
Anni di attese, ricoveri e battiti incerti. “Ora finalmente vivo senza la paura che qualcosa di brutto possa accadere”, una frase pronunciata con la calma di chi ha attraversato una tempesta lunga una vita e oggi può finalmente guardare avanti.
Questa è la storia di Sahara Romero presentata al Congresso EuroELSO di Dublino, il più importante appuntamento scientifico dedicato alle terapie extracorporee salvavita. Non un freddo caso clinico, ma il racconto di una rinascita. Un percorso in cui competenze cliniche altamente specialistiche, la determinazione nel compiere le scelte giuste e una tecnologia di supporto vitale si sono intrecciate, cambiando radicalmente il destino di una giovane donna.
Sahara convive con una cardiopatia fin dalla preadolescenza. I primi segnali di scompenso arrivano presto, quando ha appena undici anni. “Durante attività semplici, come le lezioni di ginnastica, mi affaticavo molto e sentivo dolore al petto. All’inizio non era chiaro cosa stesse succedendo”, racconta. Da lì inizia una quotidianità fatta di controlli, limiti e continue attenzioni.
Negli anni, la situazione si complica. Sahara arriva a dipendere dal supporto ECMO in quattro diverse occasioni. L’ultima, nel marzo 2023, è quella decisiva: il cuore non riesce più a garantire una funzione adeguata e il trapianto diventa l’unica possibilità di sopravvivenza.
“Il 31 marzo 2023 Sahara è stata collegata al sistema ECMO perché il cuore non funzionava più e gli organi stavano iniziando a cedere - spiega il dottor Mario Andrés Mercado Díaz, specialista di terapia intensiva della Clínica Shaio di Bogotá. L’obiettivo era chiaro: sostituire temporaneamente le funzioni cardiache e polmonari, guadagnando il tempo necessario per stabilizzare la paziente in attesa del trapianto”.
In questa fase profondamente critica entra in gioco ECMOlife, il sistema per supporto extracorporeo sviluppato da Eurosets, azienda italiana del distretto biomedicale area nord di Modena. Un dispositivo pensato per affiancare i team clinici nei momenti più delicati, quando ogni decisione è determinante e la continuità del supporto vitale rappresenta il confine sottile tra l’emergenza e la possibilità di un futuro.
Alla Clínica Shaio, centro di eccellenza cardiovascolare a livello internazionale, ECMOlife diventa parte integrante del percorso terapeutico di Sahara. “La tecnologia ci ha consentito di supportare meccanicamente il cuore, monitorare costantemente parametri vitali fondamentali e di gestire in sicurezza una fase di straordinaria complessità; era essenziale creare le condizioni perché Sahara potesse arrivare al trapianto nelle migliori condizioni possibili”, racconta Estefanía Giraldo Bejarano, infermiera specializzata in ECMO
Nell’arco di un anno complesso, scandito da più momenti di estrema gravità clinica, il supporto ECMO è stato attivato in fasi differenti, accompagnando la paziente in un’attesa lunga e sospesa, durante la quale ha persino festeggiato un compleanno accanto ai familiari in una stanza d’ospedale, fino all’arrivo della notizia tanto attesa: c’è un cuore disponibile. Durante tutto questo periodo, il supporto ECMO ha preservato la funzionalità degli organi, creando le condizioni per una ripresa post-operatoria più efficace. Con il trapianto si apre una nuova fase della vita: un percorso lento e progressivo, fatto di piccoli traguardi quotidiani e di una rinnovata consapevolezza del proprio corpo.
Oggi Sahara vive una normalità che per anni era rimasta solo un desiderio. Una normalità fatta di progetti, autonomia e serenità. “Ora posso pensare al domani senza paura” dice. Ed è in questa frase che si misura il vero valore di un percorso clinico complesso: non solo sopravvivere, ma tornare a vivere e a fare le cose che più si desiderano.
Il caso di Sahara rappresenta in modo concreto come la continua evoluzione delle tecnologie di supporto extracorporeo possa offrire tempo prezioso nei momenti più critici, aprendo nuove opportunità di cura. “Ascoltare la storia di Sahara è stato particolarmente emozionante. Dispositivi come i sistemi ECMO permettono di affrontare situazioni che fino a pochi anni fa avevano opzioni estremamente limitate, migliorando significativamente le prospettive di recupero e la qualità di vita dei pazienti” sottolinea Antonio Petralia, CEO di Eurosets.