A Bologna c’è una realtà fondata da un ingegnere, un matematico e un
fisico che trasforma telefonate, dati e conoscenza dispersa in processi
organizzati e tracciabili. Perché oggi il vero vantaggio competitivo non è
avere più informazioni, ma riuscire a usarle meglio. Per FARE INSIEME Giampaolo
Colletti intervista Andrea Mordenti, uno dei co-founder di LAIF
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Le
migliori imprese nascono dalla contaminazione dei saperi e dal gioco di
squadra. Insomma, sanno essere plurali e quindi vincenti. Quella che stiamo per
raccontare nasce a Bologna grazie all’intuizione di un ingegnere, un matematico
e un fisico. Insieme per dare strumenti utili per orientarsi nella complessità
delle organizzazioni contemporanee grazie all’uso mirato dell’intelligenza
artificiale. Questa è la storia di LAIF, giovane realtà emiliana che in
pochissimo tempo ha trasformato l’AI da parola inflazionata a bussola,
ordinando il caos quotidiano dentro le aziende. Telefonate che si perdono.
Informazioni che restano nella testa delle persone. Richieste clienti che
evaporano tra chat, mail e appunti volanti. Un rumore di fondo continuo che
rallenta processi, genera inefficienze e crea frustrazione. È lì che nasce
LAIF. Non da una teoria, ma da un problema concreto.
Identikit dell’azienda. Siamo
a Bologna, dentro uno degli ecosistemi più dinamici d’Italia, dove manifattura,
università, innovazione e cultura industriale convivono da decenni. È qui che
prende forma questa innovation company fondata da professionisti con esperienze
pluriennali nell’analisi dati, nell’intelligenza artificiale e nello sviluppo
software. Tutto parte nel 2024 e oggi questa realtà gestisce oltre 40
applicazioni per più di 30 clienti, con un fatturato superiore a 1 milione di
euro raggiunto nel primo anno di operatività. Il mercato di riferimento è
principalmente italiano, composto da Pmi manifatturiere e di servizi, con una
traiettoria di espansione internazionale guidata da Helia, business unit AI
oggi operativa come società indipendente. Attualmente tra Laif e Helia il
gruppo conta 30 tra collaboratori e dipendenti. Ma il punto centrale è il
metodo. «Non volevamo costruire l’ennesima piattaforma che usa AI come slogan. L’obiettivo
era democratizzare l’intelligenza artificiale, renderla accessibile e utile fin
dal primo giorno», racconta Andrea Mordenti, uno dei co-founder di LAIF. Questo
giovane imprenditore di 39 anni nato a Cesena e formatosi tra la Romagna e
l’Emilia, in tasca una laurea in informatica e una specializzazione in
robotica, dopo dodici anni da dipendente, insieme a due suoi colleghi diventati
amici, ha deciso di mettersi in proprio. Una scelta di campo. Detto in altre
parole: meno effetti speciali, più impatto reale sul lavoro quotidiano delle
imprese. È da questa visione che nasce Helia, il prodotto oggi più
rappresentativo dell’azienda. Una piattaforma progettata per gestire telefonate
e flussi informativi in modo automatico, semplice e tracciato. Ma ridurre Helia
a un centralino intelligente sarebbe un errore. Perché il cuore del progetto
sta altrove: trasformare la conoscenza dispersa in conoscenza condivisa. Il
punto è che Helia non si limita a organizzare le chiamate. Le interpreta.
Analizza i pattern, individua i cosiddetti “buchi di conoscenza” e permette
alle imprese di capire dove i processi si interrompono o dove mancano
informazioni essenziali. In pratica: rende visibile ciò che normalmente resta
invisibile.
Tecnologie e persone. LAIF cresce velocemente
proprio perché parte da problemi reali. «Molte aziende oggi sono sommerse da
dati ma non riescono a trasformarli in decisioni. Noi lavoriamo esattamente su
questo passaggio», dice Mordenti. Il modello assomiglia a quello delle migliori
imprese manifatturiere del territorio: osservare il problema, progettare la
soluzione, migliorare continuamente il processo. Solo che qui il materiale non
è acciaio o meccanica, ma informazione. E la fabbrica è digitale. Anche
il modo di lavorare riflette questa cultura. Sviluppatori, ingegneri AI,
designer e consulenti collaborano in maniera trasversale, quasi da laboratorio
permanente. «L’intelligenza artificiale non sostituisce le persone ma permette
loro di concentrarsi sulle attività davvero importanti», puntualizza Mordenti.
È qui che tecnologia e capitale umano smettono di essere alternativi e
diventano complementari. In pochi mesi Helia viene adottata da medie e grandi
imprese della manifattura italiana, proprio perché risponde a un’esigenza concreta:
organizzare meglio la conoscenza interna e rendere più fluida la relazione con
clienti e team. E mentre il dibattito globale sull’AI oscilla tra entusiasmo e
paura, LAIF sceglie una strada diversa. Pragmatica, industriale, misurabile. L’innovazione
non nasce quando si inseguono le mode tecnologiche, ma quando si osservano con
attenzione i problemi quotidiani delle persone. Anche quelli apparentemente
piccoli. Anche quelli che iniziano con una telefonata persa.
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