Una cantina che è prima di tutto una scelta dettata dal cuore. Una famiglia, una visione condivisa che unisce tradizione agricola e innovazione. Tra vigneti, competenze e mercati internazionali, il tempo diventa valore strategico. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Andrea Razzaboni della cantina Ventiventi
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Prendersi
il proprio tempo, ma per davvero. Perché ci vuole tempo per fare le cose per
bene. Tutta una vita, anzi anche una seconda vita. Ecco, la storia che stiamo
per raccontare è quella di una seconda vita professionale che tiene assieme
tante altre cose. C’è una famiglia legatissima con un padre visionario e tre
figli che lavorano assieme. C’è l’amore per la propria terra emiliana, quella
delle proprie radici e della riconoscenza. C’è la voglia di fare e fare al
meglio.
Identikit
dell’azienda. Siamo nel cuore dell’Emilia, dove la
pianura si apre tra filari ordinati e il tempo sembra scorrere con un ritmo
diverso, più lento ma non per questo meno intenso. È qui, tra Modena e Bologna,
che prende forma l’esperienza di Cantina Ventiventi. Un nome che già racconta
un passaggio, una soglia, una nuova fase. Perché non è solo un progetto
imprenditoriale, ma il punto di arrivo e allo stesso tempo di ripartenza. Un
sogno diventato progetto concreto. Il padre Vittorio Razzaboni, insieme ai tre figli, costruisce passo
dopo passo una realtà che oggi si estende su decine di ettari coltivati a
vigneto con una produzione che guarda alla qualità prima ancora che ai numeri. Tutto
nasce dalla passione per il vino. «Mio nonno e mia zia avevano un’impresa di
infissi, poi mio papà ha cominciato a studiare porte girevoli per le banche.
Un’idea rivelatasi vincente, seguita poi da macchine per la gestione del
contante sempre nelle banche. L’impresa è passata da 7 persone a 180 persone.
Ma quest’altra realtà - quella della cantina vinicola - è la scelta del cuore.
Abbiamo avviato questo progetto con la consapevolezza di fare i passi nei
giusti tempi». Così racconta Andrea Razzaboni, enologo ventinovenne nato a
Modena, titolare dell’azienda di famiglia con i fratelli Riccardo (classe 1994)
e Tommaso (classe 2003). Le vigne si estendono su 30 ettari di 70 complessivi.
L’impresa nasce nel 2020, l’anno della pandemia nel quale tutto si ferma. O
quasi. I terreni sono
caratterizzati da una percentuale di argilla elevata che permette di ottenere
longevità nel vino. Dà più spalla come dicono gli esperti - cioè più struttura - al vino
Tra tradizione e
innovazione. Oggi Ventiventi dà lavoro a circa 22 persone, con picchi legati alla
stagionalità. Il vino non è solo prodotto
agricolo, ma espressione di un territorio e di una visione condivisa. «Non
volevamo semplicemente produrre vino, ma costruire qualcosa che ci
rappresentasse davvero, che parlasse della nostra terra e della nostra storia»,
racconta Andrea Razzaboni. Il tempo, appunto. Che qui diventa materia prima.
Tempo per studiare i terreni, per scegliere le varietà, per osservare le
stagioni. Tempo per investire in tecnologie che permettano di controllare ogni
fase del processo, senza mai snaturare il lavoro agricolo. Tempo per costruire
una squadra. Ventiventi oggi è una realtà strutturata che unisce competenze
agronomiche, enologiche e commerciali, con un approccio che tiene insieme
tradizione e innovazione. «La sfida è trovare sempre un equilibrio tra ciò che
abbiamo ereditato e ciò che vogliamo costruire. Innovare non significa
cancellare il passato, ma interpretarlo in modo nuovo», precisa Razzaboni.
Mani, testa, cuore. È questa la triade che guida il lavoro quotidiano. Le mani
di chi lavora la terra, la testa di chi pianifica e progetta, il cuore di chi
crede in quello che fa. Ventiventi diventa anche luogo di relazione. Con il
territorio, prima di tutto. Ma anche con chi quel vino lo sceglie, lo degusta,
lo porta sulle proprie tavole. Dal Blanc de Blancs al Rouge de Noirs,
dal Rosé alle etichette ancestrali, ogni bottiglia si inserisce in una
narrazione più ampia. Ventiventi ha scelto di fare dell’enoturismo un
punto cardine della propria strategia, consapevole che raccontare la propria
storia in modo diretto e trasparente sia il modo migliore per consolidare la
propria identità. «Il nostro obiettivo è creare un legame. Non vendiamo solo
una bottiglia, ma un’esperienza, un pezzo di Emilia», dice Razzaboni. Un
approccio che si traduce in una presenza sempre più solida anche sui mercati
internazionali. Guardando al futuro, la direzione è chiara. Crescere sì, ma
senza perdere coerenza. Investire in sostenibilità, in tecnologie che riducano
l’impatto ambientale, in modelli produttivi sempre più efficienti. Ma
soprattutto continuare a mettere al centro le persone. E allora tutto torna
all’inizio. Al tempo che serve per fare bene le cose. Alla scelta di non
rincorrere scorciatoie. Alla capacità di ripartire quando altri si fermano. In
un mondo che accelera, qui si sceglie una strada diversa. Perché il vero valore
alla fine non sta nella velocità con cui si cresce, ma nella qualità di ciò che
si costruisce.
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