Da Bologna agli altri snodi produttivi italiani. Identikit di un’azienda che da trent’anni accompagna le altre aziende nei processi di trasformazione digitale integrando competenze, sviluppo software e conoscenza dei processi industriali. Con oltre ottanta professionisti e più di novecento clienti, il modello punta su formazione, sicurezza e integrazione dei sistemi. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Mattia Macellari, partner e direttore commerciale di Catamacro
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Milano,
Torino, Treviso, Bolzano e Bologna: se metti in fila questi punti su una mappa
non ottieni solo una geografia di sedi, ma un’idea precisa di Italia. Quella
che pensa, quella che fa. È anche l’Italia delle Pmi che non fa rumore ma
costruisce, quella che ha imparato che la vera innovazione non è un gesto
teatrale, bensì una somma di scelte quotidiane: metodo, rigore, continuità.
Catamacro nasce dentro questo reticolo e lo attraversa come un’infrastruttura essenziale.
La presenza bolognese è strategica perché collocata nel cuore del sistema
manifatturiero emiliano, a ridosso dei principali corridoi produttivi e
logistici della regione. Qui si lavora a stretto contatto con imprese
industriali, filiere meccaniche e realtà della logistica avanzata. L’azienda
conta oltre ottanta professionisti – soprattutto tecnici qualificati – e più di
novecento clienti in portafoglio: manifatturiero, logistica, retail, servizi.
Numeri che raccontano una realtà cresciuta non inseguendo mode, ma integrando
competenze. «Il dato che ci descrive meglio oggi sono proprio le competenze
specialistiche che abbiamo integrato. Siamo strutturati per affrontare progetti
complessi con squadre organizzate, una governance chiara e una continuità nel
tempo. Possiamo lavorare su progetti grandi e difficili, con persone diverse
che però lavorano bene insieme, e soprattutto sappiamo prendere decisioni in
modo coerente. La crescita passa da qui», afferma Mattia Macellari, partner e direttore
commerciale di Catamacro.
Identikit dell’azienda.
Catamacro è la dimostrazione che la trasformazione digitale non è una bacchetta
magica, ma una disciplina: una tecnologia che diventa valore solo quando smette
di essere promessa. E infatti il suo Dna viene da lontano: più di trent’anni di
esperienza su integrazione di sistemi, progetti ERP e CRM, comprensione
profonda dei processi aziendali delle piccole e medie imprese italiane. Poi
arriva l’evoluzione più recente: non un cambio di pelle, ma un cambio di
struttura. Integrazione dei laboratori di sviluppo software, investimenti in
intelligenza artificiale e sicurezza informatica, rafforzamento della capacità
organizzativa. «La cosa più importante è l’integrazione dei laboratori che si
occupano di sviluppo software. Stiamo investendo su AI e cybersecurity perché
vogliamo essere un partner per l’innovazione continua, non solo una società che
fornisce soluzioni», dice Macellari. L’unione fa la forza, si potrebbe dire.
Anche a livello semantico. Perché Catamacro nasce dalla fusione di due realtà
storiche, CATA Informatica e Macro Group, e quel passaggio è stato prima di
tutto un salto culturale. «La visione è rimasta la stessa, con un approccio
preciso e un metodo orientato ai risultati concreti per i clienti.
Formarsi alla
complessità. In questa storia plurale la parola chiave è continuità. Innovare senza
spezzare. Introdurre senza strappare. Modernizzare senza bruciare ponti. È una
lezione di stile industriale: l’innovazione come lavoro di fino, non come
rivoluzione a slogan. Così la tecnologia conta eccome, ma non basta. Il vero
valore sta nella capacità di leggerla, integrarla e governarla nei processi
aziendali. «Oggi vince chi porta progetti concreti, funzionanti e sostenibili
nel tempo. L’integrazione dei laboratori di sviluppo software ci consente di
personalizzare, modernizzare e integrare sistemi complessi garantendo
continuità anche su ERP legacy e sistemi di fabbrica: la delivery trasforma
l’innovazione in valore reale», sostiene Macellari. Intanto la presenza sul
territorio permette di conoscere contesto, processi e persone. Le
trasformazioni digitali non sono solo questione di tecnologia: hanno bisogno di
ascolto, di accompagnamento, di presenza continua. È una frase che ha la
sostanza del fare insieme: non si cambia un’impresa dall’esterno, ma la
si attraversa. Da qui nasce anche la scelta dell’Academy: formare anziché
inseguire. «Il mercato soffre una carenza strutturale di competenze e noi
crediamo che formare sia un investimento strategico, non un costo. La Catamacro
Academy serve a coltivare talenti e diffondere una cultura dell’innovazione
capace di reggere nel tempo. L’errore più frequente che le imprese fanno con la
digitalizzazione? Pensarla come un progetto tecnologico isolato. La
digitalizzazione non è un evento. È un percorso continuo, complesso e che
richiede strategia, visione, cambiamento organizzativo e culturale», conclude Catamacro.
Nelle organizzazioni d’eccellenza la tecnologia non cambia le aziende. In fondo
sono le migliori realtà a cambiare quando hanno testa, oltre che cuore. Oltre
la tattica che va tanto di moda serve strategia. Di più, serve visione!
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