
Un titolo è salito molto: significa che continuerà a farlo? Un’azione costa poco: è davvero un affare? Quando si investe in Borsa, il prezzo racconta solo una parte della storia. Prima di scegliere un titolo occorre capire l’azienda che c’è dietro e, soprattutto, quanto il mercato ci sta chiedendo di pagarla.
Acquistare un’azione significa diventare proprietari, seppure per una quota minuscola, di un’impresa. Sembra un concetto elementare, ma è un buon punto di partenza per affrontare l’investimento azionario con una prospettiva diversa.
Dietro le oscillazioni quotidiane delle quotazioni ci sono infatti aziende che vendono prodotti e servizi, sostengono costi, assumono personale, contraggono debiti, investono, generano – si spera – profitti e competono con altre imprese.
Per questo, prima di domandarsi “questa azione salirà?”, può essere più utile porsi altre domande: l’azienda cresce? È redditizia? Ha troppi debiti? Genera cassa? E soprattutto: quanto sto pagando per acquistare una parte dei suoi risultati presenti e futuri?
È qui che entrano in gioco l’analisi fondamentale e alcuni indicatori finanziari.
Partiamo dai fondamentali. Un’impresa sana dovrebbe innanzitutto essere capace di sviluppare il proprio business. Il fatturato è quindi uno dei primi dati da osservare: indica il valore delle vendite realizzate dall’azienda in un determinato periodo.
Ma vendere molto non basta. Un’impresa può aumentare i ricavi e, nello stesso tempo, vedere crescere ancora più velocemente i propri costi. Ecco perché è necessario scendere lungo il conto economico e osservare margini e utili.
I margini consentono di capire quanta redditività l’azienda riesca a estrarre dalla propria attività. L’utile netto, invece, ci dice quanto rimane dopo aver considerato costi, interessi e imposte.
Ancora più interessante è osservare questi numeri nel tempo. Un singolo esercizio può essere influenzato da eventi eccezionali; una serie di anni può raccontare molto meglio la traiettoria dell’impresa.
Ricavi in crescita, margini solidi e utili sostenibili sono generalmente segnali positivi. Ma non sono ancora sufficienti.
Immaginiamo due aziende che ottengano risultati economici simili. La prima li raggiunge con un indebitamento contenuto; la seconda ha accumulato una montagna di debiti. Sono davvero equivalenti?
Evidentemente no.
Il debito non è necessariamente negativo: può finanziare investimenti, acquisizioni e sviluppo. Diventa però un elemento di vulnerabilità quando raggiunge livelli difficili da sostenere, soprattutto se i tassi d’interesse aumentano o l’attività dell’impresa rallenta.
Per questo è importante osservare la struttura finanziaria della società e confrontare l’indebitamento con grandezze come il patrimonio, i risultati operativi e la capacità di generare cassa.
In altre parole, non conta soltanto quanto un’azienda guadagna, ma anche quali risorse e quali rischi sono necessari per produrre quei risultati.
C’è poi un dato spesso meno familiare ai non addetti ai lavori: il cash flow, cioè il flusso di cassa. Utile e cassa non sono la stessa cosa. Il bilancio segue regole contabili che possono far emergere ricavi e costi in momenti diversi rispetto agli effettivi movimenti di denaro.
Per questo la capacità di un’impresa di generare liquidità attraverso la propria attività è un elemento particolarmente importante nell’analisi.
Una società può dichiarare utili interessanti ma avere difficoltà nel trasformarli in cassa. Al contrario, una generazione di cassa robusta e persistente può essere un segnale della qualità economica del business.
A questo punto arriva uno dei concetti più importanti – e forse più controintuitivi – dell’investimento azionario.
“Trovare una buona azienda non basta. Bisogna anche pagarla il giusto prezzo.”
Supponiamo di individuare un’impresa con ricavi in crescita, ottimi margini, poco debito e prospettive molto favorevoli. Se tutti gli investitori hanno già riconosciuto queste qualità, il prezzo dell’azione potrebbe essere talmente elevato da incorporare aspettative molto ambiziose.
In quel caso, anche risultati aziendali buoni potrebbero non bastare a far salire ulteriormente il titolo.
È per questo che l’analisi fondamentale deve essere accompagnata dalla valutazione.
Uno degli indicatori più utilizzati è il P/E, Price/Earnings, cioè il rapporto tra il prezzo di un’azione e l’utile attribuibile a ciascuna azione.
