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Tonia Mastrobuoni: "La peste dell’estremismo si manifesta quando spesso è già troppo tardi"

28/08/2026

Tonia Mastrobuoni, giornalista e corrispondente per la Repubblica dalla Germania e l'Est Europa
Tonia Mastrobuoni, giornalista e corrispondente per la Repubblica dalla Germania e l'Est Europa

di Silvia Conforti

Con La peste, Tonia Mastrobuoni indaga il ritorno dell’estremismo di destra in Germania e la sua capacità di insinuarsi nella società fino a rendere normali idee che credevamo sconfitte dalla storia. Dai “villaggi-bastione” delle comunità völkisch alle infiltrazioni nelle istituzioni, fino all’ascesa dell’AfD, il libro racconta una rete sempre più radicata e pericolosa. Un’inchiesta che dà voce anche a chi sceglie di resistere e ci ricorda che ciò che accade in Germania può accadere ovunque.

Il libro si apre con una storia molto personale: il silenzio di sua nonna sul nazismo. È stato proprio quel silenzio a spingerla a chiedersi come idee che sembravano sconfitte dalla storia possano tornare a farsi strada?

Sì. Perché quello di mia nonna è stato il silenzio di una generazione intera che ha lasciato enormi interrogativi tra gli storici, in particolare su come sia stato possibile che il nazismo abbia infettato un intero popolo. Ora che i testimoni diretti delle atrocità del Terzo Reich come i sopravvissuti dei campi di sterminio stanno morendo, penso che la responsabilità per noi di intercettare i fascismi quando si riaffacciano alla storia sia enormemente aumentata. 

Lei definisce l'estremismo una "peste": qualcosa che non irrompe all'improvviso, ma si diffonde lentamente fino a sembrare normale. È questa normalizzazione il pericolo più grande?

La peste come la descrive ad esempio Albert Camus nel suo celebre romanzo si manifesta quando spesso è già troppo tardi. E ha ispirato il titolo del mio libro perché i fenomeni estremisti che ho scoperto in questi anni e che ho cercato di raccontare avvengono spesso sotto i radar dell’opinione pubblica. I neonazisti classici esistono ancora, e stanno crescendo, e hanno la caratteristica di essere immediatamente riconoscibili. Ma nel libro ho cercato di indagare soprattutto il mondo sotterraneo dei movimenti eversivi che stanno cercando di insinuarsi nella società e di normalizzare pensieri e ideologie disumane ed estremiste.

Nel libro racconta comunità che si presentano attraverso l'agricoltura biologica, la pedagogia alternativa e la vita rurale. Perché ha scelto di partire proprio da questi mondi apparentemente lontani dall'estremismo politico?

Quando sono arrivata in Germania, nel 2014, ho scoperto che esisteva un piccolo villaggio in Meclemburgo-Pomerania, Jamel, dove una coppia eroica, i Lohmeyer, resisteva da anni contro l’assedio di 38 neonazisti ed esponenti delle comunità protonaziste, i voelkischen. Scoprì allora che c’era un movimento estremista che si rifà a determinate comunità rurali antisemite e razziste e votate al credo del “sangue e zolla” nate alla fine dell’Ottocento. E il movimento voelkisch, che si declina in molti modi, anche in culti importati dalla Russia come quello di Anastasia, e cerca di conquistare le campagne della Germania per costituire dei veri e propri “villaggi-bastione” in cui coltivare la propria ideologia eversiva e crescere i figli secondo il credo nazionalsocialista. Sono persone che si vestono all’antica, possono sembrare innocui contadini un po’ demodè ma sono pericolosi estremisti. Si insinuano nelle comunità rurali e man mano che i contadini muoiono o vanno altrove, comprano le loro case, le loro fattorie e cercano di chiudersi sempre più verso l’esterno fino a realizzare i loro “villaggi-bastione”.

Scrive che questi movimenti non cercano più di stare ai margini, ma di conquistare consenso "dal basso", infiltrandosi nelle scuole, nelle associazioni e perfino nelle istituzioni. È questa capacità di radicarsi nella società, più che la violenza, la loro vera forza?

Sono movimenti clandestini che si nascondono ad esempio nella polizia o nell’esercito, sono persone intrise di un’ideologia estremista ed eversiva che si insinuano nell’associazionismo, nel volontariato, che fondano riviste, giornali o fondazioni, che organizzano seminari ed eventi per propagare le loro idee antidemocratiche. Uno dei principali ideologi della Nuova destra tedesca, Goetz Kubitschek, ha imparato da Gramsci che l’obiettivo debba essere quello dell’egemonia culturale. In Germania è considerato il ragno nell’ampia ragnatela bruna che si è molto rafforzata, in questi anni.

Nel libro l'AfD appare come il punto di arrivo di un processo iniziato molto prima. C'è stato un momento in cui la politica e la società tedesca avrebbero potuto fermare questa deriva e non l'hanno fatto?

È difficile rispondere a questa domanda, ma certamente quello della rete bruna che ha trovato uno sbocco politico nell’Afd è un fenomeno che si è molto allargato in questi anni. E tanti sindaci, politici e attivisti locali che hanno cercato di fermarlo sono stati lasciati soli. Oppure, come racconto nel libro, ci sono politici che dinanzi al propagarsi dei voelkischen o di altri movimenti eversivi come i reichsbuerger e altri estremisti di destra nei loro villaggi, preferiscono voltarsi dall’altra parte per non avere guai. Ci sono realtà in cui le comunità voelkisch esercitano ormai un potere tale da aver costretto l’intera comunità, anche chi dissente, al silenzio.

Accanto alla Germania che arretra, racconta anche quella che resiste: giudici, insegnanti, sindaci, giornalisti e cittadini che scelgono di non voltarsi dall'altra parte. Che cosa le hanno insegnato le storie di queste persone?

Sono gli eroi del libro. Sono i tedeschi che non si piegano all’idea che l’avvento di un Quarto Reich, come lo sognano tanti esponenti della rete bruna, sia ineluttabile. Sono persone che pagano ogni giorno un caro prezzo per il loro coraggio; vivono assediati, minacciati, a volte sotto scorta perché hanno scelto di non tacere e di impegnarsi attivamente per fermare la peste.

Nelle ultime pagine scrive che quello che sta accadendo in Germania «può accadere ovunque». Qual è il primo segnale che una democrazia non dovrebbe mai sottovalutare?

Ce ne sono molti. Quando un governo si mostra insofferente all’equilibrio dei poteri scolpito nelle nostre costituzioni nate proprio dall’idea di scongiurare per sempre i fascismi. E quando quel governo attacca i giornalisti, i giudici, chiunque dissenta, e tratta il parlamento come un votificio. Quanto alla società, la Germania può insegnarci ancora tanto: la vigilanza deve essere alta verso parole e idee discriminatorie, razziste o che vengono dritte dal nazismo e dal fascismo. Nel libro racconto un episodio molto bello; quando emerse che alcuni esponenti dell’Afd e persino della Cdu avevano partecipato a una riunione segreta con neonazisti e identitari per parlare di “remigrazione”, milioni di tedeschi scesero in piazza. Per me è stata una grande lezione di democrazia.

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