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FARE INSIEME - Ep. 12 - Endura, la chimica dal cuore verde che fa la differenza

«Abbiamo nuove molecole più performanti e con un minore impatto ambientale. Nel tempo siamo passati da follower a leader dell’innovazione»

02/12/2021

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Da Bologna e Ravenna al resto del mondo. Competenze verticali, tecnologie evolute, tanta ricerca e soluzioni scalabili. Ecco le chiavi del successo di Endura, racchiuse in nuovi processi sintetici brevettati. L’azienda leader nei principi attivi e sinergici per insetticidi investe in media oltre il 7% del fatturato in ricerca e sviluppo. Per FARE Insieme Giampaolo Colletti intervista Marianna Vollaro, amministratore delegato di Endura Spa.

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero

Scommettere sulla chimica, ma quella verde, performante, sostenibile. La chimica che crea valore e che ci aiuta a costruire un futuro migliore. E nel mondo c’è una firma italiana, anzi emiliana su questa idea di chimica che fa la differenza. Si tratta di Endura SpA, realtà che sviluppa, produce e vende principi attivi e sinergizzanti per insetticidi domestici e per la salute pubblica da oltre cinquant’anni. Headquarter a Bologna, attività di ricerca e sviluppo a Ravenna e stabilimenti produttivi tra ​​Italia e India. La squadra è composta da 130 dipendenti con un’età media sui 40 anni, un fatturato consolidato che si aggira sui 60 milioni di euro per un mercato globale che abbraccia 65 Paesi e una crescita costante del +7%, con un raddoppio dal 2018 del +15%. «Siamo consapevoli di essere in un mercato che vale 500 milioni di dollari e abbiamo come market share una quota del 15%. Ci confrontiamo con un grande colosso giapponese. Ma Davide spesso vince contro Golia», afferma con orgoglio Marianna Vollaro, CEO di Endura. Questa imprenditrice con background economico-finanziario e mamma di tre figli sin da bambina ha vissuto tra ampolle e boccine grazie al nonno, fondatore della società. Dopo la laurea ci sono state le esperienze all’estero, Stati Uniti in testa, e il rientro in Italia nel 2013. «Sono orgogliosa di essere partita dal basso rimboccandomi le maniche e andando fuori. Si cresce soprattutto mettendosi alla prova. Mio nonno diceva sempre che è più facile creare e raggiungere il successo, che mantenerlo. E io lo tengo bene a mente tutti i giorni».

Ricerca sostenibile.
Essere specialisti nel settore dei principi attivi e sinergici per insetticidi, puntando sulla sostenibilità. «In questo caso siamo stati in grado di identificare un’alternativa ecologica al precedente processo di produzione. La nostra costante ricerca di innovazione ha portato a numerosi brevetti su nuovi insetticidi e sinergizzanti, nonché su tecnologie di formulazione e di processo», precisa Vollaro. Competenze verticali, tecnologie evolute, tanta ricerca e soluzioni scalabili. Ecco le chiavi del successo di Endura, racchiuse in nuovi processi sintetici brevettati e in accordi di distribuzione a lungo termine con diversi colossi. L’azienda investe in media oltre il 7% del fatturato in ricerca e sviluppo e nel centro di eccellenza lavorano a tempo pieno 22 persone tra tecnici e data scientists. «La chimica è fondamentale, ma oggi la ricerca si rafforza da background disciplinari differenti. Per noi la sostenibilità non è uno slogan, ma una ricerca costante nella quale siamo impegnati da sempre. Si esplicita in nuove molecole più performanti e con un impatto minore: di fatto significa poter utilizzare meno principi attivi ed essere più sostenibili», dice Vollaro. Non si smette mai di scommettere sulla ricerca. Così anche nel tempo fragile e sospeso dell’emergenza sanitaria, Endura ha portato avanti un nuovo processo di micro-incapsulazione attraverso dei liposomi per rendere gli agenti naturali, che sono per definizione fotolabili, duraturi e performanti a fattori esogeni. «Si tratta della ricerca sui principi attivi naturali: su questo fronte proprio quest’anno abbiamo realizzato un brevetto legato a nanotecnologie e alla micro-incapsulazione della molecola senza plastiche ma con liposomi naturali, cioè i grassi naturali, e con un rilascio graduale nel tempo. Anche in questo modo proviamo a disegnare il futuro». Più di vent’anni fa Endura ha pensato ad un processo innovativo per la produzione del PBO, abbandonando l’uso dell’olio di sassafrasso, per la cui produzione era necessario tagliare alberi d’alto fusto. Così la chimica può venire in soccorso dell’ambiente. «Mio nonno, che era un visionario, alla fine degli anni ’90 pensava che il disegno industriale dovesse essere sostenibile per definizione. La chimica può fare molto anche per l’agenda legata ai Sustainable Development Goals elaborati dall’Onu, arrivando a produrre meno scarti e ottimizzando i consumi. Anche il processo diventa sostenibile: infatti quello su cui stiamo puntando è l’innovazione di processo, ossia sempre più green. Arriveremo a definire e brevettare due nuovi processi green entro fino 2023 per un investimento che si aggira sui 10 milioni di euro», dice Vollaro.

Da follower a leader.
Ma in questa storia non ci sono solo laboratori di ricerca, stabilimenti di produzione, competenze verticali messe a sistema. C’è qualcosa in più. In questa storia si legge in filigrana la vision di una realtà che scala i mercati, che si mette in ascolto e che ripensa la propria governance e i propri processi. Un cambio culturale, non solo infrastrutturale, che fa la differenza. «Dal 2000 abbiamo affrontato un cambio di passo e i nostri numeri rappresentano l’evoluzione che abbiamo vissuto. Prima vendevamo solo molecole, oggi siamo leader impegnati a promuovere soluzioni chiavi in mano. Siamo passati da follower a innovatori, mantenendo sempre il cliente al centro del progetto. Negli ultimi anni abbiamo investito tanto con una ricerca che guarda a scenari a medio-lungo termine, anche a quindici anni», racconta Vollaro. Innovazione continua e gioco di squadra sono i pilastri. Ma come metterli in pratica? «È un’interazione continua e nella ricerca si mette in conto l’errore, si procede per tentativi e solo così si innova. Alla base c’è la libertà di pensiero, unita al processo rigoroso di selezione e di allineamento con le strategie del gruppo. Le idee costruttive nascono anche dagli errori», precisa Vollaro. Capitale umano, impianti innovativi, senso di comunità e cultura valoriale: la forza è nel mix di questi elementi. «La tecnologia è quello strumento che ci consente di mettere a terra, ma non si deve mai perdere il legame con la comunità. Ecco perché restituiamo al territorio con borse di studio legate alla chimica industriale, coinvolgendo l’ITIS di Ravenna. Credo molto nella formazione ed ecco perché anche io tengo lezioni agli studenti di alfabetizzazione alla scienza nei licei e nelle scuole medie secondarie. Dobbiamo far appassionare i ragazzi alle materie scientifiche». In Endura c’è anche un progetto di co-creazione pervasivo a tutti gli ambiti dell’azienda. Si chiama “Stage & gate”: i collaboratori possono portare le loro idee e queste vengono vagliate attentamente. «Non tutte passano, ma quelle in linea con la visione strategica e tecnologica vengono portate avanti e sviluppate. I collaboratori, che sono la linfa vitale sulla quale l’azienda si fonda, si sentono così al centro dell’azienda». E c’è un altro elemento essenziale che esce fuori dalle parole di Vollaro: per generare innovazione non occorre seguire linee prevedibili, ma bisogna sperimentare fuori dagli schemi. E mai accontentarsi.

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