La sfida dei workers buyout per la tutela di imprese e occupazione

Data pubblicazione: 12/02/2019

Foto in alto a sinistra: Andrea Benini, Alberto Vaccchi e Rita Ghedini. A destra: la firma del protocollo d'intesa

Un protocollo d’intesa per valorizzare il workers buyout (Wbo), la riattivazione di aziende da parte dei lavoratori, come strumento per la soluzione di crisi di impresa o per garantire la continuità aziendale in caso di mancanza di ricambio generazionale. E’ l’obiettivo principale del protocollo d’intesa firmato da Rita Ghedini, Andrea Benini e Alberto Vacchi, presidenti rispettivamente di Legacoop Bologna, Legacoop Estense e Confindustria Emilia.

Le associazioni firmatarie creeranno un gruppo di lavoro paritario che, nei casi indicati dal protocollo, valuterà l’esistenza delle condizioni economico-finanziarie e sociali per la nascita di una nuova cooperativa, promossa dai dipendenti dell’impresa in crisi o senza ricambio generazionale. I firmatari, inoltre, supporteranno le imprese cooperative nate da Wbo nell’accesso agli interventi finanziari e di sostegno previsti nella legge dedicata alle “Misure per il credito e cooperazione - Misure urgenti a salvaguardia dei livelli di occupazione”.

Le nuove imprese potranno procedere alla doppia adesione alle associazioni di rappresentanza: Confindustria Emilia e Legacoop del proprio territorio di riferimento.

“Sono due gli aspetti determinanti di questo protocollo: il primo è che il workers buyout è riconosciuto come uno strumento utile per la tenuta sociale, economica e occupazionale del territorio", dichiara Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna. "L’altro aspetto è l’importanza della forma cooperativa, assieme alla comune assunzione di responsabilità dei lavoratori, per conservare occupazione e capacità produttiva".

Confindustria Emilia si è impegnata a diffondere il protocollo tra i promotori di nuove iniziative imprenditoriali provenienti da proprie associate, che siano interessati al Wbo, nell’ottica della tutela di azienda e occupazione.

“La firma di questo protocollo si inserisce nell’ambito di un dialogo costante e aperto con tutte le categorie e le istituzioni", ha dichiarato il  presidente di Confindustria Emilia, Alberto Vacchi. "Un dialogo volto a supportare le imprese, la loro crescita e la loro continuità e che passa anche da uno strumento come quello del workers buyout che può rivelarsi autile per risolvere situazioni di crisi aziendali o superare la mancanza di passaggio generazionale. Tutto quello che possiamo fare per non perdere imprese va fatto, sempre nell’ottica di salvaguardare lo straordinario patrimonio di conoscenze, ingegno e qualità che caratterizza il nostro territorio”.

“Negli ultimi anni sono aumentate le esperienze di lavoratori che si costituiscono in cooperativa per proseguire l’attività della propria impresa, che rischierebbe la chiusura per mancato ricambio generazionale o per crisi", ha dichiarato Andrea Benini, presidente di Legacoop Estense. "Queste cooperative, che mantengono posti di lavoro e attività produttive sul territorio, hanno maggior successo quando possono contare, oltre che sulla determinazione dei soci lavoratori, sulla collaborazione di associazioni, sindacati e istituzioni. Il protocollo firmato consente di coordinare e rendere stabile la collaborazione tra Confindustria e Legacoop, attivando a supporto dei progetti anche le risorse finanziarie dei fondi mutualistici e della Legge Marcora”.

In Emilia-Romagna, solo prendendo a riferimento le nuove cooperative nate da workers buyout associate a Legacoop, si sono registrate negli ultimi anni 26 operazioni di WBO, in prevalenza nei settori manifatturieri; 23 di queste sono attive e interessano 633 addetti, 585 dei quali sono soci. Le 14 cooperative esito di WBO registrate al 2016 nel data base sui bilanci registrano nel complesso un valore della produzione di 78,5 milioni di euro ed un patrimonio netto di 11,4 milioni di euro. Complessivamente in Emilia-Romagna il fenomeno dei Wbo ha permesso negli ultimi anni la costituzione di 60 nuove cooperative e la salvaguardia di oltre 1.200 posti di lavoro.