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Gian Luigi Zaina e Guido Gentili, rispettivamente presidente della Fondazione Premio Estense e presidente della giuria tecnica
La quartina dei libri finalisti del Premio Estense 2020. In finale vittoria ex aequo per Concetto Vecchio e Pablo Trincia

Gian Luigi Zaina: "Il Premio Estense è un impegno civile verso la cultura"

04/05/2021

di Marcello Conti

"Fin dalla nascita l’obbiettivo principale del Premio Estense è rimasto lo stesso: promuovere il giornalismo responsabile e di qualità". Parola di Gian Luigi Zaina, imprenditore ferrarese, vicepresidente di Confindustria Emilia e presidente della Fondazione Premio Estense. Da pochi giorni si è chiusa la lista dei libri candidati. Il 22 maggio sapremo i titoli dei quattro finalisti e il 25 settembre quello del vincitore. 

Guarda la videointervista di Marco Santangelo

Ha preso l’incarico di presidente della Fondazione l’anno scorso. Un’annata particolare…
"Nell’anno del Covid abbiamo dovuto prendere diversi provvedimenti straordinari e cambiare la direzione più volte. Ma la situazione ci ha anche permesso di evolvere la nostra comunicazione prendendo la strada della digitalizzazione. Per la prima volta dopo 56 anni abbiamo costruito una dimensione del premio digitale: vale a dire un sito molto fruibile, pieno di contenuti. E poi le interviste ai giornalisti partecipanti al Premio, le varie iniziative e la stessa cerimonia di premiazione distribuiti attraverso le piattaforme social. Per la prima volta tutto ciò che veniva fatto all'interno dei palazzi o del teatro è stato visibile anche dall'esterno".

Ci spieghi brevemente come funziona il Premio.
 
"Il Premio Estense è davvero una grande kermesse che si svolge ininterrottamente da 56 anni ed è centrato su una giuria tecnica prestigiosa, che analizza circa una cinquantina di testi pubblicati nell'anno corrente. Vengono selezionate 4 libri che vengono poi letti da una giuria popolare di 40 persone. Dopodiché c'è una discussione che viene fatta la mattina stessa della celebrazione, per scegliere il vincitore dell'Aquila d'Oro. Il Premio Estense si è poi arricchito anche di un premio alla carriera. Dunque un riconoscimento parallelo che non è legato a un libro, ma a un giornalista, alla sua storia. Si chiama Granzotto ed è un premio molto importante. È assegnato attraverso una discussione tra la giuria tecnica e una giuria costituita da imprenditori della nostra associazione".

Cosa rappresenta il Premio per Confindustria Emilia?
"Per Confindustria Emilia è sempre stato importante uscire dai propri capannoni e occuparsi della società. Il Premio Estense era anche un impegno civile nei confronti della cultura. Questa intuizione di Piacentini, fondatore del Premio nel 1965, è più che mai attuale e visionaria. Perché oggi qualsiasi imprenditore sa che i valori non stanno solamente nelle macchine e nei capannoni, ma stanno soprattutto nelle capacità e nelle competenze. E queste si sviluppano meglio all'interno di un territorio colto. Un'impresa è come una pianta, non può crescere in un ambiente arido e desertico, deve stare in un ambiente forte, ricco; e quindi l’impresa stessa deve contribuire a nutrirlo".

E per quanto riguarda il futuro?

"Già quest'anno ci saranno altre innovazioni, tra cui un rapporto sempre più forte con l'Ordine dei Giornalisti, che ha spinto per lavorare con le scuole di giornalismo. Abbiamo già siglato un accordo tra Confindustria Emilia e il Master di Giornalismo di Bologna. La nostra idea è quella di creare una rete con tutti i Master in giornalismo più importanti d'Italia. E poi sarà interessante nel futuro l’evolvere del Premio anche in senso dell'internazionalizzazione, che è un altro tema molto caro al mondo delle imprese".