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FARE INSIEME - Ep. 285 - Symboolic, quelle competenze umane e tech che disegnano il futuro delle imprese

«Il punto non è automatizzare, ma orchestrare processi complessi»

7/5/2026

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Da Modena al resto del mondo, Symboolic accompagna le imprese nel futuro. Un modello che integra tecnologia, processi e capitale umano per rendere le organizzazioni più efficienti e scalabili. Dalla gestione dei dati all’evoluzione dei sistemi informativi, il cambiamento diventa leva strategica. Perché oggi innovare significa soprattutto saper governare la complessità. Per FARE INSIEME Giampaolo Colletti intervista Giovanni Tardini, founder e Ceo di Symboolic

di Giampaolo Colletti
@gpcolletti

Avete presente le matrioske? Ne apri una e ne trovi dentro un’altra e un’altra ancora per un effetto sorpresa senza fine. Ecco, questa storia è un mix di tante altre storie, come tutte le più belle storie che ne tengono dentro molte altre. È la storia di un’impresa nata sui banchi universitari, ma è anche la storia di un’alleanza tra mondi opposti che si attraggono per disegnare business e futuro insieme. Di più, è la storia di un futuro che è già presente. Ma procediamo con ordine. Tutto parte da un’alleanza tra un modenese e un reggiano, tra Giovanni Tardini che è un uomo di parole e Alessandro Bigi che invece è uomo di numeri. Tutto parte nel gennaio 2022 per un’azienda che oggi conta una trentina di professionisti al lavoro per oltre un milione e mezzo di euro di fatturato e commesse sparse in giro per il mondo. È la storia di due ingegneri informatici atipici diventati creatori di un’idea di intelligenza artificiale per la trasformazione strategica e operativa delle aziende.

Identikit dell’azienda.
Questa è la storia di Symboolic, che fa emergere la verità dal dato nell’atto in cui si stabilisce cosa è vero e cosa è falso. Così la racconta attingendo alla cultura classica Giovanni Tardini, trentaquattrenne nato a Modena, in tasca un diploma al liceo classico e poi una laurea in ingegneria triennale al Politecnico di Torino e a seguire una magistrale a Modena. È in società con Alessandro Bigi, trentaduenne nato a Reggio Emilia, ingegnere con un passato da sviluppatore software per dispositivi audio professionali. Il mix è anche in azienda in un connubio vincente tra percorsi classici e matematici. Una doppia anima che legge questa iper-accelerazione grazie alla natura umanistica e antropologica. I clienti sono aziende grandi che vogliono applicare l’AI nei loro processi e che hanno complessità organizzative oppure Pmi che hanno ambiti molto verticali. L’headquarter è a Modena, precisamente al comparto Alfieri Maserati, quindi immerso nella storia. Perché questa è la sede icona dello stabilimento Maserati e venne creata per la produzione non solo di automobili ma anche per quella di candele, accumulatori e macchine utensili. Qui il passato si fa futuro. Perché in queste ex fonderie si guarda alla programmazione. Non si tratta semplicemente di implementare piattaforme o sviluppare soluzioni, ma di costruire architetture che tengano insieme dati, persone e decisioni. «La vera sfida non è introdurre tecnologia, ma farla funzionare dentro le organizzazioni perché ogni progetto impatta su processi, abitudini e persone», afferma Giovanni Tardini, founder e Ceo di Symboolic. È qui che entra in gioco la capacità di leggere il contesto e di accompagnare il cambiamento.

Persone e tecnologie.
Accanto al capitale umano, la tecnologia resta un elemento abilitante. Sistemi integrati, gestione dei dati, piattaforme che permettono alle aziende di essere più reattive e competitive. Ma sempre con un obiettivo preciso: rendere i modelli organizzativi più efficaci. «Le competenze che fanno la differenza sono tre. La prima è l’AI engineering profondo, la capacità di progettare architetture multi-agente complesse. La seconda è la comprensione del business enterprise, cioè saper parlare con chi prende decisioni. La terza è il pensiero architetturale, la capacità di vedere il sistema nel suo insieme», argomenta Tardini. E poi c’è il territorio. Perché le radici contano. «Il territorio ci ha dato tre cose fondamentali: una cultura del fare concreto, un ecosistema di imprese che conoscono il valore della qualità e una rete che ci ha permesso di crescere». Ma c’è di più. Anzi, c’è Many, una sorta di “colla intelligente” che consente a questi sistemi di funzionare davvero. Perché il punto non è automatizzare, ma orchestrare processi complessi. È quello che Symboolic definisce paradigma maieutico: l’intelligenza artificiale non come oracolo che risponde, ma come sistema che interroga e costruisce valore a partire dal sapere tacito delle persone. Da qui nascono organigrammi ibridi in cui il confine tra umano e digitale si fa sempre più sottile e produttivo. Per esempio Zero integra team digitali. «È una fabbrica industrializzata di software intelligente. Un sistema capace di automatizzare i processi di sviluppo mantenendo il controllo e la qualità». Zero Shop è l’e-commerce sviluppato interamente attraverso un agente AI Ceo che ha creato il sito, selezionato i distributori, scritto i contenuti e portato il progetto fino al lancio. Sembra fantascienza o un mondo distopico, eppure è realtà. Non un esercizio teorico, ma la dimostrazione di un paradigma: organizzazioni in cui il digitale non è supporto, ma parte integrante della struttura decisionale. E allora la lezione è forse tutta qui. La fabbrica del futuro non è un luogo fisico, ma un sistema di relazioni tra persone, dati e intelligenze artificiali. E chi saprà orchestrare queste relazioni non si limiterà a innovare. Costruirà il nuovo modo di fare impresa.

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