
È tra Ricordo e Storia che si
muove l’edizione 2026 del Memoria Festival, in programma a Mirandola
da venerdì 5 a domenica 7 giugno. Promosso e organizzato dal Consorzio
del Festival della Memoria, in collaborazione con le case editrici di Mondadori
Libri, l’undicesima edizione del Festival torna a interrogare il presente
attraverso i linguaggi della cultura, mettendo al centro un tema tanto classico
quanto urgente: il nostro rapporto con il passato, con ciò che ne sappiamo, con
ciò che ne tramandiamo, con ciò che continuiamo a ricordare.
“Nel discorso pubblico tendiamo a usare
“storia” e “ricordo” come sinonimi, ma non lo sono. La storia è un lavoro di
ricerca, fondato su documenti, prove e interpretazione critica: serve a
comprendere come e perché accadono i fatti. Il ricordo, invece, è esperienza
personale, testimonianza soggettiva, racconto di ciò che si è vissuto. Non
spiega, ma restituisce”,
osserva Enrico Selva Coddè, presidente del Comitato scientifico del
Festival (composto da Lina Bolzoni, Gian Piero Brunetta, Sandro
Cappelletto, Marino Niola e Alberto Oliverio). “Mettere in
relazione queste due dimensioni – senza confonderle – significa interrogare
davvero il nostro rapporto con il passato e come scegliamo di ricordarlo e di
trasmetterlo”.
Ricordo e Storia è infatti il titolo dell’edizione 2026:
due modalità diverse e complementari di confronto con ciò che è stato. Da una
parte il ricordo, inteso come esperienza vissuta e trasmissione emotiva;
dall’altra la storia, intesa come ricerca, analisi e interpretazione fondata su
fonti e documenti. In questo spazio si muoverà il programma del Festival
chiamando a raccolta voci autorevoli del mondo della letteratura, della
filosofia, dell’antropologia, dell’economia, delle scienze, dello sport, della musica,
del cinema e dello spettacolo. Decine di appuntamenti tra dialoghi,
incontri, laboratori per bambini e momenti di spettacolo distribuiti
nelle diverse sedi del centro storico comporranno la ricca proposta del
Festival, in quella che si preannuncia essere un’undicesima edizione molto
partecipata.
All’interno del vasto programma del
Festival sarà possibile riscontrare alcune traiettorie tematiche, che non
pretendono di esaurire le possibilità di un tema complesso come quello che
guida questa undicesima edizione, ma ne restituiscono alcuni percorsi. Quindi
ne Le parole della Storia rientreranno gli incontri
dedicati alla ricerca e alla ricostruzione del passato; ne Il ricordo che
diventa racconto rientrano le forme autobiografiche e narrative della
memoria; in Capire per ricordare si metteranno in relazione
storia e contemporaneità; ne La narrazione di fatti, vicende e figure
protagonista sarà l’esercizio di trasmissione e interpretazione; e infine ne Il
futuro del ricordo e della storia si guarderà alle trasformazioni
introdotte dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale.
In quest’ultimo filone si inserisce uno
dei focus più attuali dell’edizione 2026, Informazione, linguaggio e
creatività al tempo dell’intelligenza artificiale, un ciclo di tre incontri
che metteranno a confronto linguaggi, immagini e informazione: Alfio Ferrara
(informatico ed esperto di intelligenza artificiale) e Giuseppe Antonelli
(linguista e storico della lingua italiana) si confronteranno su come
l’intelligenza artificiale stia modificando il rapporto con le parole, la
memoria e la creatività letteraria; Valentina Tanni (critica d’arte) e Silvia
Camporesi (artista visiva) rifletteranno invece sull’immagine, sullo
sguardo e sulle trasformazioni introdotte dalle tecnologie contemporanee. E sul
terreno dell’informazione, Donatella Della Ratta (studiosa di
media e comunicazione) ed Eugenio Cau (giornalista) porteranno al
Festival una discussione sui linguaggi della propaganda, delle fake news e dei
meme in un tempo che sembra consumare sempre più rapidamente il proprio
rapporto con il passato.
Questo sguardo sul presente e sul futuro
si inserisce in un programma multidisciplinare che mette in dialogo memoria
storica e interpretazione contemporanea. All’interno di questa architettura
tematica troveranno spazio voci diverse, cifra stilistica del Festival: dal
Senior Vice President Cultura di Pirelli e Direttore della Fondazione
Pirelli Antonio Calabrò e l’economista della cultura Guido
Guerzoni, che rifletteranno sull'avvenire della memoria, a uno tra i più
autorevoli studiosi della formazione dell’identità italiana, Mario Isnenghi, il
cui intervento si inserisce nel percorso Le parole della Storia.
