A Roma, nel 1968, su iniziativa di Andrea Riccardi e di un gruppo di studenti liceali nasceva la Comunità con la prima attività, il doposcuola per i bambini. Negli anni la Comunità di Sant’Egidio si è diffusa in oltre 70 Paesi del mondo e oggi si occupa di persone senza dimora, anziani soli, migranti, minori e dialogo interreligioso. A Bologna, porta avanti diversi progetti attraverso la Casa dell’Amicizia di via Lame ed è attiva la Scuola della Pace. Per FARE INSIEME Charity, Lucrezia Lanzani intervista Nicola Perugini, operatore della Comunità di Sant’Egidio
FARE INSIEME CHARITY è lo spin-off del progetto FARE INSIEME dedicato alla presentazione di alcune onlus e società no profit, realtà fortemente presenti nei territori di Bologna, Ferrara e Modena e che svolgono un lavoro straordinariamente importante e cruciale per l’intera comunità
di Lucrezia Lanzani*
“Periferia: ciò che si definisce rispetto a un centro, che ne è la manifestazione più esterna”.
La Comunità di Sant’Egidio nasce a Roma nel 1968, subito dopo il Concilio Vaticano II, su iniziativa di Andrea Riccardi e di un gruppo di studenti liceali. Sono anni segnati da grandi cambiamenti sociali e politici, e questi giovani iniziano a chiedersi cosa possano fare concretamente per cambiare la città in cui vivono. Iniziano infatti a frequentare le baraccopoli romane, dove incontrano bambini che vivono in condizioni di forte povertà economica ed educativa. Molti di loro fanno fatica a frequentare la scuola e a portare avanti un percorso di studi.
Nasce così il primo servizio della Comunità: un doposcuola per aiutare i bambini nei compiti e sostenere le famiglie. Fin dall’inizio, però, il punto centrale non è soltanto il servizio in sé, ma la costruzione di relazioni personali e di amicizia. Negli anni la Comunità di Sant’Egidio cresce e si diffonde in oltre settanta Paesi del mondo. Oggi si occupa di persone senza dimora, anziani soli, migranti, minori e dialogo interreligioso.
«Il principio che continua a guidare la Comunità è quello di andare incontro alle periferie, che oggi non sono solo periferie geografiche ma anche sociali ed esistenziali. A Bologna, la Comunità di Sant’Egidio porta avanti diversi progetti attraverso la Casa dell’Amicizia di via Lame», racconta Nicola Perugini, operatore della Comunità. Tra le attività principali ci sono il giro di strada per incontrare le persone senza dimora, la distribuzione di vestiti e pasti, la scuola di italiano per stranieri, i servizi per gli anziani e la Scuola della Pace.
«La Scuola della Pace è uno dei progetti più importanti della Comunità a Bologna ed è attiva dal 2021. Nasce dopo l’emergenza Covid, quando la Comunità si rende conto delle difficoltà vissute da molti bambini, soprattutto quelli provenienti da famiglie migranti. La didattica a distanza aveva infatti aumentato le disuguaglianze: molte famiglie non avevano abbastanza dispositivi elettronici e molti bambini avevano perso occasioni importanti di socialità. Per questo motivo la Comunità decide di avviare anche a Bologna l’esperienza della Scuola della Pace, già presente in altre città», continua Nicola Perugini, che si occupa del progetto.
Ad oggi coinvolge più di quaranta bambini nel quartiere della Bolognina. Le attività comprendono aiuto compiti e supporto scolastico, ma l’obiettivo va oltre il semplice doposcuola. La Scuola della Pace vuole infatti creare uno spazio di incontro tra culture diverse e promuovere valori come il dialogo, la convivenza e la pace. Un ruolo centrale è svolto dai giovani volontari. Molti arrivano dai licei di Bologna, altri sono studenti universitari. La Comunità li definisce “Giovani per la Pace”: ragazzi che partecipano ai servizi della Comunità, in particolare alla Scuola della Pace e al giro di strada del venerdì sera. Attualmente sono circa una cinquantina i giovani coinvolti stabilmente nel progetto.
La Comunità organizza inoltre incontri internazionali dedicati ai giovani provenienti dalle diverse sedi di tutti i continenti dove la Comunità è presente. Questi momenti permettono ai volontari di confrontarsi con ragazzi che svolgono attività simili in altre città, condividendo esperienze e riflessioni. «Uno degli appuntamenti principali è il GlobalFriendship, un incontro annuale dedicato ai giovani della Comunità di Sant’Egidio di tutta Europa. Ogni anno si svolge in una città europea diversa e permette ai volontari di confrontarsi con ragazzi che svolgono attività simili in altre città. Anche a livello locale esiste una rete di collaborazione tra le varie Comunità del nord Italia. La sede di Bologna mantiene rapporti frequenti con le Comunità di Padova, Trento, Trieste, Parma e Reggio Emilia. Ci sono poi momenti comuni organizzati a Roma, città in cui la Comunità è nata e dove ancora oggi si trova la sede centrale», spiega Nicola Perugini.
Un altro aspetto importante del lavoro della Comunità riguarda il coinvolgimento diretto dei giovani. Molti ragazzi arrivano inizialmente come volontari per aiutare nelle attività del doposcuola, costruendo nel tempo relazioni stabili con bambini e famiglie. Secondo i responsabili della Comunità, l’obiettivo non è soltanto offrire un servizio, ma creare spazi in cui le persone possano sentirsi ascoltate. Nel caso della Scuola della Pace, il rapporto con i bambini non si limita al sostegno scolastico. I volontari organizzano anche attività di gruppo e momenti di incontro che permettono ai bambini di costruire relazioni e sentirsi parte di una comunità. L’idea di fondo è quella di educare al dialogo e alla convivenza.
In una città come Bologna, caratterizzata dalla presenza di culture e comunità molto diverse tra loro, la Comunità di Sant’Egidio prova quindi a creare luoghi in cui queste differenze possano trasformarsi in occasioni di incontro invece che di conflitto. Le attività vengono sostenute attraverso donazioni, autofinanziamento e il supporto dei volontari.
L’obiettivo di tutte queste attività rimane lo stesso che aveva guidato i primi studenti romani nel 1968: costruire relazioni, creare inclusione e rispondere concretamente ai bisogni delle persone più fragili.
*Lucrezia Lanzani è una ex studentessa del Liceo Steam Emilia, che ora studia Communication Science all'Università di Amsterdam. Ha diciotto anni e da sempre è interessata a tematiche sociali, da più di tre anni presta attività di volontariato in diverse realtà della sua comunità.
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