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Gianluca Nicoletti, un cervello ribelle prestato al giornalismo

03/02/2020

"A me piace giocare con le visioni, con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite. A volte lo faccio anche su La STAMPA e a RADIO24". Gianluca Nicoletti è uno di quei rari casi in cui tra virtuale e reale non passa nemmeno uno spillo, anzi. La chiusura tra i due mondi è pressoché ermetica. Tra il tweet biografico e la carta d'identità, crediamo quasi facessimo un atto di fede, non c'è differenza. Abbiamo avuto la fortuna di incocciarlo a Finale Emilia per la presentazione di Astronave Lab.

Finale Emilia, Area Nord della provincia modenese, per tanti la Bassa. Dal punto di vista della concretezza è una terra che ha l'effetto del nastro adesivo: ti si appiccica ben bene e ti tiene lì a fare. Nemmeno il terremoto del 2012 è riuscito a scalfire questa indole. Sottoscrivi?   
"Figurati se sottoscrivo. Io sono bi-terremotato, sia come umbro di nascita, sia come aquilano acquisito (ho una casetta in montagna dove ho allevato i figli). Sono anni che giro il territorio nazionale in cerca di approdi sicuri dove attraccare la mia scialuppa di salvataggio, quella dove assieme a Tommy cerco di allontanarmi dal luogo del naufragio. Andare dove la terra ha tremato e la tenacia delle persone le ha fatte restare in piedi nonostante tutto è per me uno stimolo a resistere al terremoto quotidiano che vive un genitore atterrito dall'idea che un figlio possa sopravvivergli in un mondo spietato ed egoista". 

Astronave Lab è il progetto con cui l'asse romano-emiliano si fa di acciaio. Galeotto fu l'incontro con la Banda Rulli Frulli...   
"Sì, un incontro 'galeotterrimo'. Per puro caso ho conosciuto Federico Alberghini e i suoi marinai tamburini a Como nel 2017 in occasione di un TED, quella cosa per capirci dove delle persone raccontano la loro vita in 20 minuti dentro un cerchio rosso e poi lo vede tutto il mondo. In quell'occasione lanciai il mio tema, oggi dominante, dell'evoluzione in corso legata al valore del pensiero ribelle, Federico mi regalò un tamburo per Tommy, me lo portai dietro in treno fino a Roma fotografandolo in ogni posto possibile. Quel tamburo me lo sono tenuto nel mio studio per due anni ancora, poi un giorno Federico mi ha chiamato per il Rulli Frulli Day a Finale… il resto è noto, si chiama Rulli Ribelli". 

Diciamo meglio: Astronave Lab è una start up che si giova del coraggio di due aziende del territorio: Casoni e Cigaimpianti.   
"Sono stato molto felice di essere presente alla presentazione ufficiale di Astronave Lab. Un raro esempio di progetto che punta all'impiego di persone con fragilità in attività che mirino alla "bellezza" cercando allo stesso tempo di salvaguardare un conto economico che dia la giusta dignità al lavoro di quei ragazzi. Sono convinto che il valore della diversità si possa dimostrare non soltanto comunicandolo per astratto, come fosse una virtù necessaria a tutti, quanto piuttosto dimostrando nel pratico che la creatività ha mercato quando riesce a fare sua la spregiudicatezza di chi nasce diverso e pensa diverso. Ho conosciuto i due imprenditori che sostengono l'impresa, non a caso sono persone sinceramente "illuminate", entrambi hanno la consapevolezza che contribuire alla "felicità" generale del proprio territorio è non solo un'ammirevole buona azione, ma pure una concreta strategia di mercato. La felicità è virale, contamina chiunque e fa bene a chiunque, soprattutto all'economia".

Rullo di tamburi che amplifichi il messaggio: che cosa ti piacerebbe dire alla comunità imprenditoriale emiliana?   
"Mi piacerebbe riflettessero sulle parole che ho scritto per la copertina dell'agenda dei Rulli Frulli. 'Nulla è più potente di un tamburo per rompere il silenzio. A chi non ha voce sarà dato un oggetto che fa rumore. Qualunque cosa può trasformarsi in uno strumento musicale. Chiunque può far parte di una banda di felici musicisti. Ci basta una pentola vecchia per farci sentire fino al cielo. Non serve l'uniforme di gala, è bellissimo vestirsi a strisce. A strisce come chi mettono dietro a delle sbarre. Per dimostrare che le uniche prigioni che ci fanno paura sono quelle dei pregiudizi verso i nostri allegri cervelli'. Provino a immaginarla riferita all'oggetto che produce la loro azienda. Vedranno che dietro queste parole si nasconde una formula segreta che a loro non potrà che giovare… ci provino".

Cervelli Ribelli, Per Noi Autistici, Insettopia: il giornalismo è una parte importante della tua vita, non l’unica.   
"Qui citi tre titoli che non appartengono alla mia storia professionale classica, intesa come collaborazione a testate e aziende editoriali. Sono tre fasi della mia necessaria "invenzione" per salvare la vita a persone come mio figlio Tommy, di sicuro sono la declinazione più importante e per me di soddisfazione del mestiere che faccio con passione da 35 anni. Ho imparato più da Tommy e dagli altri come lui che da tutte le interviste, inchieste, programmi fatti nel corso di un'intera vita impegnata nel lavoro di raccontare il mondo".

Coltivare pensieri ribelli e poco standardizzati mantiene la società... come?    
"Mi costringi a citare tre punti del 'Manifesto dei Cervelli Ribelli', non saprei risponderti in termini più efficaci. SENZA CERVELLI RIBELLI LA SOCIETÀ INGHIOTTE SE STESSA: in assenza di un pensiero ribelle la società si dibatte in un sistema chiuso. L’evoluzione s’inibisce. I CERVELLI RIBELLI FAVORISCONO L’INNOVAZIONE: i cervelli ribelli sono quelli che sanno cogliere varianti imprevedibili rispetto a sistemi di pensiero stabilizzati. L’UMANITÀ SI EVOLVE ATTRAVERSO CERVELLI RIBELLI: l’affermarsi del cervello ribelle accelera il progresso inducendo altri esseri umani a mettersi in discussione".

Beato chi non dubita. Mai.   
"Beato sì, forse? Ma nemmeno tanto... Io ho fatto del "piacere del dubbio" il sottotitolo del mio programma Melog a Radio24. Anche nella vita mi nutro da sempre dei miei dubbi perché li trasformo in domande e quindi in azioni, mai nella sicurezza assoluta di fare la cosa giusta però. Conservo sempre quella dose di azzardo, di spregiudicatezza, di incoscienza. Alla fine mi hanno sempre accompagnato, facendomi anche fare enormi errori, ma facendomi pure incamminare in imprese che sarebbero razionalmente da considerare follie. Come l'ultima di creare un atelier per Tommy e gli altri. Ho investito ogni risparmio nell'acquisto delle mura e ora devo trovare risorse per trasformare quel posto in un modello di inclusione e imprenditoria "speciale" che chiunque voglia possa riprodurre".