A Modena, dal 1978, è attiva l’Associazione che mira a promuovere l’inclusione sociale delle persone ai margini, coinvolgere nel sostegno la comunità territoriale e sensibilizzare le istituzioni per contribuire allo sviluppo di reti di intervento. Porta Aperta mira a essere una comunità inclusiva offrendo diversi servizi alle persone in difficoltà: dagli ambulatori sanitari all’accoglienza residenziale, dalla mensa al dormitorio, dall’emporio sociale Portobello al Festival della Migrazione. Per FARE INSIEME Charity, Lucrezia Lanzani intervista Alberto Caldana, presidente di Associazione Porta Aperta
FARE INSIEME CHARITY è lo spin-off del progetto FARE INSIEME dedicato alla presentazione di alcune onlus e società no profit, realtà fortemente presenti nei territori di Bologna, Ferrara e Modena e che svolgono un lavoro straordinariamente importante e cruciale per l’intera comunità
di Lucrezia Lanzani*
“Accogliere:
ricevere, sentire, accettare con un determinato atteggiamento o stato d’animo”.
A
Modena, da oltre quarantacinque anni, l’Associazione Porta
Aperta lavora con un obiettivo preciso: contrastare povertà e
disuguaglianze e offrire a chi si trova in difficoltà la possibilità
di ricostruire una vita dignitosa.
Nel
tempo, l’associazione ha costruito una rete di servizi pensati
per le persone che vivono
in condizioni di grave marginalità. «All’inizio è nato un centro di
ascolto, quindi un luogo di accoglienza delle persone. Poi è seguita una mensa
che ad oggi offre più di 200 pasti al giorno», racconta il Presidente Alberto
Caldana.
Con
il passare degli anni, i servizi si sono ampliati per rispondere ai bisogni che
emergono sul territorio. Oggi, tra le varie cose, Porta Aperta gestisce
ambulatori sanitari dedicati a chi non riesce ad accedere al Servizio Sanitario
Nazionale: un ambulatorio medico, uno odontoiatrico e uno oculistico. «Chi vive
sulla strada spesso ha patologie importanti e difficoltà a farsi seguire
da un punto di vista medico», spiega Caldana.
Accanto
ai servizi sanitari ci sono quelli di accoglienza residenziale. L’associazione
ospita persone senza dimora e negli ultimi anni ha dato vita a un progetto per
ospitare esclusivamente donne in difficoltà. I servizi non si limitano
all’accoglienza: a Porta Aperta c’è anche lo
sportello legale di Avvocato di strada, dedicato, tra le altre cose, alle
questioni legate alla residenza anagrafica; un altro importante servizio è
quello dell’unità di strada, tramite cui operatori e volontari incontrano le
persone direttamente nei luoghi in
cui vivono.
Porta
Aperta gestisce anche l’Emporio Sociale Portobello, a cui accedono circa 600
famiglie. Qui, le persone che si trovano in una situazione di difficoltà
economica temporanea possono fare la spesa come in un normale supermercato,
utilizzando una tessera che tiene conto della situazione familiare e
reddituale. Nel 2018 l’associazione ha avviato anche un’impresa sociale, Arca
Lavoro, con l’obiettivo di creare percorsi di autonomia attraverso il lavoro.
«In questo momento lavorano circa 30 persone. Molte attività sono legate
all’economia del riuso, come il mercatino e il negozio
che abbiamo in centro», racconta
ancora il Presidente dell’Associazione.
Dietro
tutte queste attività c’è una rete molto ampia
di persone. Porta
Aperta conta circa
700 volontari e oltre 60 operatori, a cui si aggiungono i lavoratori dell’impresa sociale. Il volontariato, però, non è solo un supporto
operativo. È una palestra di cittadinanza attiva. Tra i volontari ci sono anche studenti che svolgono
attività al posto di una sospensione scolastica o persone impegnate nei lavori
di pubblica utilità.
Da
oltre dieci anni, l’associazione agisce anche
in ambito culturale, organizzando il Festival della Migrazione, un momento di
confronto pubblico su temi come accoglienza e inclusione. Negli ultimi
anni, stanno emergendo nuove
forme di fragilità. Una delle più
evidenti è quella dei cosiddetti “lavoratori poveri”: persone
che hanno un lavoro, ma non riescono
a permettersi un alloggio. Per rispondere a questa situazione, Porta
Aperta, con il sostegno del territorio modenese, ha realizzato l’Ostello per
l’Autonomia con 20 posti letto dedicato proprio a chi
lavora ma si trova in grave difficoltà abitativa. Molte attività
dell’associazione sono sostenute attraverso la raccolta fondi.
«Molti
dei servizi e dei progetti che portiamo avanti, infatti, sono sostenuti anche
grazie al contributo della comunità modenese e negli anni sono nate anche esperienze di volontariato d’impresa, con gruppi che partecipano direttamente alle attività dell’associazione, ad esempio nella
preparazione e nel servizio
dei pasti alla mensa», conclude Alberto Caldana.
*Lucrezia Lanzani è una ex studentessa del Liceo Steam Emilia, che ora studia Communication Science all'Università di Amsterdam. Ha diciotto anni e da sempre è interessata a tematiche sociali, da più di tre anni presta attività di volontariato in diverse realtà della sua comunità.
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