Una tesi di laurea che si trasforma in impresa. Un’intuizione geniale che diventa metodo. La storia di Leonardo, l’impresa con base a Casalecchio di Reno e cantieri in Italia e all’estero che restaura patrimonio e comunità diventando laboratorio interdisciplinare. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Rossana Gabrielli e Francesco Geminiani
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero
Ci
sono imprese che nascono da un business plan. E poi ci sono imprese che nascono
da un’intuizione, da un incontro tra competenze diverse e da un certo modo di
guardare il lavoro come responsabilità condivisa. La storia di Leonardo – realtà
con sede a Casalecchio di Reno, nel cuore dell’ecosistema produttivo bolognese
– appartiene alla seconda categoria. Un progetto che nel tempo è diventato
sistema, metodo, cultura d’impresa. Un’autentica storia dove scienza e
manualità, ricerca e cantiere, persone e patrimonio dialogano ogni giorno.
Gli
esordi. Tutto comincia quasi per caso. O forse no. Perché
dietro ogni caso c’è sempre una vocazione che chiede spazio. «In realtà tutto
nasce da un lavoro che poi non si è fatto e da un’idea che invece ha preso
forma». Lo raccontano all’unisono i due fondatori ripercorrendo l’origine di
un’azienda partita ufficialmente nel 2000 ma germogliata l’anno precedente come
sviluppo di una tesi di laurea. Da una parte Rossana Gabrielli, cinquantaquattrenne
marchigiana di nascita e bolognese di adozione, formazione in archeologia
medievale e una traiettoria che passa per studi a Bologna, Pisa e
collaborazioni accademiche. Dall’altra Francesco Geminiani, restauratore
bolognese che scopre la propria vocazione quasi per folgorazione. Durante un’estate
si imbatte in un corso di restauro e rimane folgorato, andando l’anno seguente
a studiare a Firenze e diventando per l’appunto restauratore di beni culturali.
Ecco, due percorsi diversi, un’unica visione: unire analisi scientifica e
intervento operativo. Non è un dettaglio. È il Dna dell’impresa. «Abbiamo unito
diagnosi e cura, analisi e artigianalità, conoscenza del bene e saper fare sul
campo», spiega Gabrielli. Un approccio che nel tempo si è trasformato in una
filiera integrata, dove laboratorio, diagnostica e restauro dialogano come in
una vera equipe medica del patrimonio.
Identikit
dell’azienda. Oggi Leonardo opera su cantieri in tutta
Italia e tra Europa e Nord-America con un team multidisciplinare composto da
tecnici, restauratori, analisti dei materiali e specialisti del consolidamento
architettonico. Tra i lavori più recenti e significativi figurano quelli sui
grandi edifici ecclesiastici: il Duomo di Firenze, l’Oratorio del Duomo di
Siena, la Basilica di San Domenico a Bologna, la Basilica di San Petronio a
Bologna, i pilastri della Cattedrale di Ferrara. E ancora gli interventi di
messa in sicurezza e restauro post-sisma alla Basilica di Tolentino o al campanile
della Cattedrale a Ferrara. O ancora i lavori al complesso dell’Archivio
Centrale di Stato a Roma e gli interventi
alla Moschea di Istanbul e al Jefferson Memorial di Washington DC.
Ciò
che emerge è la filosofia del lavoro. «Cerchiamo sempre di dare una risposta a
un bisogno: prima comprendiamo il problema, poi troviamo la soluzione», dice
Gabrielli. È una postura tipicamente emiliana: pragmatica, cooperativa,
orientata al risultato ma radicata nella cultura del fare bene. Non a caso
l’azienda si definisce un laboratorio culturale interdisciplinare più che una
semplice impresa di restauro, dove competenze tecniche, scientifiche e
progettuali dialogano quotidianamente per affrontare contesti complessi e beni
di altissimo valore storico e simbolico. Il loro lessico è rivelatore.
Lavori e valori. Conservare valore nel
tempo, questa è la missione. Perché ogni progetto integra conoscenze
storico-architettoniche, competenze ingegneristiche, analisi dei materiali,
tecniche diagnostiche avanzate, gestione delle emergenze e strategie di
conservazione sostenibile. «Consideriamo il cantiere un’opportunità di
sperimentazione sul campo e collaboriamo con università e centri di ricerca
italiani ed esteri. Il valore è rappresentato dall’autenticità della materia
che cerchiamo di preservare, garantendo la conservazione nel tempo delle opere
d’arte e dell’architettura», dice Geminiani. Un valore che si estende alle
comunità. Perché conservare un edificio storico significa preservare memoria,
identità e senso di appartenenza. E significa farlo con metodi sostenibili,
riducendo impatti ambientali e consumi energetici, anche attraverso protocolli
interni come il “Restauro Verde®” sviluppato già dal 2009. Ma il tratto
distintivo resta il gioco di squadra. Non è retorica organizzativa, ma pratica
quotidiana di cantiere. Persino la gerarchia tradizionale viene spesso superata
in favore della collaborazione. Ecco allora che il lavoro diventa un ecosistema.
Archeologi, ingegneri, architetti e restauratori lavorano insieme seguendo un
principio semplice ma radicale. Perché le persone sono il cuore. Bologna e la
sua cintura metropolitana restano il centro identitario, mentre i cantieri si
moltiplicano e la reputazione si consolida anche fuori dai confini nazionali.
Un modello tipico dell’industria emiliana: apertura globale, radicamento
locale, competenze che viaggiano ma valori che restano saldi.
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