In questo stesso orizzonte si colloca
anche il filone dedicato al pensiero umanistico e rinascimentale con lo storico
Michele Lodone e lo studioso del Rinascimento europeo Stéphane
Toussaint che accompagneranno il pubblico in una riflessione su Marsilio
Ficino, sull’amore, sulla bellezza e sulla centralità dell’essere umano nella
tradizione umanistica. Ancora Michele Lodone, stavolta in compagnia
degli storici Guido Dall'Olio e Matteo Duni, compirà un viaggio a
ritroso fino ai tempi della caccia alle streghe a Mirandola, pratica difesa e
sostenuta da Giovan Francesco Pico. Suo zio Giovanni Pico era invece attratto
dal fascino della Cabala, come racconteranno gli studiosi Saverio Campanini
e Raphael Ebgi. A due grandi maestri della filosofia rinascimentale come
Eugenio Garin ed Ernst Cassirer, interpreti di Giovanni Pico, dedicano poi la
loro riflessione Franco Bacchelli, Marco Bertozzi e
Salvatore Carannante, mentre gli storici Andrea Gamberini e Matteo
Al Kalak si concentrano sulla figura storica e religiosa di San Francesco,
in occasione delle celebrazioni degli ottocento anni dalla sua morte. E accanto
agli accademici esistono anche gli “storici da bar”, come Guido Damini,
che affronta con piglio una cavalcata nell’avventura dell’umanità in cento
brevi cenni, e i narratori come Roberto Mercadini, che entra nel cuore
della rivoluzione galileiana e del suo artefice, Galileo, in un appassionante
viaggio teatrale.
Il percorso Il ricordo che diventa
racconto accoglierà invece le forme della memoria autobiografica e
narrativa. Qui si inseriscono la presenza di Duccio Demetrio, da anni
punto di riferimento negli studi sulla scrittura di sé e sulle memorie
individuali e collettive, quella dello scrittore Enrico Brizzi, che ha
raccolto gli insegnamenti dei moltissimi viaggi a piedi affrontati, in un vero
inno alla bellezza del muoversi a passo d’uomo, e quella del campione di basket
Achille Polonara e del suo racconto di una rinascita lenta e faticosa
dopo la malattia. In questo stesso ambito si colloca la riflessione di Matteo
B. Bianchi, pronto a svelare i segreti della scrittura di sé e gli
strumenti per trasformare l'esperienza personale nel romanzo che abbiamo
dentro, e di Paola Zannoner, scrittrice per ragazzi, che riporterà al
presente la forza delle fiabe come forme originarie di trasmissione della
memoria, così come l’incontro con Caterina Caselli, icona della musica
italiana e produttrice discografica, che attraverserà insieme allo storico
della musica Sandro Cappelletto sessant’anni di musica italiana come
esperienza insieme personale e collettiva. Un ricordo che ognuno di noi coltiva
nella propria memoria e che attraversa le generazioni è quello legato
all’universo Panini, raccontato nella serie televisiva La famiglia Panini,
di cui il critico e storico del cinema Gian Piero Brunetta, la
produttrice Francesca Cima e la regista Letizia Lamartire
ripercorrono la storia, in compagnia di Laura e Antonio Panini,
nipoti della protagonista del racconto, Olga Cuoghi Panini.
Al filone Capire per ricordare,
che mette in relazione il passato con le domande del presente, contribuiscono
voci e prospettive diverse: l’attore Marco Paolini, con il suo teatro di
narrazione civile, in dialogo con lo storico del cinema Gian Piero Brunetta;
l’astrofisica Patrizia Caraveo, con uno sguardo scientifico sul tempo e
sulla memoria dell’universo; e la neuroscienziata Costanza Papagno, che
affronterà insieme ad Alberto Oliverio il tema dell’affievolirsi della
memoria dal punto di vista cognitivo. A questo stesso orizzonte si collega
anche la riflessione sul linguaggio e sulla comunicazione proposta dall’esperto
di comunicazione e linguaggio Patrick Facciolo e l’appello della
giornalista e saggista Nicoletta Polla-Mattiot a riabilitare il silenzio
come risorsa vitale. In questa prospettiva si inseriscono anche figure come Gianni
Riotta, giornalista e analista, e Veronica De Romanis,
economista, che affrontano le tensioni del presente tra politica, economia e
società, insieme a Lorenzo Bini Smaghi, già membro del Comitato
esecutivo della Banca Centrale Europea, con una riflessione sull’Europa, ad Azzurra
Rinaldi, che indaga i rapporti tra economia, potere e genere, e a Daniele
Manca e Gianmario Verona, rispettivamente vicedirettore del
“Corriere della Sera” e Presidente della Fondazione Human Technopole, che
indicano la strada per sopravvivere e vincere nell’era della superinnovazione.