Il concetto è intuitivo: indica, in termini semplificati, quanto il mercato è disposto a pagare per gli utili prodotti dall’azienda.
Ma attenzione alle scorciatoie. Un P/E basso non significa automaticamente che un titolo sia conveniente. Il prezzo potrebbe essere basso perché il mercato teme un peggioramento dei risultati futuri.
Allo stesso modo, un P/E elevato non significa necessariamente che un’azione sia troppo cara: potrebbe riflettere aspettative di forte crescita degli utili negli anni successivi. Il numero, quindi, dice poco se osservato isolatamente. Può essere più utile confrontarlo con quello di aziende concorrenti, con la sua evoluzione storica e, soprattutto, con le prospettive di crescita della società.
A seconda del tipo di azienda, possono essere utili indicatori diversi.
Il rapporto Price/Book Value confronta la valutazione di mercato con il patrimonio netto contabile e può essere particolarmente significativo in alcuni settori. Il Price/Sales mette invece il valore attribuito dal mercato in relazione ai ricavi e può offrire indicazioni quando gli utili sono ancora ridotti o assenti.
Altri multipli mettono a confronto il valore dell’impresa con grandezze operative come l’EBITDA. Non esiste, però, un indicatore universalmente migliore degli altri. Ogni parametro illumina una parte dell’azienda e può nasconderne un’altra.
C’è un’altra precauzione fondamentale: i multipli non dovrebbero essere confrontati indiscriminatamente tra aziende molto diverse.
Una banca, un’impresa manifatturiera, una società tecnologica e un’utility operano con modelli di business, strutture finanziarie e prospettive di crescita differenti. È quindi normale che il mercato attribuisca loro valutazioni diverse.
Il confronto acquista maggiore significato quando riguarda società realmente comparabili per attività, caratteristiche e prospettive.
E anche allora bisogna chiedersi perché un titolo sia più economico o più costoso degli altri. Talvolta uno sconto rappresenta un’opportunità; altre volte segnala semplicemente rischi maggiori.
È questo, in fondo, il limite di qualsiasi analisi basata sui bilanci.
Fatturato, utili, debito e flussi di cassa ci raccontano soprattutto ciò che l’impresa ha già fatto. Il valore di un’azione, invece, dipende in larga misura da ciò che gli investitori ritengono che l’azienda riuscirà a fare domani.
Occorre quindi affiancare ai numeri altre domande.
L’impresa possiede un vantaggio competitivo? Il mercato in cui opera sta crescendo? I concorrenti possono eroderne i margini? Il management utilizza bene il capitale? Esistono cambiamenti tecnologici o normativi che potrebbero modificarne il business? Le aspettative incorporate nel prezzo sono realistiche?
È proprio qui che l’investimento diventa più complesso – e più interessante.
Nessuna formula magica
Analizzare un’azione significa quindi mettere insieme tre elementi: qualità dell’azienda, prospettive future e prezzo.
Concentrarsi soltanto sul primo può portare a pagare troppo un’impresa eccellente. Guardare soltanto al prezzo può spingere ad acquistare società apparentemente convenienti che nascondono problemi strutturali. Affidarsi esclusivamente alle prospettive, infine, significa rischiare di confondere una buona storia con un buon investimento.
Gli indicatori finanziari non eliminano l’incertezza e non possono prevedere il comportamento futuro di un titolo. Servono però a fare qualcosa di altrettanto importante: trasformare una decisione basata sulle impressioni in una decisione basata su domande, confronti e dati.
Perché in Borsa il futuro rimane imprevedibile. Ma questo non significa che tutte le scelte debbano essere fatte al buio.
In fondo, prendere decisioni finanziarie davvero consapevoli non significa solo far quadrare i bilanci, ma dare concretezza ai propri progetti di crescita. Se stai affrontando un cambio di marcia, vuoi valutare nuovi strumenti di credito o semplicemente ti interessa fare il punto sulla solidità dei tuoi numeri, un confronto con chi vive queste dinamiche ogni giorno può fare la differenza.
L’Area Finanza d’Impresa di Confindustria Emilia è a disposizione per analizzare insieme la tua situazione e capire quali opzioni hanno più senso per il futuro della tua azienda. Scrivici o contattaci per fare due chiacchiere senza impegno.