Nel 2014, a Modena, dall’esperienza del club delle aziende modenesi per la RSI, fondato nel 2008, è nata l’Associazione per la Responsabilità Sociale d’Impresa che oggi riunisce circa cinquanta realtà socie. Per FARE INSIEME Charity, Lucrezia Lanzani intervista Elena Salda, presidente dell’Associazione per la Responsabilità Sociale d’Impresa
FARE INSIEME CHARITY è lo spin-off del progetto FARE INSIEME dedicato alla presentazione di alcune onlus e società no profit, realtà fortemente presenti nei territori di Bologna, Ferrara e Modena e che svolgono un lavoro straordinariamente importante e cruciale per l’intera comunità
di Lucrezia Lanzani*
“Sostenibilità: soddisfare i bisogni della
generazione presente senza compromettere quelli della generazione futura”.
A Modena, nel 2014, nasce l’Associazione per la
Responsabilità Sociale d’Impresa. «Già nel 2008 l’allora assessore del Comune
chiamò un piccolo gruppo di imprenditori. Ci propose di iniziare a lavorare
insieme su progetti concreti di responsabilità sociale. Il risultato fu
talmente positivo che, qualche anno dopo, quelle stesse aziende decisero di
fondare l’associazione. Eravamo una decina: oggi siamo circa cinquanta soci»,
racconta Elena Salda, presidente dell’Associazione.
Responsabilità sociale. Un concetto enorme, che
rischia di restare astratto se non scende nella quotidianità. «Vuol dire
restituire al territorio quello che il territorio ha dato all’impresa. È un
atto di restituzione, ma anche un atto di responsabilità: fare impresa ha degli
impatti, e bisogna tenerne conto. Non solo sugli azionisti, ma su tutti gli
stakeholder: collaboratori, fornitori, clienti, ambiente, istituzioni. È un
modo diverso di intendere il ruolo dell’impresa nella società: non solo
produzione, ma relazione», spiega Elena Salda.
L’Associazione per la RSI opera su due fronti. Il
primo è culturale: diffondere la cultura della sostenibilità all’interno delle
aziende socie e sul territorio. «Vogliamo che imprenditori, manager e
collaboratori conoscano davvero questi temi», prosegue Salda. «E poi ci
rivolgiamo anche ai cittadini, alle istituzioni, agli enti del terzo settore.
La sostenibilità è una cultura, non un reparto».
Il secondo fronte è quello dei progetti concreti,
uno dei più importanti dei quali riguarda le scuole. «Da tanti anni andiamo
direttamente nelle classi a fare educazione civica sulla sostenibilità. Sono
gli imprenditori stessi a parlare ai ragazzi: raccontiamo cosa significa essere
sostenibili nella pratica. Poi chiediamo agli studenti di elaborare quello che
hanno imparato e presentarlo al nostro Festival dello Sviluppo Sostenibile»,
continua Salda. Il Festival, organizzato ogni anno durante i giorni dedicati
alla sostenibilità a livello nazionale, è diventato un appuntamento molto
atteso a Modena: due o tre giornate di incontri, dibattiti e formazione. «Di
solito una giornata è dedicata alla “S” di sociale: disabilità, inclusione,
linguaggio, parità di genere. La seconda, invece, affronta i temi ambientali:
riduzione delle emissioni, uso dell’acqua, impatti delle aziende», evidenzia la
presidente.
Accanto alla sensibilizzazione, l’Associazione
porta avanti anche progetti sperimentali. Uno dei più noti è la ricerca sulla
“felicità al lavoro”, realizzata con l’Università di Modena e Reggio Emilia.
«L’università ha costruito un algoritmo per misurare il benessere delle
persone. Noi abbiamo somministrato il questionario ai nostri dipendenti. Ne è
uscito un quadro molto interessante, che ci ha permesso di capire meglio dove
intervenire», racconta Salda.
Un altro progetto centrale è nato dalla
collaborazione con l’Associazione Manigolde: un’iniziativa di economia
circolare che ha trasformato abiti usati in una collezione sartoriale creata da
donne in situazioni di fragilità. «Gli abiti sono stati poi presentati in una
sfilata al Collegio San Carlo. Con il ricavato della vendita abbiamo acquistato
macchine da cucire per il laboratorio di sartoria del carcere femminile
Sant’Anna», ricorda la presidente. Dalla visione dell’Associazione è nato anche
Mutina Arborea, un consorzio forestale che si occupa di riforestazione urbana.
«Abbiamo già realizzato diversi boschi urbani nella provincia di Modena»,
sottolinea Salda.
Lo scorso dicembre, Associazione per la RSI ha
organizzato una mostra fotografica, L’ombra delle fragole, nata per
denunciare le violenze subite dalle donne nella raccolta della frutta: un
incontro dedicato al linguaggio inclusivo con la linguista Cecilia Robustelli,
un tavolo di lavoro sull’intelligenza artificiale applicata alla sostenibilità
e un gruppo dedicato alla mobilità sostenibile. É proprio sulla mobilità che l’Associazione
sta sperimentando nuove forme di collaborazione con il territorio. «Abbiamo
raccolto dati sulle abitudini dei nostri dipendenti e promosso l’uso di mezzi
ecologici durante la Settimana Europea della Mobilità», racconta ancora Salda.
«Poi siamo andati dal Comune con proposte concrete per migliorare piste
ciclabili e trasporto pubblico. Crediamo che la sostenibilità richieda scelte
strutturali, non solo buone intenzioni».
Alle imprese che scelgono di associarsi viene
chiesto di aderire a un codice etico e realizzare progetti interni: dalla
certificazione per la parità di genere agli asili nido aziendali, dal supporto
alla genitorialità a iniziative di mobilità e riduzione delle emissioni. «Ogni
impresa deve impegnarsi davvero. La sostenibilità è sociale, ambientale e di
governance. Non scegliamo un pezzo: li teniamo tutti insieme», conclude Elena
Salda.
Da dieci anni, l’Associazione continua a
crescere. Con una certezza che guida ogni progetto: la sostenibilità non è
un’etichetta, ma un modo di stare nel territorio. E l’impresa, quando si assume
questa responsabilità, diventa un motore di cambiamento.
*Lucrezia Lanzani è una ex studentessa del Liceo Steam Emilia, che ora studia Communication Science all'Università di Amsterdam. Ha diciotto anni e da sempre è interessata a tematiche sociali, da più di tre anni presta attività di volontariato in diverse realtà della sua comunità.
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