A fare il punto invece sul panorama odierno dei conflitti, promuovendo una
comprensione approfondita delle dinamiche belliche e geopolitiche, sono il
giornalista di guerra Fausto Biloslavo e il giornalista e direttore di
“Analisi Difesa” Gianandrea Gaiani.
Il percorso La narrazione di fatti,
vicende e figure attraversa invece i linguaggi del racconto e della
rappresentazione. In questo ambito si colloca il cinema con la sua capacità di
trasformare la memoria in narrazione, grazie alla maestria di professionisti
come Giancarlo Basili, che con le sue scenografie dà forma visiva
all’immaginario. Il teatro trova una declinazione sia nel racconto civile di
Paolini sia nel lavoro del drammaturgo Paolo Puppa che, in dialogo con
lo storico del cinema Gian Piero Brunetta e attraverso una sua
interpretazione dei monologhi di Filottete e del Figlio dai Sei personaggi
in cerca d’autore di Luigi Pirandello, metterà in luce il potere del
palcoscenico e della finzione di scavare nelle pieghe della memoria. A questo
stesso filone si lega anche la dimensione della poesia e dello stupore, con la
storica della letteratura italiana Lina Bolzoni e la teologa e studiosa
di letteratura Teresa Bartolomei, in un incontro che intreccia parola,
immagine e interiorità impreziosito dalle letture dell’attrice Marinella
Manicardi. Il percorso tra memoria e finzione si arricchisce delle
prospettive della traduttrice e content creator Francesca Crescentini,
al suo esordio letterario, che guida il pubblico in un’appassionata riscoperta
de Il conte di Montecristo, e del libraio antiquario e scrittore Luca
Cena, che racconta come la storia editoriale di alcuni libri sia un
intreccio di colpi di scena degno del più avvincente dei romanzi.
Parallelamente si
inseriscono voci che ampliano ulteriormente lo sguardo, da quelle degli
scrittori Giacomo
Papi e Helena
Janeczek, che illustrano le sfide della conservazione del sapere
nell'era digitale in collaborazione con Fondazione Mondadori, a
quelle di tanti altri scrittrici e scrittori che porteranno a Mirandola il loro
pensiero, come Walter Siti, che scandaglia le fragilità della
Generazione Z e Giovanni Grasso, che delinea l’incontro tra il sacro e
le ambizioni della politica. Il racconto del femminile e dell’identità vedrà
protagoniste Serena Dandini, in un incontro sulle donne che hanno
fatto la Repubblica, e Luciana Littizzetto, che inaugurerà il tempo
delle queenager, un po’ queen e un po’ teenager. A
queste riflessioni si aggiunge la memoria multiculturale di Serra
Yilmaz, volto iconico del cinema di Özpetek, che porta con sé geografie e
culture diverse e l’intenso ricordo del figlio Cesare di Valentina
Mastroianni, che ha scelto di preservare attraverso il racconto la memoria
del tempo trascorso insieme.
Sul piano del comportamento e della
mente, la specialista in business etiquette e galateo cross-culturale Elisa
Motterle approfondirà le buone maniere come fondamento delle relazioni
umane e il giornalista e saggista Guido Zaccarelli ricorderà la
necessità della cooperazione, mentre la grecista Giulia Sissa e
il neuroscienziato Alberto Oliverio affrontano rispettivamente
il tema della celebrazione delle donne nella storia della filosofia occidentale
e quello delle false memorie, restituendo la complessità dei processi
attraverso cui costruiamo il ricordo. E sempre rispetto ai nostri processi
mentali, il magistrato Stefano Vitelli, giudice che assolse
Alberto Stasi in primo grado nel processo per il delitto di Chiara Poggi a
Garlasco, ricorda come il dubbio metodico debba essere la bussola
insostituibile per chi giudica.
Ricordo e storia sono anche quelli dei
sapori che si tramandano da generazioni e delle cui radici ci guidano alla
scoperta la giornalista, studiosa e cultrice della storia della gastronomia Dora
Iannuzzi e gli antropologi Elisabetta Moro e Marino
Niola, mentre Giulia Latini, sommelier e content creator, racconta
la sua carta dei vini emotiva, personale e imperfetta. Non dimentichiamo poi
che oltre al gusto anche la vista è un potente catalizzatore di ricordi: lo
sanno bene Roberta Tagliavini, “la mercante di Brera”, pioniera del
modernariato in Italia, e Iaia Forte, voce e volto iconico della
napoletanità contemporanea che, insieme all’antropologo Marino Niola si
addentrerà nell’unicità della città di Napoli.
