
Nel cuore della Motor Valley, dove la passione per la velocità si fonde con l'ingegneria d'avanguardia, esiste una realtà che sta riscrivendo le regole della formazione accademica: UniBo Motorsport, il racing team ufficiale dell'Università di Bologna, non è solo una scuderia studentesca, ma un vero e proprio laboratorio di eccellenza che da 16 anni trasforma studenti in professionisti pronti per la griglia di partenza del mercato globale.
In questa intervista Franceco Nerozzi, ex studente del Liceo Steam Emilia, oggi al primo anno di Ingegneria Meccanica all'Università di Bologna, racconta la sua esperienza all’interno del progetto Unibo Moptorsport.
UniBo Motorsport è nata nel 2009 con soli 10 studenti e oggi ne conta oltre 300 provenienti da diverse facoltà. In che modo siete riusciti a trasformare un gruppo di appassionati in una vera e propria realtà aziendale con un organigramma così complesso e strutturato?
L’evoluzione del team è stata un processo graduale ma estremamente rigoroso. Siamo partiti nel 2009 con un unico obiettivo: la costruzione di un prototipo a combustione. Tuttavia, la volontà di alzare costantemente gli standard prestazionali ci ha imposto una trasformazione radicale della nostra struttura interna. Siamo passati da semplice club studentesco ad Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD), un passaggio formale necessario per gestire le complessità legali, amministrative e di marketing che un progetto di questa portata richiede. Oggi operiamo secondo logiche aziendali: ogni reparto ha obiettivi definiti e responsabilità precise. La crescita numerica non è stata solo quantitativa, ma qualitativa, integrando competenze trasversali che vanno dall'ingegneria pura all'economia, fino alla comunicazione. Stiamo inoltre valutando l’apertura di nuovi reparti per gestire l’indipendenza produttiva che abbiamo raggiunto, cercando di internalizzare sempre più fasi della progettazione e della realizzazione dei componenti.
Nel 2022 il team ha conseguito il prestigioso primo posto mondiale tra 500 università, nella Classe 3 Formuls Ata. Attualmente gestite contemporaneamente tre prototipi: combustione, elettrico e moto. Qual è la sfida ingegneristica più complessa che state affrontando, in particolare nel contesto della transizione verso la mobilità elettrica?
Il passaggio all’elettrico rappresenta il nuovo paradigma del motorsport universitario. La sfida più ambiziosa che stiamo affrontando riguarda l’implementazione della tecnologia driverless (guida autonoma) sul prototipo elettrico. Questo ambito richiede una perfetta sinergia tra hardware e software: l’integrazione di sensori ad alta precisione deve armonizzarsi con l’architettura del veicolo senza compromettere l’efficienza aerodinamica, un equilibrio estremamente delicato. Parallelamente, un pilastro della nostra innovazione è lo sviluppo interno di un pacco batteria proprietario. Non utilizziamo soluzioni standard, ma progettiamo e produciamo l’intero accumulatore per ottimizzare pesi, ingombri e prestazioni termiche. È un ambito di ricerca fondamentale che rispecchia perfettamente le attuali tendenze della mobilità sostenibile a livello industriale.
Il vostro legame con il tessuto industriale è solidissimo, con oltre 170 aziende tra cui Lamborghini e Ducati. In che modo il supporto costante di queste eccellenze influenza la progettazione dei prototipi e quanto è determinante lo scambio di know-how per mantenere il team ai vertici delle classifiche mondiali?
La collaborazione con partner di questo calibro è l’elemento che ci permette di mantenere un vantaggio competitivo. Lo scambio di know-how è costante: basti pensare al supporto ricevuto da Ducati, fondamentale per il successo mondiale del nostro prototipo motociclistico. Le aziende non ci forniscono solo componenti o risorse, ma ci offrono una consulenza tecnica di altissimo livello che accelera il nostro processo di apprendimento. D’altro canto, le aziende stesse traggono beneficio da questo scambio, osservando la nostra flessibilità operativa e la nostra capacità di team building. In un ambiente universitario, il legame tra i membri è molto stretto e questa coesione si traduce in una rapidità di risoluzione dei problemi che risulta di grande interesse anche per contesti aziendali consolidati.
Un dato significativo rivela che l’80% dei membri del team accede al mercato del lavoro tramite i vostri partner, spesso ancor prima di concludere il percorso accademico. Quali sono le "soft skills" o le competenze tecniche che uno studente acquisisce in UniBo Motorsport e che non troverebbe nei percorsi accademici tradizionali?
Il valore aggiunto di UniBo Motorsport risiede nella capacità di colmare il divario tra teoria e pratica, tra mondo accademico e modo del lavoro. Sebbene l’università fornisca basi solide, nel team impariamo a gestire la pressione delle competizioni e l'imprevisto tecnico. Saper intervenire su un guasto durante una gara richiede una prontezza mentale che non si apprende sui libri. Inoltre, partecipando alla Formula Student, siamo chiamati a presentare i nostri progetti a giudici internazionali, giustificando non solo le scelte tecniche ma anche la sostenibilità economica e il budget. Questo sviluppa doti comunicative e gestionali che sono tipiche di un profilo professionale già maturo. La nostra forma mentis è orientata al risultato e all’efficienza, caratteristiche che le aziende del settore ricercano prioritariamente nei giovani ingegneri.
Attraverso eventi come il Motorfest e l'Unveiling, create un ponte diretto tra l’università e il mondo delle imprese. Quali sono i prossimi obiettivi, sia in termini di traguardi sportivi che di innovazione digitale?
Quest’anno l’obiettivo è tornare ai vertici anche con le auto. Abbiamo riprogettato da zero sia la macchina ibrida che quella elettrica per essere competitivi con i top team mondiali. Siamo stati invitati in Michigan, negli Stati Uniti, per una gara prestigiosa: abbiamo dovuto riadattare la macchina ai loro regolamenti in tempi record, una sfida nella sfida. Sul fronte digitale, l'obiettivo è consolidare la nostra rete. Il nuovo software gestionale per i partner è un progetto ambizioso: l’idea è quella di offrire ai nostri partner uno strumento di monitoraggio e censimento delle risorse umane del team, facilitando l'individuazione dei talenti più idonei alle loro necessità produttive. Puntiamo a diventare un vero e proprio hub di eccellenza, dove il successo sportivo è il biglietto da visita di una struttura capace di generare innovazione continua e capitale umano altamente qualificato.
Cosa consiglieresti a un ragazzo che oggi si iscrive a ingegneria e sogna di entrare in questo progetto?
Gli direi di non esitare. Entrare nel team di UniBo Motorsport è l'esperienza più formativa che si possa fare; colma quel gap tra teoria e pratica che spesso affligge il sistema universitario. Far parte di questo progetto consente di sviluppare quelle skill che un semplice percorso accademico e teorico non può fare; io personalmente, grazie al mio percorso di studi presso il liceo Steam Emilia, dove viene data molta attenzione all’aspetto pratico e sperimentale dell’apprendimento, ero più preparato ad affrontare questo gap, rispetto ai miei compagni di università. E poter seguire un progetto dalla sua fase embrionale fino alla sua concreta realizzazione è bellissimo ed estremamente formativo. Tutto questo è certamente faticoso e richiede tanto tempo e sacrificio, ma vedere la macchina o la moto che hai progettato correre e vincere... beh, è una soddisfazione che non ha prezzo.