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FARE INSIEME - Ep. 277 - Matteuzzi, il mobilificio su misura che attraversa le generazioni tra bottega e design

«Il nostro filo conduttore resta l’artigianalità originaria»

26/2/2026

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Da Bologna una storia di impresa familiare capace di evolvere senza perdere la propria anima artigiana. Dal laboratorio del 1947 ai progetti di interior design contemporaneo, la cultura progettuale oltre il semplice prodotto. Tra memoria, innovazione e relazione. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Stefania Matteuzzi e Leonardo Menegatti del Mobilificio Matteuzzi

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero

Quella che stiamo per raccontare è una passione di famiglia con qualcosa in più. Perché racchiude anche il coraggio di osare, la determinazione di sperimentare, la capacità di studiare senza fermarsi alle soluzioni più semplici, quasi scontate. È la storia di un mobilificio che diventa specchio di quella del Paese. Ed è la dimostrazione di come il genio umano possa fare sempre cose straordinarie. A Bologna questa storia comincia nel 1947, quando Orlando Matteuzzi fonda la sua ebanisteria. Un laboratorio, prima ancora che un’impresa. Un banco di lavoro, prima ancora che uno showroom. E soprattutto una radice profonda nel territorio, in quel tessuto emiliano dove il saper fare artigiano non è mai stato folklore, ma visione concreta del futuro.

La storia.
Il mobilificio Matteuzzi nasce in un’Italia che stava ricostruendo case, identità e sogni. Piccole commesse, lavorazioni su misura, essenze scelte con cura: così prende forma un Dna che non si perderà mai. La prima svolta arriva con la generazione successiva di Loris Matteuzzi, quando la produzione si evolve in mobili riproducibili in diverse misure ed essenze, dalle librerie svedesi alle boiserie attrezzate presentate alla Fiera Campionaria di Bologna, allora vero laboratorio dell’innovazione produttiva regionale. È qui che si intravede un tratto tipicamente emiliano: la capacità di contaminarsi. Le visite alle realtà brianzole dell’industrial design, il dialogo con i produttori, l’apertura a nuovi modelli distributivi. Non una rottura, ma una trasformazione. La seconda svolta avviene quando Loris affida la conduzione dell’azienda a Stefania e Lamberto Menegatti. Con il loro ingresso viene ulteriormente innalzato il livello qualitativo dell’offerta, introducendo il servizio “chiavi in mano” e aprendo un secondo punto vendita, segnando così una nuova fase di crescita e consolidamento. Non la fine dell’artigianato, ma la sua evoluzione. Oggi quell’eredità prende forma in una realtà familiare multigenerazionale guidata da Stefania Matteuzzi con Lamberto prima e Leonardo Menegatti ora con una quindicina di collaboratori, architetti, designer, artigiani e imprese edili che lavorano in sinergia tra progettazione, interior design e ristrutturazioni per privati e aziende. Una struttura snella, ma profondamente radicata. Tre sedi sul territorio bolognese, tra showroom storico, Lago Store e nuovi spazi dedicati a brand selezionati tra i quali il branded space di Poltrona Frau, a testimoniare una crescita che non è solo numerica ma culturale. «Il nostro mondo è profondamente cambiato ed è in continua evoluzione. L’imprenditore deve saper osservare ciò che lo circonda e cogliere l’essenza dei cambiamenti per dare risposte concrete. Nel design questo è ancora più importante, perché riguarda direttamente la persona nel suo ambiente domestico», racconta Stefania Matteuzzi, classe 1961, formazione classica, imprenditrice nel design e parte attiva dell’associazionismo femminile d’impresa.

Identikit dell’azienda.
Nelle sue parole c’è tutta la cifra dell’impresa emiliana: osservare, interpretare, restituire valore. Non vendere prodotti, ma costruire contesti. Il su misura, del resto, non è una moda recente. È un filo rosso che attraversa l’intera storia Matteuzzi: dagli armadi componibili agli uffici personalizzati, fino ai progetti contemporanei che integrano materiali, illuminotecnica, domotica e sistemi intelligenti. In un mercato dominato dalla velocità e dall’omologazione, la risposta diventa quasi controintuitiva: rallentare per progettare meglio. «Significa possedere una conoscenza tecnica profonda del prodotto, sapere come nasce e come può essere adattato alle esigenze specifiche», dice Leonardo, ventottenne e quarta generazione in azienda, ha iniziato a lavorare come informatico. Una consapevolezza che consente di unire flessibilità artigiana e continuità industriale, qualità e unicità, tecnologia ed empatia. Poi c’è Bologna. Non solo geografia, ma identità estetica. Ambienti classici preservati e architetture contemporanee, spazi caldi, sobri, mai eccessivamente minimal. Una città che vive la casa come luogo ibrido, sempre più centrale, dove vita privata e lavoro si intrecciano, e dove cresce l’attenzione verso luce, tecnologia e comfort abitativo. In questo scenario si inserisce proprio lo sguardo di Leonardo Menegatti, cresciuto letteralmente dentro l’azienda – con il nonno che abitava nella stessa palazzina dello spazio espositivo – portando una prospettiva digitale e progettuale. «È una questione di punto di vista. Non si tratta di fare una rivoluzione fine a se stessa, ma di continuare sul percorso tracciato dalle generazioni precedenti utilizzando una prospettiva nuova che permette di aggiornarsi senza stravolgersi. Il nostro filo conduttore resta l’artigianalità originaria di Matteuzzi», osserva Leonardo.

Tradizione e innovazione.
Ed è forse qui che si coglie l’essenza più autentica del fare impresa emiliano: la continuità dinamica. Cura, progetto, relazione. Tre parole che attraversano oltre settantacinque anni di storia e che oggi assumono un significato ancora più attuale. La fiducia nasce dal primo incontro, dall’ascolto, dalla capacità di spiegare con chiarezza il percorso progettuale e coordinare tutte le maestranze coinvolte. Perché arredare non è riempire uno spazio, ma costruire un’esperienza abitativa. E in un’epoca in cui le case diventano uffici, luoghi di accoglienza e talvolta anche asset d’investimento, il progetto diventa sempre più consulenziale, strategico, identitario. Tra cinque anni l’azienda immagina una crescita nelle competenze e nei servizi, con un rafforzamento dell’area contract e del B2B. Ma c’è qualcosa che non vuole perdere mai: la tradizione artigiana delle origini. Perché in quella bottega del 1947, tra segatura, legno e visione, non è nata solo un’azienda. È nato un modo di abitare lo spazio e il tempo.

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