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La scommessa di Regenesi: lo scarto è bello

03/05/2019

Riciclo, riuso e sostenibilità sono diventati concetti di comprensione comune che impattano da vicino le nostre consuetudini consumeristiche e, di riflesso, anche i modelli produttivi delle aziende. Farenews ha intervistato Maria Silvia Pazzi, ceo di Regenesi, azienda emiliana all'avanguardia in fatto di economia circolare. Alla faccia di chi non crede che scarti e rifiuti possano rigenerarsi e vivere nuova vita.

Regenesi figura tra i 100 “campioni” dell’economia circolare italiana, selezionati per il rapporto 2018 “100 Italian Circular Economy Stories” di Fondazione Symbola nella categoria abbigliamento e accessori. Quando e come nasce la vostra intuizione?
"A maggio 2008, ho avuto l’intuizione di cercare una nuova sintesi fra il made in Italy, il saper concepire e creare prodotti belli e utili, con l’idea di recupero dagli scarti. L’idea è stata sin dall’inizio quello di creare prodotti belli, sostenibili e 100% made in Italy. È nata così Regenesi che, a partire dalnome, manifesta subito la vocazione a creare nuovi oggetti rigenerandomateriali di post consumo. Oggi è normale parlarne, ma allora sembrava una provocazione destinata a esaurirsi. Sono quindi felice che Regenesi sia una delle case-history selezionate per il rapporto di Enel e Fondazione Symbola. Oggi, dopo più di dieci anni di tenace lavoro, posso affermare che il mercato è pronto a riconoscere e ad accogliere collezioni che, rinascendo da altre storie e impieghi, trasmettono più bellezza e rispetto".

Che cosa produce Regenesi e qual è il suo modello produttivo?
"Regenesi produce accessori moda e di design, innovativi e completamente sostenibili. Inoltre, collabora con aziende per sviluppare progetti congiunti di rigenerazione degli scarti che permettono alle aziende di migliorare la propria sostenibilità. Il nostro modello produttivo è quello della rete, per garantire flessibilità e competenze ai nostri clienti. Collaboriamo con designer di fama internazionale, aziende artigianali del tessuto italiano; le attività strategiche e di coordinamento sono svolte da un piccolo team coordinato da me".

L'Emilia è una terra di grandi eccellenze manifatturiere. Come si coniuga l'antropizzazione e l'industrializzazione diffusa dell'area con il cambio di paradigma imposto dall'economia circolare?
"L’economia circolare necessita di un approccio collaborativo fra imprese. Il ruolo di Regenesi è esattamente quello di chiudere il cerchio tra diverse imprese proponendo ogni volta progetti che permettano a ogni azienda di rendere sostenibile la propria produzione non defocalizzandosi dal proprio business principale creando valore anche laddove si vedono solo scarti. Con il nostro aiuto le aziende possono ripensare a come utilizzare i propri sfridi industriali sino ad arrivare a casi tipo quello avvenuto con Dainese, che ha dato vita a una linea di nuovi prodotti in co-branding consegnati chiavi in mano alla azienda che invece di trovarsi un problema di scarti da gestire ora si trova una nuova linea di fatturato. Spesso passare dal dire al fare economia circolare è complicato e ambizioso ma questa è la sfida di oggi e del domani. Le aziende devono uscire dal si è sempre fatto così".

Dall'indagine recentissima "Per una strategia nazionale dei rifiuti" di Fise-Assoambiente, emerge un livello nazionale disastroso: l'Italia è lontana dal disporre di un sistema di gestione dei rifiuti efficace, con risultati allarmanti per ambiente ed economia. Ma non è conveniente riutilizzare scarti e rifiuti?
"La realtà italiana, come spesso capita, ha luci e ombre. Molte imprese si stanno muovendo, anche se non sempre nella direzione corretta. Nel quinquennio 2014-2018, per esempio, secondo il rapporto Greenitaly di Fondazione Symbola 345mila imprese italiane hanno investito nella green economy. A livello territoriale alcune regioni hanno raggiunto indicatori di recupero dei rifiuti migliori della media europea, ma non tutto il nostro Paese sta investendo in questo senso. Parlando di aziende il punto è che l’economia circolare genera valore alle aziende in termini di fatturato, competitività e reputazione solo quando queste investono davvero sul tema. L’esperienza di questi anni mi porta a dire che l’approccio green al proprio business può essere un fattore critico di successo per l’azienda, così come, all'opposto, se tralasciato, può diventare un elemento di forte criticità. Credo che fra 10 anni non esisteranno più aziende che non abbiano pratiche di economia circolare. Chi non si sarà mosso dovrà, temo, uscire dal mercato".

Come si immagina Regenesi tra 10 anni?
"Nei primi 10 anni abbiamo lavorato per creare un brand attraverso prodotti simbolici e iconici. Ora ci stiamo concentrando su partnership tecnologiche e distributive con altre aziende, con l’intenzione di mantenere la leadership di marchio di lifestyle italiano dall’anima green. Fra 10 anni mi immagino quindi una azienda più grande, con diversi partner tecnologici, commerciali e produttivi: ognuno con il proprio business model ma tutti con l’idea di creare valore economico, sociale e ambientale".