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FARE INSIEME - Ep. 288 - LAIF, la giovane innovation company che mette ordine nel caos spesso invisibile delle aziende

«L’obiettivo era democratizzare l’intelligenza artificiale»

4/6/2026

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A Bologna c’è una realtà fondata da un ingegnere, un matematico e un fisico che trasforma telefonate, dati e conoscenza dispersa in processi organizzati e tracciabili. Perché oggi il vero vantaggio competitivo non è avere più informazioni, ma riuscire a usarle meglio. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Andrea Mordenti, uno dei co-founder di LAIF

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Le migliori imprese nascono dalla contaminazione dei saperi e dal gioco di squadra. Insomma, sanno essere plurali e quindi vincenti. Quella che stiamo per raccontare nasce a Bologna grazie all’intuizione di un ingegnere, un matematico e un fisico. Insieme per dare strumenti utili per orientarsi nella complessità delle organizzazioni contemporanee grazie all’uso mirato dell’intelligenza artificiale. Questa è la storia di LAIF, giovane realtà emiliana che in pochissimo tempo ha trasformato l’AI da parola inflazionata a bussola, ordinando il caos quotidiano dentro le aziende. Telefonate che si perdono. Informazioni che restano nella testa delle persone. Richieste clienti che evaporano tra chat, mail e appunti volanti. Un rumore di fondo continuo che rallenta processi, genera inefficienze e crea frustrazione. È lì che nasce LAIF. Non da una teoria, ma da un problema concreto.

Identikit dell’azienda.
Siamo a Bologna, dentro uno degli ecosistemi più dinamici d’Italia, dove manifattura, università, innovazione e cultura industriale convivono da decenni. È qui che prende forma questa innovation company fondata da professionisti con esperienze pluriennali nell’analisi dati, nell’intelligenza artificiale e nello sviluppo software. Tutto parte nel 2024 e oggi questa realtà gestisce oltre 40 applicazioni per più di 30 clienti, con un fatturato superiore a 1 milione di euro raggiunto nel primo anno di operatività. Il mercato di riferimento è principalmente italiano, composto da Pmi manifatturiere e di servizi, con una traiettoria di espansione internazionale guidata da Helia, business unit AI oggi operativa come società indipendente. Attualmente tra Laif e Helia il gruppo conta 30 tra collaboratori e dipendenti. Ma il punto centrale è il metodo. «Non volevamo costruire l’ennesima piattaforma che usa AI come slogan. L’obiettivo era democratizzare l’intelligenza artificiale, renderla accessibile e utile fin dal primo giorno», racconta Andrea Mordenti, uno dei co-founder di LAIF. Questo giovane imprenditore di 39 anni nato a Cesena e formatosi tra la Romagna e l’Emilia, in tasca una laurea in informatica e una specializzazione in robotica, dopo dodici anni da dipendente, insieme a due suoi colleghi diventati amici, ha deciso di mettersi in proprio. Una scelta di campo. Detto in altre parole: meno effetti speciali, più impatto reale sul lavoro quotidiano delle imprese. È da questa visione che nasce Helia, il prodotto oggi più rappresentativo dell’azienda. Una piattaforma progettata per gestire telefonate e flussi informativi in modo automatico, semplice e tracciato. Ma ridurre Helia a un centralino intelligente sarebbe un errore. Perché il cuore del progetto sta altrove: trasformare la conoscenza dispersa in conoscenza condivisa. Il punto è che Helia non si limita a organizzare le chiamate. Le interpreta. Analizza i pattern, individua i cosiddetti “buchi di conoscenza” e permette alle imprese di capire dove i processi si interrompono o dove mancano informazioni essenziali. In pratica: rende visibile ciò che normalmente resta invisibile.

Tecnologie e persone.
LAIF cresce velocemente proprio perché parte da problemi reali. «Molte aziende oggi sono sommerse da dati ma non riescono a trasformarli in decisioni. Noi lavoriamo esattamente su questo passaggio», dice Mordenti. Il modello assomiglia a quello delle migliori imprese manifatturiere del territorio: osservare il problema, progettare la soluzione, migliorare continuamente il processo. Solo che qui il materiale non è acciaio o meccanica, ma informazione. E la fabbrica è digitale. Anche il modo di lavorare riflette questa cultura. Sviluppatori, ingegneri AI, designer e consulenti collaborano in maniera trasversale, quasi da laboratorio permanente. «L’intelligenza artificiale non sostituisce le persone ma permette loro di concentrarsi sulle attività davvero importanti», puntualizza Mordenti. È qui che tecnologia e capitale umano smettono di essere alternativi e diventano complementari. In pochi mesi Helia viene adottata da medie e grandi imprese della manifattura italiana, proprio perché risponde a un’esigenza concreta: organizzare meglio la conoscenza interna e rendere più fluida la relazione con clienti e team. E mentre il dibattito globale sull’AI oscilla tra entusiasmo e paura, LAIF sceglie una strada diversa. Pragmatica, industriale, misurabile. L’innovazione non nasce quando si inseguono le mode tecnologiche, ma quando si osservano con attenzione i problemi quotidiani delle persone. Anche quelli apparentemente piccoli. Anche quelli che iniziano con una telefonata persa.

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