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FARE INSIEME - Ep. 275 - Orsell, da una stanza di casa a laboratorio del futuro, l’impresa che ridisegna la zootecnia

«Il nostro punto di forza è vedere la filiera come un unico organismo»

12/2/2026

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A Soliera, nella provincia emiliana, da oltre trentacinque anni c’è un’azienda esperta in alimentazione zootecnica e diagnostica per la sicurezza alimentare. L’headquarter si estende per oltre 30.000 metri quadrati complessivi e diventa laboratorio di futuro. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Matteo Rinaldi, AD di Orsell

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti


Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero

Mani che pensano, cervelli che studiano, cuori che resistono. E che ritornano. Questa è una storia di rientro nella meravigliosa terra d’Emilia. È la storia di Orsell, da oltre trentacinque anni azienda esperta in alimentazione zootecnica e diagnostica per la sicurezza alimentare. Si parte dal piccolo per fare le cose in grande. «La prima sede era una stanza della nostra casa, in particolare un tavolo su cui era stato collegato il primo fax a carta chimica e il primo magazzino un mobile pieno di scatole e sogni», racconta Matteo Rinaldi, nato a Carpi nel 1972. Appena nato, lui e la sua famiglia vanno a vivere a Pavia poiché il padre Claudio lavorava alla Farmitalia a Milano, poi il rientro in Emilia. Correva l’anno 1987.

Identikit dell’azienda
. Ma facciamo un passo indietro. Fine degli anni Ottanta: Claudio era un giovane tecnico animato dal desiderio un po’ folle di costruire qualcosa che avesse senso per l’industria mangimistica: per gli allevatori, per gli animali, per chi credeva che la qualità fosse un atto di responsabilità. Quel sogno aveva un nome. Orsell, fondata su una visione che sembrava complicata allora, ma oggi appare chiara come acqua limpida: ciò che finisce nei cibi deve essere sicuro, monitorato, controllato. Un’impresa che cresce con il territorio. Dai primi anni 2000 si trasferisce a Soliera, quindicimila anime di una cittadina di pianura situata sulla riva ovest del fiume Secchia nel modenese. Il nome allude alle origini contadine e alla vocazione prevalentemente agricola. Deriva dal latino solarium, ossia il solaio scoperto dove si lasciava il grano ad essiccare al sole. Un crocevia di mani esperte, di aziende silenziose, di distretti che lavorano. Quando l’idea nacque, nessuno parlava di filiere integrate né di supply chain sostenibili. Ma lì, tra quelle vie, già si masticava impegno concreto. «Negli anni ‘90 abbiamo ampliato gli uffici, i magazzini e poi dal 2006 abbiamo varcato la soglia di un capannone un tempo destinato all’allevamento: lo abbiamo trasformato in sede moderna con laboratori e persone che hanno iniziato a chiamarlo “casa”», ricorda Rinaldi. Una trasformazione non solo spaziale, ma culturale: da piccola officina a polo di riferimento, da sogno solitario a rete di partner. Un headquarter dal look montanaro nel cuore della pianura padana per 30.000 metri quadrati complessivi. Nel 2020, dopo il Covid che portò via il fondatore Claudio, Matteo prosegue con i tre soci il progetto di realizzare il nuovo sito produttivo: Soliera come laboratorio di futuro. Spazi verdi, pannelli fotovoltaici, un laghetto per la fitodepurazione, zone di ricerca e sperimentazione, un piccolo ecosistema aziendale che coincide con un micro-ecosistema ambientale. «Abbiamo voluto fare di questa sede un luogo in cui sostenibilità, innovazione e comunità convivono. Con il comune stiamo costruendo qualcosa che va oltre l’impresa: un contributo al territorio», dice Rinaldi.

Capitale umano.
Ma in Orsell sono le persone il vero fattore vincente. Chimici, biotecnologi, tecnici, agronomi, commerciali, export-manager. Cinque anni fa erano una quindicina, oggi sfiorano le quaranta. «Cerchiamo menti critiche, radicate nel lavoro sul campo, con voglia di crescere e imparare», spiega Rinaldi. Non solo competenze: cultura aziendale, visione, responsabilità. Orsell non è solo fornitore bensì garante. Da un lato, materie prime e additivi per la nutrizione animale perché l’allevatore abbia ciò che serve; dall’altro lato kit diagnostici per scovare micotossine, allergeni, residui, contaminanti. Insomma, per proteggere salute animale e quella umana. «Il nostro punto di forza è vedere la filiera come un unico organismo. Possiamo intercettare problemi prima ancora che emergano e offrire risposte rapide, strutturate, sicure. Non è marketing. È scelta etica», dice Rinaldi. In un tempo in cui la zootecnia deve confrontarsi con sostenibilità, benessere, trasparenza, Orsell interpreta la domanda che cresce: un mercato che chiede responsabilità. «Oggi cresce la richiesta per soluzioni naturali, biotecnologiche, per ridurre antibiotici, migliorare il benessere degli animali e contenere l’impatto sul pianeta». È la risposta concreta all’idea – cara anche a molte aziende intervistate – che produzione e responsabilità possano e debbano andare di pari passo. Laboratorio interno, webinar, formazione continua: qui si vive la contaminazione delle idee come la premessa del progresso. È una scommessa sulla conoscenza applicata, come molte imprese che in Emilia-Romagna hanno deciso che fare bene significa anche fare insieme. Orsell non è solo un marchio su un sacco di additivi o su un kit diagnostico. È testimonianza che anche nelle piccole imprese, specie in un territorio come quello emiliano, c’è il cuore pulsante del cambiamento: imprenditoriale, etico, concreto. «Siamo nati in una stanza, ma vogliamo portare la nostra idea, quella di qualità sostenibile, ovunque nel mondo», dice Rinaldi. È un patto con il futuro. E con la terra che ci nutre.

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