Sui
colli bolognesi, tra Emilia e Romagna, Palazzo di Varignana si afferma come un
modello evoluto di ospitalità diffusa che integra resort, agricoltura, wellness
e cultura in un unico sistema territoriale. Dal recupero di Palazzo Bentivoglio
alla filiera agricola delle aziende agricole di proprietà, fino ai programmi di
longevità e a un approccio strutturato alla sostenibilità. Un progetto che
nasce da una visione imprenditoriale di lungo periodo, pensata per generare
valore nel tempo e per il territorio. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti
intervista Carlo Gherardi, fondatore e anima di Palazzo di Varignana
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Sui colli bolognesi c’è un luogo che non si limita a
ospitare. Rigenera. Accoglie. E soprattutto restituisce valore a ciò che
eredita. Palazzo di Varignana domina dall’alto il paesaggio da cui prende il
nome, come una sentinella gentile tra memoria e contemporaneità. Siamo nel
comune di Castel San Pietro Terme, a circa trenta minuti da Bologna, immersi
nel paesaggio ondulato dell’Emilia che diventa Romagna tra vigneti, uliveti e
borghi storici. Si guarda verso la pianura e, allo stesso tempo, si dialoga con
l’Appennino: una terra di mezzo in cui la campagna produttiva, la cultura
enogastronomica e la tradizione rurale emiliana diventano materia di progetto. Un
luogo profondamente radicato nel paesaggio collinare, dove la visione
imprenditoriale incontra il tempo lungo. Cuore del progetto è Palazzo
Bentivoglio, castello di campagna del 1705 con quattro torri, riportato al suo
splendore attraverso un recupero attento e rispettoso. Non una semplice
operazione di restauro, ma un gesto di responsabilità verso il futuro:
restituire identità a un patrimonio storico perché potesse continuare a
generare valore. Attorno, non solo un resort, ma un ecosistema diffuso: trenta
ettari di natura, giardini ornamentali, architetture integrate e una visione
chiara di sviluppo territoriale. Qui l’ospitalità è molto più di un servizio,
diventa sistema. «Palazzo di Varignana è nato come un progetto di lungo
periodo, pensato per andare oltre il concetto tradizionale di accoglienza. Fin
dall’inizio l’obiettivo è stato costruire un luogo capace di integrare
ospitalità, benessere, natura, agricoltura, gastronomia, sport, cultura e mondo
corporate in un’unica visione coerente». Lo racconta Carlo Gherardi, fondatore e anima di Palazzo di
Varignana. Una traiettoria che ha trasformato il complesso in una piattaforma
esperienziale, dove spazi, persone e competenze dialogano in modo continuo. Non
una destinazione isolata, ma un organismo vivo che contribuisce alla cura del
paesaggio e della comunità locale.
Identikit dell’azienda. Il Dna affonda nelle radici della
cultura dell’ospitalità italiana e nel legame profondo con la terra. Ma la
chiave sta nell’equilibrio tra memoria e progetto, tra ciò che è stato e ciò
che può diventare. «La storia non viene trattata come una cornice decorativa ma
come una struttura viva, capace di dialogare con architetture contemporanee,
percorsi di benessere, interventi paesaggistici ed esperienze immersive», dice
Gherardi. Il passato non si cristallizza, ma diventa presenza attiva. Continuità.
Identità che evolve. Camminando tra le camere, le ville ricavate da antiche
cascine, i ristoranti e i percorsi di benessere emerge un cambio di paradigma:
il valore non risiede nel singolo servizio, ma nell’ecosistema complessivo.
«Questo approccio è maturato osservando come ospitalità, agricoltura,
benessere, gastronomia e natura non funzionassero come elementi separati, ma
come parti di un unico sistema esperienziale», sottolinea Gherardi. Un sistema
pensato per durare, capace di adattarsi al tempo senza perdere coerenza.
Terra e persone. In questo racconto la terra non è sfondo, ma
protagonista. Con Agrivar, l’azienda agricola nata nel 2015, e la successiva
nascita delle altre due aziende agricole Ca’ Masino e Torre Cavina, Palazzo di
Varignana ha scelto di investire nell’agricoltura come pilastro del progetto.
Un modello circolare che si sviluppa su oltre 700 ettari tra uliveti, vigneti,
orti e frutteti. Ben 265 ettari di uliveto – il più grande della regione – con
oltre 195.000 piante che danno vita a un extravergine premiato a livello
internazionale. Un patrimonio agricolo che rappresenta una vera e propria
eredità produttiva e culturale, pensata per le generazioni future. Intorno si
sviluppa un’idea di benessere che supera il concetto tradizionale di relax. Gli
oltre 4.000 metri quadrati di Varsana SPA e gli Health & Wellness Retreats
secondo il Metodo Acquaviva raccontano un approccio integrato fatto di
nutrizione funzionale, movimento, riposo e gestione dello stress. Un benessere
che non si esaurisce nell’esperienza del soggiorno, ma lascia strumenti e
consapevolezza nel tempo. A completare il quadro, l’arte, diffusa tra spazi
interni ed esterni, in dialogo costante con architettura e paesaggio. Certificazioni
ambientali, gestione responsabile delle risorse, parità di genere e inclusione
diventano leve operative di un modello di business che integra ambiente,
persone e governance. «La sostenibilità, per noi, è una scelta strutturale. Significa
prendersi cura dell’ambiente, delle persone e del territorio in ogni decisione.
Un progetto complesso può vivere solo se le persone condividono valori, visione
e responsabilità verso il futuro», precisa Gherardi. Guardando avanti, la
direzione è chiara: consolidare un modello di ospitalità diffusa in cui natura,
benessere, agricoltura e cultura dialogano in modo armonico. «In questa
traiettoria si inserisce Ever, il Destination Concierge pensato per
accompagnare l’ospite alla scoperta del territorio, ampliando l’esperienza
oltre i confini del resort. Perché l’obiettivo è creare connessioni autentiche
e durature tra persone, luoghi e identità», conclude Gherardi. È qui che
l’ospitalità diventa essenza: un motore di rigenerazione diffusa, capace di
trasformare l’eredità ricevuta in valore condiviso per il futuro.
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