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“L’intelligenza artificiale che rivoluziona le PMI”, il terzo volume scritto dai fondatori di Centro Software

30/06/2026

Lorenzo Battaglini. CEO di Centro Software
Lorenzo Battaglini. CEO di Centro Software

Dopo anni di investimenti in digitalizzazione, ERP e Industria 4.0, le imprese si trovano davanti a una nuova sfida: trasformare i dati in processi più governati e in decisioni più rapide, misurabili e vicine all’operatività. Da questa riflessione nasce “L’intelligenza artificiale che rivoluziona le PMI”, il terzo volume, dopo quelli già prodotti per Franco Angeli e Il Sole 24 Ore, scritto da Lorenzo Battaglini e Stefano Frascari, fondatori di Centro Software. Ne parliamo con uno degli autori, Lorenzo Battaglini, CEO dell'azienda di San Pietro in Casale, nel bolognese

Perché avete deciso di scrivere questo libro oggi?
L’idea di dedicare un libro alla rivoluzione dell’AI nelle PMI nasce da una consapevolezza: l’intelligenza artificiale è ormai entrata nell’agenda di tutte le imprese, ma spesso il dibattito resta distante dalla realtà aziendale quotidiana. Da una parte c’è un entusiasmo comprensibile per una tecnologia che sta già cambiando il modo in cui lavoriamo o prendiamo decisioni. Dall’altra, molte PMI si chiedono come introdurla nei processi senza che rimanga l’ennesima utopia sperimentale. Noi lavoriamo da anni a stretto contatto con le imprese manifatturiere e vediamo bene questa distanza. L’imprenditore ha bisogno di capire dove l’AI può essere utile, quali processi può migliorare, che dati servono, chi deve guidare il progetto e come si misura il ritorno. Il libro nasce da qui: dalla volontà di riportare l’intelligenza artificiale dentro la realtà concreta delle PMI italiane.

Qual è il principale equivoco che vedete oggi quando si parla di AI nelle aziende?
L’equivoco più diffuso è pensare che basti adottare uno strumento per ottenere risultati. Negli ultimi anni abbiamo visto molte aziende avvicinarsi all’AI come a una tecnologia quasi magica, capace di risolvere problemi che in realtà hanno radici molto più profonde. I numeri offrono un quadro chiaro: tra il 90% e il 95% dei progetti legati all’AI generativa non produce un impatto concreto sui conti aziendali o non arriva mai alla messa in produzione, e non perché la tecnologia non funzioni, ma perché non è sufficiente introdurla per creare valore. Prima di parlare di AI (e di portarla in azienda) bisogna capire dove applicarla, con quali obiettivi e su quali processi. Solo quando il problema è chiaro, il ritorno è misurabile e l’organizzazione è pronta, la tecnologia può diventare davvero utile per l’impresa.

Da dove deve partire, allora, un’azienda per evitare che l’AI resti solo una promessa?
È fondamentale partire da un processo preciso, prima ancora che dalla tecnologia. Bisogna innanzitutto individuare un processo specifico, misurare quanto tempo e denaro assorbe oggi, e calcolare il beneficio atteso dall'automazione: maggiore velocità, minori costi, migliore qualità del dato, più controllo o più capacità di risposta al cliente. Poi serve una gerarchia di responsabilità chiara. Ogni progetto dovrebbe avere un referente interno, vicino all’area di business coinvolta, e indicatori misurabili. Senza questa impostazione, l’AI rischia di rimanere un esercizio interessante, ma marginale rispetto ai risultati dell’impresa.

In quali aree aziendali vedete oggi i risultati più tangibili?
Vediamo già risultati concreti nelle aree in cui esistono processi ripetitivi, dati disponibili e un beneficio misurabile. Le applicazioni più utili sono spesso verticali: agenti o assistenti specializzati, costruiti per un compito preciso e collegati ai processi dell’azienda. Pensiamo all’amministrazione, agli acquisti, alla gestione documentale, alle vendite, alla logistica, alla produzione e al controllo di gestione. In questi ambiti l’AI può già intervenire su attività molto operative: leggere documenti, estrarre informazioni, confrontarle con ordini o dati presenti nel gestionale, segnalare anomalie. Nel commerciale, ad esempio, assistenti integrati possono supportare la gestione di richieste, ordini, disponibilità o stato delle consegne. In produzione, invece, l’AI può aiutare nell’analisi dei dati, nella pianificazione e, nelle aziende più mature, anche in attività predittive. La differenza la fa sempre il collegamento con il processo reale: più l’applicazione è concreta, più è facile misurarne il valore.

Guardando ai prossimi cinque anni, cosa distinguerà i vincitori dai vinti nella corsa all’AI?
Siamo convinti la differenza la farà la capacità di organizzarsi: mettere ordine nei dati, rendere più chiari i processi, formare le persone, scegliere priorità precise e misurare i risultati. Le PMI che sapranno usare bene l’AI, e che si muoveranno per tempo, diventeranno più rapide nel prendere decisioni, più efficienti nella gestione operativa e più capaci di valorizzare il proprio know-how. Quelle che resteranno ferme rischieranno invece di trovarsi con strumenti digitali sottoutilizzati, dati poco leggibili e processi troppo lenti rispetto alla velocità del mercato. L’AI non sostituirà la capacità imprenditoriale, ma premierà le aziende che sapranno combinarla con metodo, competenze e visione.

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