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Non si ferma la stampa 3D di CRP Technology

13/05/2020

Si chiamano PocketQube e rappresentano la nuova frontiera dei satelliti miniaturizzati per la ricerca spaziale. Il nome nasce dalla suggestione del professor Robert J. Twiggs (Morehead State University) che qualche anno fa propose lo standard di "un satellite che può stare in tasca". I PocketQube infatti hanno una dimensione di circa 5 centimetri cubo (un ottavo del volume di un CubeSat), e la loro massa non supera i 250 grammi. Si tratta di una tipologia di satelliti alquanto giovane – i primi risalgono al 2009 – ma l’importanza dei PocketQube cresce a ritmi incessanti, come soluzione alternativa ai lanci sempre più costosi di CubeSat nell’orbita terrestre bassa. 

Tra le aziende che si occupano di PocketQube, la PMI scozzese high-tech Alba Orbital riveste un ruolo fondamentale: non è solo un centro di supporto per i PocketQube formato da giovanissimi ingegneri, ma anche un costruttore di piattaforme di lancio per i PocketQube. Aziende, università e agenzie spaziali di tutto il mondo si rivolgono ad Alba Orbital per lanciare nella bassa orbita terrestre i loro avanzati picosatelliti.   Recentemente Alba Orbital ha deciso di realizzare una versione aggiornata (2.0 o v2) del suo dispositivo di lancio di Pocketqube, chiamato AlbaPod, per ottenere miglioramenti in termini di peso, producibilità, caratteristiche di sicurezza e accessibilità.   

Il team di Glasgow si è rivolto a CRP Technology per la costruzione del sistema di rilascio: l’azienda di Modena, che da decenni si occupa di stampa 3D professionale, ha maturato una notevole esperienza nel fornire soluzioni all'avanguardia ai maggiori player del settore spaziale utilizzando i materiali compositi e brevettati Windform TOP-LINE. Infatti, la maggior parte dei Windform® sono adatti per applicazioni spaziali funzionanti, avendo superato i test di outgas NASA ed ESA. Il team di Alba Orbital, insieme agli ingegneri del reparto di Rapid Prototyping di CRP Technology, ha optato per la sinterizzazione laser selettiva e il materiale Windform XT 2.0. “AlbaPod v2 – hanno dichiarato gli ingegneri di Alba Orbital – deve superare un lancio nello spazio e contenere al suo interno numerosi satelliti: resistere a vibrazioni elevate è sempre stato un requisito imprescindibile come quello di mantenere in sicurezza i PockeQube prima del rilascio. La rigidezza e robustezza del Windform® XT 2.0 l’hanno reso un candidato perfetto per questo uso. "   

La scelta si è infatti rivelata perfetta: il meccanismo di rilascio AlbaPod 2.0 ha superato con successo le procedure di controllo e ha pienamente soddisfatto le richieste e gli standard di Alba Orbital. Il team Alba Orbital aggiunge: “Windform XT 2.0 ci ha permesso di progettare sezioni sottili e geometrie estremamente complesse, molto difficili da realizzare con le tecnologie tradizionali. Ma l'aspetto più innovativo del progetto riguarda il numero di componenti che abbiamo potuto realizzare in Windform® XT 2.0: non solo la copertura, ma anche il meccanismo di espulsione mobile e quello del montaggio della porta: si tratta di componenti strutturali e di vitale importanza per il sistema di rilascio nel suo complesso.”     

Il 9 settembre 2019 Alba Orbital ha integrato in AlbaPod v2 il primo PockeQube destinato al rilascio nello spazio. All'inizio di dicembre 2019, Alba Orbital ha lanciato in orbita 6 satelliti PocketQube tramite il sistema di rilascio realizzato in stampa 3D e Windform XT 2.0 AlbaPod v2 (missione: Alba Cluster 2). Alba Cluster 2 è in orbita da 100 giorni. Un nuovo lancio con il terzo AlbaPod v2 realizzato da CRP Technology (e che avverrà con Alba Cluster 3) è previsto per la fine del 2020.   La realizzazione di AlbaPod v2, la tecnologia e il materiale utilizzati, saranno presentati da CRP Technology al 4° PocketQube Workshop, che si svolgerà presso l’Università di Glasgow l'8 e il 9 ottobre 2020.