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Ventiventi, l’evoluzione del Metodo Classico grazie a un tempo di affinamento maggiore

26/02/2026

La famiglia Razzaboni: il padre Vittorio con i figli Tommaso, Riccardo e Andrea
La famiglia Razzaboni: il padre Vittorio con i figli Tommaso, Riccardo e Andrea
I cinque Metodo Classico della cantina Ventiventi
I cinque Metodo Classico della cantina Ventiventi

Nel distretto vitivinicolo a nord di Modena, Ventiventi continua a definire il proprio percorso nel Metodo Classico con un approccio contemporaneo che unisce visione familiare, precisione tecnica e attenzione al territorio.La cantina della famiglia Razzaboni annuncia oggi un’evoluzione significativa: l’allungamento dei tempi di affinamento sui lieviti per i cinque vini di punta.
Una decisione che è nata in modo naturale, seguendo l’evoluzione delle basi in cantina. Quello che inizialmente era stato progettato come un affinamento di circa 30 mesi ha preso una direzione diversa, grazie agli assaggi e alla capacità di ascoltare il vino nel tempo.

Essere giovani significa avere il lusso di lasciarsi sorprendere. Avevamo previsto 30 mesi, ma all’assaggio abbiamo capito la vera potenzialità dei nostri vitigni”, spiega Andrea Razzaboni, “abbiamo obbedito, scoprendo che, a 40 e 50 mesi, la freschezza non svaniva ma si vestiva di un’eleganza che non osavamo immaginare. Modena non è solo velocità. In cantina, abbiamo imparato che l’eleganza ha bisogno di lentezza”.
Per una realtà giovane, scegliere di aspettare più a lungo ha significato accettare un cambio di tecnica e di stile. L’obiettivo era verificare quanto i vitigni potessero evolvere senza perdere il loro carattere immediato e territoriale.

Diciamo che questo passaggio di affinamento è stato, a tutti gli effetti, una scommessa sulla curva evolutiva che, per un’azienda giovane, è una vera sfida. Abbiamo scoperto che le nostre basi possiedono un potenziale di invecchiamento superiore alle aspettative, dove la terziarizzazione degli aromi non copre la varietalità, ma la esalta, creando una sinergia perfetta tra lo stile modenese e l’eleganza del Metodo Classico”, continua Andrea Razzaboni.

L’allungamento dei tempi di permanenza sui lieviti ha portato a vini più completi e armonici, senza rinunciare alla bevibilità che rappresenta uno dei tratti distintivi delle bollicine emiliane. Anche la scelta dei dosaggi si è orientata verso livelli contenuti, lasciando che fossero il tempo e il vitigno a guidare l’equilibrio finale.

Pignoletto, Lambrusco di Sorbara e Lambrusco Salamino di Santa Croce sono vitigni eccezionali. In partenza temevamo che affinamenti eccessivi potessero far svanire la freschezza delle singole varietà e far perdere l’autenticità delle bevute modenesi, estremizzando la complessità e rischiando di creare forzature”, racconta Andrea Razzaboni, “in realtà il risultato ottenuto è stato l’opposto: spumanti eleganti che non necessitano di grandi dosaggi, perché già in grado di raccontare il vitigno ed esprimere pienamente il lavoro svolto in campagna e il lungo affinamento sui lieviti”.

Il risultato di questa evoluzione si traduce nei nuovi tempi di affinamento dei cinque Metodo Classico simbolo della cantina.

I cinque vini e i tempi di affinamento:
− Blanc de Blancs V.2021 – 40 mesi sui lieviti, 3 g/l di residuo zuccherino
− Rouge de Noirs V.2021 – 40 mesi sui lieviti, 4 g/l di residuo zuccherino
− Ventiventi Rosé V.2020 – 50 mesi sui lieviti, 4 g/l di residuo zuccherino
− Ventiventi Brut V.2020 – 50 mesi sui lieviti, 4 g/l di residuo zuccherino
− Ventiventi Pas Dosé V.2020 – 50 mesi sui lieviti, 0 g/l di residuo zuccherino

Più che inseguire uno stile prestabilito, Ventiventi ha scelto di seguire il ritmo naturale dei propri vini, lasciando che fossero il tempo e l’esperienza a definire la direzione. Una scelta che racconta bene l’identità della cantina: giovane e dinamica, ma capace di rallentare quando serve. Questa nuova fase si inserisce con coerenza nella visione della famiglia Razzaboni, che fin dall’inizio lavora per offrire una lettura contemporanea delle bollicine emiliane, valorizzando i vitigni locali attraverso il Metodo Classico e una filiera completamente controllata.

La storia di Ventiventi ha inizio nel 2014 con l’acquisizione dei terreni allo scopo di radicare un sogno nella terra emiliana che, a Medolla, in provincia di Modena, ospita i 70 ettari di proprietà, di cui 30 vitati, e la cantina. La scelta della terra non è casuale. La tessitura alluvionale, con il 45% di argilla, 47% di limo e 8% di sabbia, offre un habitat ideale per la vite. Con il primo impianto nel 2016, le radici non sono solo quelle delle viti, ma quelle di una famiglia pronta a prendersi cura di ogni filare, di ogni tralcio, consapevole che la pazienza è il primo ingrediente del successo. La prima vendemmia del 2018 rappresenta il frutto di anni di attesa e lavoro, ma è solo l’inizio.
La vera svolta arriva nel 2020, l’anno che non a caso dà il nome alla cantina. Con la commercializzazione ufficiale dei primi vini, Ventiventi fa il suo ingresso sul mercato e inizia a farsi strada in un settore competitivo e in continua evoluzione. La scelta del Metodo Classico, l’impegno verso la sostenibilità e l’attenzione maniacale alla qualità si rivelano la chiave per distinguersi. L’approccio è basato sulla valorizzazione dei vitigni locali, come il Lambrusco Salamino di Santa Croce, il Sorbara, l’Ancellotta e il Pignoletto, ma troviamo anche varietà internazionali come il Chardonnay, Pinot Bianco, Cabernet Sauvignon e Traminer. Oggi, la produzione conta oltre 66.000 bottiglie tra Metodo Classico, Charmat e vini fermi.
Dal novembre 2023, Ventiventi entra a far parte della FIVI - Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti- una scelta che rafforza l’identità dell’azienda e ne certifica l’approccio autentico e trasparente.

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