una risposta a un bisogno: prima comprendiamo il problema, poi troviamo la soluzione», dice Gabrielli. È una postura tipicamente emiliana: pragmatica, cooperativa, orientata al risultato ma radicata nella cultura del fare bene. Non a caso l’azienda si definisce un laboratorio culturale interdisciplinare più che una semplice impresa di restauro, dove competenze tecniche, scientifiche e progettuali dialogano quotidianamente per affrontare contesti complessi e beni di altissimo valore storico e simbolico. Il loro lessico è rivelatore.

Lavori e valori.
Conservare valore nel tempo, questa è la missione. Perché ogni progetto integra conoscenze storico-architettoniche, competenze ingegneristiche, analisi dei materiali, tecniche diagnostiche avanzate, gestione delle emergenze e strategie di conservazione sostenibile. «Consideriamo il cantiere un’opportunità di sperimentazione sul campo e collaboriamo con università e centri di ricerca italiani ed esteri. Il valore è rappresentato dall’autenticità della materia che cerchiamo di preservare, garantendo la conservazione nel tempo delle opere d’arte e dell’architettura», dice Geminiani. Un valore che si estende alle comunità. Perché conservare un edificio storico significa preservare memoria, identità e senso di appartenenza. E significa farlo con metodi sostenibili, riducendo impatti ambientali e consumi energetici, anche attraverso protocolli interni come il “Restauro Verde®” sviluppato già dal 2009. Ma il tratto distintivo resta il gioco di squadra. Non è retorica organizzativa, ma pratica quotidiana di cantiere. Persino la gerarchia tradizionale viene spesso superata in favore della collaborazione. Ecco allora che il lavoro diventa un ecosistema. Archeologi, ingegneri, architetti e restauratori lavorano insieme seguendo un principio semplice ma radicale. Perché le persone sono il cuore. Bologna e la sua cintura metropolitana restano il centro identitario, mentre i cantieri si moltiplicano e la reputazione si consolida anche fuori dai confini nazionali. Un modello tipico dell’industria emiliana: apertura globale, radicamento locale, competenze che viaggiano ma valori che restano saldi.

Clicca qui per ascoltare il podcast sulle principali piattaforme di ascolto https://podcast.confindustriaemilia.it/

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