
Nell'ambito del commercio internazionale, la resa Ex Works (EXW) rappresenta spesso un'ancora di salvezza apparente per le imprese che desiderano limitare le proprie responsabilità operative alla soglia del magazzino.
In teoria, la consegna si perfeziona presso i locali del venditore e ogni onere successivo ricade sul compratore. Tuttavia, quando la merce è destinata a mercati Extra UE, emerge un paradosso normativo: l'obbligo doganale impone che un soggetto stabilito nell'Unione Europea figuri come esportatore nella dichiarazione.
Confindustria Emilia Area Centro, nata dall'integrazione delle eccellenze di Bologna, Ferrara e Modena, opera come partner strategico per trasformare queste criticità in opportunità di crescita sicura per il primo polo manifatturiero italiano.
Il paradosso risiede nella discrepanza tra accordo commerciale e obbligo di legge: nonostante la resa EXW preveda che la responsabilità del venditore termini con la messa a disposizione della merce, il Codice Doganale dell'Unione (CDU) lo identifica comunque come esportatore ufficiale. Poiché l'acquirente estero non può solitamente agire direttamente presso le dogane comunitarie, il venditore italiano si ritrova legalmente coinvolto in un'operazione di cui non ha il controllo operativo.
Secondo il CDU, l'esportatore è il soggetto stabilito nell'UE che ha il potere di decidere che le merci devono uscire dal territorio doganale. Anche vendendo "franco fabbrica", ai fini doganali l'azienda venditrice mantiene questa qualifica, con tutti i rischi sanzionatori connessi alla correttezza dei dati dichiarati.
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Se la dichiarazione doganale viene emessa in modo errato, il responsabile finale di fronte all'Agenzia delle Dogane resta il venditore, indipendentemente dagli accordi privati intercorsi con il compratore. Firmare mandati "in bianco" o delegare totalmente la gestione a terzi senza un adeguato controllo espone l'impresa a sanzioni amministrative e potenziali contenziosi fiscali.
Sì, è fondamentale che l'azienda verifichi costantemente i flussi documentali per assicurarsi che le dichiarazioni riflettano fedelmente le transazioni. Per una panoramica sugli strumenti di controllo e le procedure operative suggerite, è possibile consultare l'approfondimento sui sistemi di monitoraggio export.
Il modo in cui il mandato viene conferito determina chi risponde in caso di errore o contestazione. La differenza non è solo giuridica, ma economica e strategica, poiché cambiano il livello di responsabilità e i costi dell’operazione:
Le aziende che operano regolarmente con l'estero possono accedere a regimi semplificati e autorizzazioni specifiche che velocizzano i passaggi in dogana. Maggiori dettagli sulle agevolazioni disponibili sono presenti nella sezione dedicata alle procedure semplificate di esportazione.
Oltre ai dazi, il venditore deve considerare certificazioni e restrizioni tecniche che possono bloccare la merce. Una gestione consapevole di questi ostacoli è trattata nella nostra analisi sulle barriere tecniche ai mercati esteri.
L'analisi tecnica evidenzia come le criticità risiedano spesso nella scelta dello strumento contrattuale a monte. Gli stessi Incoterms® sconsigliano formalmente l'adozione dell'Ex Works nelle transazioni Extra UE, proprio per l'incoerenza tra la pretesa assenza di rischi e gli obblighi oggettivi previsti dalla legge doganale.
Confindustria Emilia promuove una cultura d'impresa che superi la visione del "franco fabbrica" come soluzione predefinita, orientando i soci verso rese più coerenti con la realtà manifatturiera.
Assolutamente sì. Attraverso la nostra rete di professionisti, offriamo consulenza specialistica per individuare il termine Incoterms più efficace per ogni specifica transazione, garantendo la tutela dei diritti di chi fa impresa. Per una guida pratica su come muoversi tra normative e logistica, consulta il nostro servizio per spedire all'estero e incassare in sicurezza.
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