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FARE INSIEME - Ep. 279 - Palazzo di Varignana, tra terra e visione

«L’ospitalità diventa essenza. Un’eredità che guarda al futuro»

19/3/2026

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Sui colli bolognesi, tra Emilia e Romagna, Palazzo di Varignana si afferma come un modello evoluto di ospitalità diffusa che integra resort, agricoltura, wellness e cultura in un unico sistema territoriale. Dal recupero di Palazzo Bentivoglio alla filiera agricola delle aziende agricole di proprietà, fino ai programmi di longevità e a un approccio strutturato alla sostenibilità. Un progetto che nasce da una visione imprenditoriale di lungo periodo, pensata per generare valore nel tempo e per il territorio. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Carlo Gherardi, fondatore e anima di Palazzo di Varignana

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Sui colli bolognesi c’è un luogo che non si limita a ospitare. Rigenera. Accoglie. E soprattutto restituisce valore a ciò che eredita. Palazzo di Varignana domina dall’alto il paesaggio da cui prende il nome, come una sentinella gentile tra memoria e contemporaneità. Siamo nel comune di Castel San Pietro Terme, a circa trenta minuti da Bologna, immersi nel paesaggio ondulato dell’Emilia che diventa Romagna tra vigneti, uliveti e borghi storici. Si guarda verso la pianura e, allo stesso tempo, si dialoga con l’Appennino: una terra di mezzo in cui la campagna produttiva, la cultura enogastronomica e la tradizione rurale emiliana diventano materia di progetto. Un luogo profondamente radicato nel paesaggio collinare, dove la visione imprenditoriale incontra il tempo lungo. Cuore del progetto è Palazzo Bentivoglio, castello di campagna del 1705 con quattro torri, riportato al suo splendore attraverso un recupero attento e rispettoso. Non una semplice operazione di restauro, ma un gesto di responsabilità verso il futuro: restituire identità a un patrimonio storico perché potesse continuare a generare valore. Attorno, non solo un resort, ma un ecosistema diffuso: trenta ettari di natura, giardini ornamentali, architetture integrate e una visione chiara di sviluppo territoriale. Qui l’ospitalità è molto più di un servizio, diventa sistema. «Palazzo di Varignana è nato come un progetto di lungo periodo, pensato per andare oltre il concetto tradizionale di accoglienza. Fin dall’inizio l’obiettivo è stato costruire un luogo capace di integrare ospitalità, benessere, natura, agricoltura, gastronomia, sport, cultura e mondo corporate in un’unica visione coerente». Lo racconta Carlo Gherardi, fondatore e anima di Palazzo di Varignana. Una traiettoria che ha trasformato il complesso in una piattaforma esperienziale, dove spazi, persone e competenze dialogano in modo continuo. Non una destinazione isolata, ma un organismo vivo che contribuisce alla cura del paesaggio e della comunità locale.

Identikit dell’azienda.
Il Dna affonda nelle radici della cultura dell’ospitalità italiana e nel legame profondo con la terra. Ma la chiave sta nell’equilibrio tra memoria e progetto, tra ciò che è stato e ciò che può diventare. «La storia non viene trattata come una cornice decorativa ma come una struttura viva, capace di dialogare con architetture contemporanee, percorsi di benessere, interventi paesaggistici ed esperienze immersive», dice Gherardi. Il passato non si cristallizza, ma diventa presenza attiva. Continuità. Identità che evolve. Camminando tra le camere, le ville ricavate da antiche cascine, i ristoranti e i percorsi di benessere emerge un cambio di paradigma: il valore non risiede nel singolo servizio, ma nell’ecosistema complessivo. «Questo approccio è maturato osservando come ospitalità, agricoltura, benessere, gastronomia e natura non funzionassero come elementi separati, ma come parti di un unico sistema esperienziale», sottolinea Gherardi. Un sistema pensato per durare, capace di adattarsi al tempo senza perdere coerenza.

Terra e persone.
In questo racconto la terra non è sfondo, ma protagonista. Con Agrivar, l’azienda agricola nata nel 2015, e la successiva nascita delle altre due aziende agricole Ca’ Masino e Torre Cavina, Palazzo di Varignana ha scelto di investire nell’agricoltura come pilastro del progetto. Un modello circolare che si sviluppa su oltre 700 ettari tra uliveti, vigneti, orti e frutteti. Ben 265 ettari di uliveto – il più grande della regione – con oltre 195.000 piante che danno vita a un extravergine premiato a livello internazionale. Un patrimonio agricolo che rappresenta una vera e propria eredità produttiva e culturale, pensata per le generazioni future. Intorno si sviluppa un’idea di benessere che supera il concetto tradizionale di relax. Gli oltre 4.000 metri quadrati di Varsana SPA e gli Health & Wellness Retreats secondo il Metodo Acquaviva raccontano un approccio integrato fatto di nutrizione funzionale, movimento, riposo e gestione dello stress. Un benessere che non si esaurisce nell’esperienza del soggiorno, ma lascia strumenti e consapevolezza nel tempo. A completare il quadro, l’arte, diffusa tra spazi interni ed esterni, in dialogo costante con architettura e paesaggio. Certificazioni ambientali, gestione responsabile delle risorse, parità di genere e inclusione diventano leve operative di un modello di business che integra ambiente, persone e governance. «La sostenibilità, per noi, è una scelta strutturale. Significa prendersi cura dell’ambiente, delle persone e del territorio in ogni decisione. Un progetto complesso può vivere solo se le persone condividono valori, visione e responsabilità verso il futuro», precisa Gherardi. Guardando avanti, la direzione è chiara: consolidare un modello di ospitalità diffusa in cui natura, benessere, agricoltura e cultura dialogano in modo armonico. «In questa traiettoria si inserisce Ever, il Destination Concierge pensato per accompagnare l’ospite alla scoperta del territorio, ampliando l’esperienza oltre i confini del resort. Perché l’obiettivo è creare connessioni autentiche e durature tra persone, luoghi e identità», conclude Gherardi. È qui che l’ospitalità diventa essenza: un motore di rigenerazione diffusa, capace di trasformare l’eredità ricevuta in valore condiviso per il futuro.

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