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FARE INSIEME - Ep. 298 - Belotti, da Bergamo a Modena quella fabbrica hi-tech che pensa al futuro

«L’innovazione nasce dal dialogo e dal confronto»

29/10/2026

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Da una riunione di condominio a oltre 2.500 centri di lavoro installati nel mondo. La storia dell'impresa bergamasca oggi presente nel modenese con un hub di co-creazione attraversa plastica, carbonio, automotive, aerospace e robotica. Oggi conta sei sedi, circa cento persone e 32 milioni di euro di fatturato. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Umberto Belotti 

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero

Tutto comincia da una targhetta sulla buca delle lettere e da una riunione condominiale. Bergamo, 1976. Un vicino di casa legge il cognome Belotti e accanto la professione: ingegnere. Fa un’associazione tanto semplice quanto decisiva: un ingegnere è uno che risolve problemi. Conclusione lapalissiana. Così durante una riunione di condominio chiede a Luciano Belotti se sia capace di progettare una tecnologia per tagliare il perimetro di alcuni termoformati in materiale plastico. La risposta non arriva a parole, ma sotto forma di una macchina, costruita nel garage del padre di Luciano. «Come quasi tutte le storie d’impresa, anche la nostra nasce da un’opportunità, in parte fortuita. La differenza la fanno però la tenacia e il coraggio dell’imprenditore nel trasformare quell’opportunità in un punto di partenza». Così racconta Umberto Belotti, oggi seconda generazione alla guida dell’impresa di famiglia.

Identikit dell’azienda.
A tre anni Umberto sentiva già parlare di meccanica. Ma non erano soltanto macchine. «Erano momenti belli, era la vita. Papà andava oltre il pezzo: quando incontrava un cliente si interessava anche alla persona», ricorda Belotti. Poi arriva un’immagine che sembra uscita da un film. È il 1984-85. Umberto Belotti frequenta le elementari e in televisione impazzano i cartoni animati popolati di robot. Intanto papà Luciano Belotti sta trasformando la sua prima macchina manuale per la rifilatura dei materiali plastici in un centro di lavoro programmabile a cinque assi. Al figlio dice semplicemente: “Sto costruendo un robot”. Un sabato decide di portare Umberto a vederlo. L’azienda allora è ancora un’officina a Medolago, in provincia di Bergamo. Per quel bambino entrare lì significa finalmente vedere dal vivo il robot di cui aveva tanto sentito parlare. È anche così che si trasmette un’impresa da una generazione all’altra: prima ancora delle competenze, passa la meraviglia. Cinquant’anni dopo quel punto di partenza è diventato una traiettoria industriale che attraversa automotive, aerospace, nautica, ferroviario, motorsport, medicale ed energia. Dal garage allo spazio, letteralmente. Così Belotti nasce nel 1976 e oggi progetta e realizza centri di lavoro CNC e sistemi integrati destinati soprattutto alla lavorazione di materiali avanzati. Nel tempo ha installato oltre 2.500 centri di lavoro, conta sei sedi nel mondo, circa cento dipendenti e nel 2025 ha registrato 32 milioni di euro di fatturato. Ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia. L’altra è scritta nelle successive trasformazioni tecnologiche. Dalla prima scontornatrice si arriva alla Belotti R05, primo centro di lavoro a controllo numerico a cinque assi dell’azienda e prodotto destinato a diventare un riferimento nel settore dei termoformati. Poi arrivano i materiali compositi, il carbonio, il Kevlar, le supercar, il motorsport. E arrivano persino Ariane 5 e il razzo VEGA. Oggi una nuova commessa guarda ancora più in alto: Thales utilizzerà un centro di lavoro Belotti per produrre particolari in fibra di carbonio destinati ai satelliti. E nel motorsport le tecnologie dell’azienda lavorano per realtà come Dallara nella produzione di telai in carbonio.

L’Emilia come laboratorio.
Da Bergamo a Modena. E non è un approdo casuale. È qui, nel cuore della Motor Valley emiliana, che Belotti ha aperto il suo Innovation Hub: uno spazio pensato per sperimentare insieme a clienti e partner, testare materiali, tecnologie e nuove applicazioni. Qui si testano prodotti e applicazioni, si fanno prove con i clienti e si sviluppano nuove soluzioni. Non una semplice showroom, ma un circuito di sperimentazione continua. Un ecosistema nel quale automotive, motorsport, meccanica avanzata e materiali compositi si contaminano continuamente. «È impossibile innovare rimanendo seduti, isolati, nel proprio ufficio. L’innovazione nasce dal confronto, dal dialogo con clienti, fornitori e tecnici», racconta Umberto Belotti. Un esempio arriva da CPC di Modena, per la quale Belotti ha installato una linea di quindici centri di lavoro CNC dedicati alla lavorazione di componenti in carbonio. Qui il territorio diventa parte del processo di innovazione.

La fabbrica che pensa.
Ma per capire davvero Belotti bisogna tornare a una parola che ricorre spesso nel racconto di Umberto Belotti, ossia la paura. Non quella che paralizza ma quella che impedisce di fermarsi. «La leva per innovare passa prima di tutto dalla paura di rimanere indietro. Intendo la paura nell’accezione positiva del termine. Quella che ti spinge a fare, a migliorare, a non fermarti». Poi viene la cura, quasi un’ossessione per le cose fatte bene. Infine la passione, necessaria per convivere con gli imprevisti inevitabili di chi produce tecnologia. Anche qui torna una frase del fondatore. «Mio padre mi diceva sempre di non lasciare un problema in sospeso. Se lasci un problema aperto, prima o poi porta con sé conseguenze, sia in termini di costi sia dal punto di vista mentale», ricorda Belotti. In cinquant’anni sono cambiate le macchine, ma è cambiata anche l’organizzazione. Intanto anche il confine della macchina utensile si è allargato. Ferro, motori, cuscinetti, riduttori e mandrini restano, ma intorno cresce un ecosistema di software, automazione e robotica. Il cliente non domanda più semplicemente una macchina: domanda una soluzione. Da qui nasce circa nove anni fa, anche su impulso di Lamborghini, la divisione Belotti Robotic Automation. Centri di lavoro e robot antropomorfi iniziano a dialogare all’interno di piattaforme tecnologiche integrate. È la manifattura che smette di ragionare per singoli oggetti e comincia a ragionare per sistemi. «L’innovazione nasce dal confronto, dal dialogo con clienti, fornitori, tecnici e con tutte le persone che quotidianamente lavorano intorno a un processo», conclude Belotti. Cambiano i materiali, cambiano le macchine, cambiano persino i settori, ma resta quell’intuizione nel garage e la convinzione che innovare significa continuare a risolvere problemi.

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