In Emilia nasce una realtà di riferimento nel settore delle acque minerali. Il racconto inizia oltre quarant’anni fa, proprio a Fanano, comune di montagna abitato da tremila anime realtà. Oggi l’azienda conta 140 dipendenti, 5 stabilimenti e un fatturato consolidato di 54 milioni di euro. Ieri come oggi, una lezione su tutte: custodire, mai sfruttare. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Claudio Turchi, titolare e Presidente del Gruppo SEM
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero
«L’acqua
è la materia del sogno, ma la montagna è la sua disciplina». Così scriveva
Gaston Bachelard. Per questo filosofo francese che ha attraversato il Novecento
l’acqua rappresentava la dimensione originaria. La montagna ne diventa la
disciplina, il luogo della misura, della responsabilità e della forma. Un
equilibrio che parla sorprendentemente bene anche al presente. Perché c’è un
oro blu che attraversa l’Emilia da nord a sud, sale verso l’Appennino e poi
scende attraversando comunità, storie, imprese. È l’acqua. Ed è da qui che
bisogna partire per raccontare di un gruppo imprenditoriale e di una certa idea
del fare. Tutto nasce da una sorgente e da quelle alture che insegnano il
rispetto del tempo, della natura, delle risorse. Ma procediamo con ordine.
Identikit
dell’azienda. Oggi il gruppo SEM è una realtà
strutturata con 140 dipendenti, cinque stabilimenti e un fatturato consolidato
di 54 milioni di euro, ma la sua storia continua ad avere il passo consapevole
delle origini. «Siamo nati in montagna, e la montagna ti insegna una cosa
fondamentale: ogni risorsa va custodita, non sfruttata». Così racconta senza
mezzi termini Claudio Turchi, titolare e Presidente del gruppo dal 2019, prima
come responsabile amministrativo e poi come CFO. Una storia manageriale
che diventa negli anni imprenditoriale. Siamo a Vignola, nel cuore dell’Emilia
che lavora e pensa, terra di passaggi e di equilibri, dove la pianura guarda
già verso l’appennino. È qui che nel 2019 prende forma la sede dell’azienda:
non solo operativa, ma luogo simbolico, progettato per dialogare con il
paesaggio, accogliere le persone e rendere visibile una filosofia industriale
fondata sul rispetto delle risorse. Da Vignola si dipana una presenza che
attraversa l’Appennino come una dorsale naturale. Un presidio che segue il filo
dell’acqua e quello della responsabilità, dimostrando che crescere non
significa allontanarsi dalle origini, ma saperle portare più lontano. Ospitale
di Fanano, dove tutto è cominciato, Nocera Umbra, Ventasso, Anguillara Sabazia
e il nuovo sito di Marano Lagunare. Cinque stabilimenti, cinque territori
diversi, un’unica visione. Il racconto inizia oltre quarant’anni fa, proprio a
Fanano, comune di montagna abitato da tremila anime e situato a 640 metri sul
livello del mare, inserito nel contesto dello splendido Parco dell’Alto
Appennino Modenese. Siamo alle pendici del monte Cimone. Fanano è chiamato
anche “città della pietra” per una sua peculiare tradizione millenaria. Qui l’avventura
imprenditoriale parte con Acqua Monte Cimone. «Eravamo una piccola realtà con
un sogno chiaro ma ambizioso. Monte Cimone è stato il nostro primo maestro: ci
ha insegnato il rapporto con la sorgente, la cura per la qualità, la fiducia
delle persone».
Evoluzione
nella tradizione. Da lì, passo dopo passo, il gruppo
ha costruito una crescita mai urlata, sempre coerente. Il 2002 segna un punto
di svolta con l’ingresso di Nocera Umbra, una fonte storica che porta con sé
oltre un secolo di storia. «Accogliere Nocera Umbra ha significato prendersi
cura di un patrimonio nazionale». Poi Fonte Ventasso nel 2007, nel cuore dell’Appennino
reggiano, e Acqua Clavdia nel 2016, una sorgente conosciuta fin dal Neolitico e
valorizzata in epoca romana. «A Clavdia custodiamo un unicum: uno stabilimento
che convive con un parco archeologico-naturalistico. Qui il passato non è un
ricordo, è parte viva del presente», dice Turchi. La crescita non si è fermata
all’acqua. L’ingresso nel Birrificio 620 Passi, di cui SEM detiene il 70%, apre
un nuovo capitolo. La scelta della birra artigianale non avviene per inseguire
una moda, ma per estendere il proprio racconto: dall’acqua come risorsa
primaria all’acqua come ingrediente culturale. Dalla bottiglia Monte Cimone a
marchio Coop in PET 100% rigenerato e 100% riciclabile alle linee con 30-50% di
materiale riciclato, fino alle certificazioni ISO 9001, ISO 14001, IFS e a un
rating ESG di eccellenza. «Il nostro impegno si misura, si certifica, si
verifica. La filosofia è semplice: la natura ti offre doni, se tu la rispetti»,
dice Turchi.
Capitale umano. Valori e persone,
insieme. «Sono il nostro vero vantaggio competitivo. Dalla sede pensata per il
benessere quotidiano alla formazione continua, fino al legame con le comunità
locali. Operare in territori montani significa essere parte attiva di una
comunità che condivide valori come collaborazione, integrità, resilienza»,
precisa Turchi. Nel 2024 due anniversari raccontano la profondità del percorso:
40 anni di Monte Cimone e 130 anni di Nocera Umbra. «Se un marchio attraversa
decenni, significa che porta valori veri». È così che l’Emilia diventa racconto
partendo dall’oro blu dell’acqua che nasce in montagna, attraversa i territori
e arriva lontano, senza perdere la sua origine. Questa è una storia d’impresa e
di eccellenza. È un modello che non si fonda solo sul saper fare, ma su una
competenza ancora più rara in questo tempo accelerato: l’ascolto. Ascolto dei
territori, delle persone, delle risorse naturali. Ascolto della montagna, che
non ammette scorciatoie, e dell’acqua che la attraversa lentamente, la filtra,
la custodisce e poi scende a valle portando equilibrio e memoria. Lo ripeteva
come un mantra anche quel campione italiano delle vette Reinhold Messner. «La
montagna non si conquista: si ascolta».
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