A Soliera, nella provincia emiliana, da oltre trentacinque anni c’è un’azienda esperta in alimentazione zootecnica e diagnostica per la sicurezza alimentare. L’headquarter si estende per oltre 30.000 metri quadrati complessivi e diventa laboratorio di futuro. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Matteo Rinaldi, AD di Orsell
di Giampaolo Colletti
@gpcolletti
Photocredit: Giacomo Maestri e Francesca Aufiero
Mani
che pensano, cervelli che studiano, cuori che resistono. E che ritornano. Questa
è una storia di rientro nella meravigliosa terra d’Emilia. È la storia di Orsell,
da oltre trentacinque anni azienda esperta in alimentazione zootecnica e
diagnostica per la sicurezza alimentare. Si parte dal piccolo per fare le cose
in grande. «La prima sede era una stanza della nostra casa, in particolare un
tavolo su cui era stato collegato il primo fax a carta chimica e il primo
magazzino un mobile pieno di scatole e sogni», racconta Matteo Rinaldi, nato a
Carpi nel 1972. Appena nato, lui e la sua famiglia vanno a vivere a Pavia poiché
il padre Claudio lavorava alla Farmitalia a Milano, poi il rientro in Emilia. Correva
l’anno 1987.
Identikit
dell’azienda. Ma facciamo un passo indietro. Fine
degli anni Ottanta: Claudio era un giovane tecnico animato dal desiderio un po’
folle di costruire qualcosa che avesse senso per l’industria mangimistica: per gli
allevatori, per gli animali, per chi credeva che la qualità fosse un atto di
responsabilità. Quel sogno aveva un nome. Orsell, fondata su una visione che
sembrava complicata allora, ma oggi appare chiara come acqua limpida: ciò che
finisce nei cibi deve essere sicuro, monitorato, controllato. Un’impresa che
cresce con il territorio. Dai primi anni 2000 si trasferisce a Soliera,
quindicimila anime di una cittadina di pianura situata sulla riva ovest del
fiume Secchia nel modenese. Il nome allude alle origini contadine e alla
vocazione prevalentemente agricola. Deriva dal latino solarium, ossia il solaio
scoperto dove si lasciava il grano ad essiccare al sole. Un crocevia di mani
esperte, di aziende silenziose, di distretti che lavorano. Quando l’idea
nacque, nessuno parlava di filiere integrate né di supply chain sostenibili. Ma
lì, tra quelle vie, già si masticava impegno concreto. «Negli anni ‘90 abbiamo
ampliato gli uffici, i magazzini e poi dal 2006 abbiamo varcato la soglia di un
capannone un tempo destinato all’allevamento: lo abbiamo trasformato in sede
moderna con laboratori e persone che hanno iniziato a chiamarlo “casa”»,
ricorda Rinaldi. Una trasformazione non solo spaziale, ma culturale: da piccola
officina a polo di riferimento, da sogno solitario a rete di partner. Un
headquarter dal look montanaro nel cuore della pianura padana per 30.000 metri
quadrati complessivi. Nel 2020, dopo il Covid che portò via il fondatore
Claudio, Matteo prosegue con i tre soci il progetto di realizzare il nuovo sito
produttivo: Soliera come laboratorio di futuro. Spazi verdi, pannelli
fotovoltaici, un laghetto per la fitodepurazione, zone di ricerca e
sperimentazione, un piccolo ecosistema aziendale che coincide con un
micro-ecosistema ambientale. «Abbiamo voluto fare di questa sede un luogo in
cui sostenibilità, innovazione e comunità convivono. Con il comune stiamo
costruendo qualcosa che va oltre l’impresa: un contributo al territorio», dice
Rinaldi.
Capitale umano. Ma in Orsell sono le
persone il vero fattore vincente. Chimici, biotecnologi, tecnici, agronomi,
commerciali, export-manager. Cinque anni fa erano una quindicina, oggi sfiorano
le quaranta. «Cerchiamo menti critiche, radicate nel lavoro sul campo, con
voglia di crescere e imparare», spiega Rinaldi. Non solo competenze: cultura
aziendale, visione, responsabilità. Orsell non è solo fornitore bensì garante. Da
un lato, materie prime e additivi per la nutrizione animale perché l’allevatore
abbia ciò che serve; dall’altro lato kit diagnostici per scovare micotossine, allergeni,
residui, contaminanti. Insomma, per proteggere salute animale e quella umana. «Il
nostro punto di forza è vedere la filiera come un unico organismo. Possiamo
intercettare problemi prima ancora che emergano e offrire risposte rapide,
strutturate, sicure. Non è marketing. È scelta etica», dice Rinaldi. In un
tempo in cui la zootecnia deve confrontarsi con sostenibilità, benessere,
trasparenza, Orsell interpreta la domanda che cresce: un mercato che chiede
responsabilità. «Oggi cresce la richiesta per soluzioni naturali,
biotecnologiche, per ridurre antibiotici, migliorare il benessere degli animali
e contenere l’impatto sul pianeta». È la risposta concreta all’idea – cara
anche a molte aziende intervistate – che produzione e responsabilità possano e
debbano andare di pari passo. Laboratorio interno, webinar, formazione
continua: qui si vive la contaminazione delle idee come la premessa del
progresso. È una scommessa sulla conoscenza applicata, come molte imprese che
in Emilia-Romagna hanno deciso che fare bene significa anche fare insieme. Orsell
non è solo un marchio su un sacco di additivi o su un kit diagnostico. È
testimonianza che anche nelle piccole imprese, specie in un territorio come quello
emiliano, c’è il cuore pulsante del cambiamento: imprenditoriale, etico,
concreto. «Siamo nati in una stanza, ma vogliamo portare la nostra idea, quella
di qualità sostenibile, ovunque nel mondo», dice Rinaldi. È un patto con il
futuro. E con la terra che ci nutre.
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