Oltre agli incontri, il Festival
proporrà anche momenti di spettacolo che intrecciano musica e parola. Sabato 6
giugno è la volta di Mozart e il fuoco della libertà, con Marco
Rizzi al violino, Simone Soldati al pianoforte e Sandro
Cappelletto voce recitante: un racconto in musica che attraversa l’opera
mozartiana restituendone la tensione etica e civile, tra libertà, immaginazione
e memoria, mentre la serata del 4 giugno ospiterà lo spettacolo di musica,
racconti e poesia Lucio c'è! di Marcello
Balestra, storico collaboratore di Lucio Dalla, con Tonino
Scala (pianoforte e voce), Paolo Lucchese (chitarre), Arduino
Panaro (basso) e Attanasio Mazzone (batteria).
Il fascino degli strumenti sarà al
centro del dialogo tra il violinista Giovanni Andrea Zanon e
il critico musicale Sandro Cappelletto, un viaggio tra le infinite
sfumature e vibrazioni del violino. Infine, il racconto della musica si
sposterà dietro le quinte, esplorando le rivoluzioni tecnologiche e creative
degli ultimi cinquant'anni con figure d'eccezione come Maurizio
Biancani, storico sound engineer e produttore musicale, fondatore e anima
dello Studio Fonoprint di Bologna in dialogo con Maurizio Solieri,
leggendario chitarrista di Vasco Rossi, e un instancabile sperimentatore come
il musicista, compositore e scrittore, tastierista e co-fondatore dei Subsonica
Davide Boosta Dileo.
Il Festival anche quest’anno dimostra il
forte legame con il territorio che lo ospita, intrecciando la sua identità con
quella locale attraverso molteplici momenti di condivisione. Uno di questi sarà
un percorso emozionale dove le melodie si intrecciano ai ricordi, grazie alla
collaborazione con la Comunità amica della demenza di Mirandola e con
la Fondazione Scuola di Musica “C. e G. Andreoli”, cui si
aggiunge l’incontro tra due assolute eccellenze del nostro Paese, come l’Aceto
Balsamico che nasce dalle terre modenesi e la straordinaria bellezza delle arie
dell’opera lirica, in un evento realizzato in collaborazione con Consorzio
Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena che vedrà come protagonisti i
relatori Enrico Corsini (Presidente Consorzio Tutela Aceto Balsamico
Tradizionale di Modena) e Michele Montanari (Consigliere Consorzio
Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena) con i contributi musicali di Costanza
Gallo (soprano), Federico Borghi (tenore) ed Elisa Montipò
(pianoforte) tratti dalle arie delle opere di Verdi, Puccini e Donizetti. Anche
quest’anno non mancherà un approfondimento sul territorio, grazie al contributo
dell’archeologo Marco Bruni e all’appassionante scoperta della città di
Mirandola condotta da Nicola Galavotti. Il legame con la comunità si
tradurrà anche in laboratorio creativo grazie all’Associazione Manigolde,
che inviterà i partecipanti a costruire arazzi su telai recuperati da quadri,
intrecciando trama ed ordito con fili, lane e stoffe di recupero. Sul fronte
del sociale, Francesca Rescigno, docente di Istituzioni di Diritto
Pubblico, e Mariagiulia Sandonà, docente e tutor per il rinnovamento
della didattica della storia, ripercorreranno le tappe fondamentali della
cittadinanza politica femminile, in un incontro in collaborazione con Associazione
Donne in Centro, Istituto Storico di Modena e Centro
documentazione donna Modena.
Come sempre, particolare attenzione è
dedicata alle nuove generazioni, con uno spazio continuativo di letture e
laboratori per bambini e ragazzi che accompagna tutte le giornate del
Festival e restituisce in forma concreta l’idea di memoria come trasmissione.
Animatori di questo programma dedicato ai nuovi lettori la scrittrice Nicoletta
Verna, al suo esordio nella narrativa per ragazze e ragazzi, il professore
e poeta da milioni di visualizzazioni Giulio Zambon, che con il suo
primo libro attraversa i secoli alla scoperta delle parole più vive della
poesia italiana, la scrittrice Cristina Marconi con le avventure di una
principessa decisamente fuori dal comune, l’assessore alla Cultura della città
di Milano Tommaso Sacchi con la sua proposta di itinerario alla scoperta
di alcune meraviglie d’Italia, e gli autori Filippo Taddia, grazie a cui
stare in classe non è mai stato così divertente, Sara Loffredi, che
rivendica il nostro non essere tutti uguali, Giovanni Colaneri, che
accompagna i più piccoli alla ricerca della loro storia, e Daniela Berti,
che propone un laboratorio che è insieme esplorazione poetica, caccia agli
indizi e trasformazione del gesto in narrazione. A bambini e ragazzi sono anche
rivolti giochi interattivi, giochi di gruppo e quiz a tema, in
collaborazione con il Consorzio del Parmigiano Reggiano.
A questo link è possibile consultare il programma integrale del Festival.