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Azimut: “Dove investire nel post Covid-19”

16/06/2020

L’ultimo appuntamento del primo ciclo di seminari web organizzatida Confindustria Emilia in partnership con Azimut Capital Management, che saràsponsor principale di Farete 2021 e 2022, ha visto la presenza del presidente degliindustriali emiliani Valter Caiumi

“Vi ringrazio per la collaborazione che avete offerto agliimprenditori associati nel comprendere meglio cosa sta succedendo intorno a noi”,ha commentato Caiumi. “Questa pandemia ha trasformato e in certi casiaccelerato le nostre abitudini. Noi fortunatamente avevamo già fatto uno sforzoimportante, iniziato 13-14 mesi fa, come Confindustria Emilia, digitalizzandotutte le nostre informazioni, sia tramite web sia tramite la app, in modo dapoter aggiornare in tempo reale i nostri associati. Ma oltre alle informazioni,ci è sembrato opportuno, sempre grazie alle tecnologie, dare anche spunti prospetticicome quello che abbiamo stasera. Mi preme sottolineare che il nostro impegno costanteva a rendere il nostro territorio sempre più competitivo: non è che nonpossiamo perdere il treno della competizione, è che non ci possiamo permetteredi essere un vagone, noi vogliamo essere la motrice, essere portatori di innovazione,acceleratori di business”.

“La nostra è un’organizzazione”, ha concluso il presidentedi Confindustria Emilia, “che ha lavorato in anticipo sui tempi rispetto allefiliere: siamo partiti due anni fa con 20 filiere, importanti non solo sotto l’aspettodimensionale ma anche della qualità imprenditoriale dimostrata, ed è unlavoro che ci ha riconosciuto anche l’Unione europea. Per esempio, anche visivamente,sul nostro sito web è evidente l’interconnessione del nostro tessuto produttivocon il resto del mondo: il mappamondo che appare sull’home page mostra come lenostre oltre 3.000 imprese associate abbiamo stabilimenti, sedi, ufficicommerciali in tutti i continenti. Come organizzazione lavoriamo persalvaguardare le filiere, perché ci servono le motrici, e per garantire glianelli di filiera, perché il tessuto industriale ha bisogno di tutti perrimanere solido, produttivo, innovativo”.

“Non è solo un piacere, la collaborazione avviata conConfindustria Emilia”, spiega Monica Liverani, amministratore delegato diAzimut Capital Management Sgr Spa per Emilia-Romagna, Marche e Umbria, “è ancheuna responsabilità. Il nostro lavoro è costruire progetti che si innestino inun sistema produttivo altamente raffinato e competitivo, con una particolare allePmi che sono un tassello importante per il tessuto economico del nostro paese.Questo anche in un momento complesso come stiamo vivendo, e a questo proposito ricordoche proprio per affrontare questo difficile momento ci vengono in aiuto lestrategie che abbiamo introdotto. Sono tre: la prima è contribuire a svilupparela crescita dell’economia reale, portando capitali verso le imprese; la secondaè l’attenzione allo sviluppo internazionale, tanto che siamo presenti in 17paesi, con una sinergia vincente del gruppo; la terza è quello dellasostenibilità, rispetto a cui siamo leader”.

“Per iniziare il percorso che, con i colleghi, abbiamo preparato stasera, possiamo partire da un’analisi di cosa e chi si sta muovendo nel mondo”, preannuncia Giorgio Medda, CEO di Azimut Holding Spa. “Quello che è accaduto negli ultimi mesi è unico e non ha precedenti nella storia recente, ma ormai le cose stanno cambiando. I dati più recenti raccontano che il mondo sta ricominciando a muoversi. Certamente non nello stesso modo e non con gli stessi tempi: vi sono realtà, come Cina, Svezia, Nuova Zelanda, Ungheria, Paesi Bassi che hanno visto nelle ultime settimane un’accelerazione della ripresa e qui i volumi di movimento (auto, aereo, bus, e anche quello “a piedi” delle persone che hanno ricominciato a frequentare negozi, bar, luoghi di ritrovo) sono quasi tornati alla situazione pre Covid-19. Ci sono, invece, aree in cui questa spinta è meno forte e non si è ancora tornati alla cosiddetta normalità, ne fanno parte Giappone, Usa, Francia, Portogallo, Grecia, Indonesia, Filippine. E, infine, ci sono aree del mondo che sono oggi in pieno lockdown, come l’America latina. L’Italia, in questa mappa, si posizione a livelli alti come reazione al blocco ma non con i tempi dei paesi più reattivi, quindi stiamo ripartendo velocemente, ma non siamo ancora tornati ai livelli dell’anno scorso". 

“Queste analisi sono importanti, perché i mercati finanziari sembrano essere positivamente influenzati dalla risposta delle economie. In definitiva, però, il mondo ha ricominciato a muoversi e sta tornando a una normalità, che però dal punto di vista economico ha implicazioni che non sono facilmente intellegibili quando si guarda l’impatto che ci può essere sulle aziende, quindi sui cicli di produzione e poi a cascata sul ciclo finanziario”.

“Sono molti i segnali che mostrano come i consumi si stiano riprendendo lentamente in tutto il mondo”, dice, prendendo la parola Ramon Spano, Senior Portfolio Manager, membro del Comitato Asset Allocation Lussemburgo. “Le economie occidentali stanno lentamente risalendo la china, ci sono buoni segnali di recupero. Ma l’indice della fiducia delle imprese e il Pil ci dicono che ci sarà ancora da soffrire, in particolare l’indice della fiducia delle imprese sui nuovi ordinativi confermano il rallentamento per il 2020, solo la Cina recupera più in fretta”.

“Per esempio, negli Usa, nonostante il recente recupero, c’è ancora molta strada da fare per ritornare ai livelli occupazionali pre Covid-19. In Europa, gli indicatori macroeconomici sono negativi, ma i dati mostrano come gli ammortizzatori sociali (nelle varie accezioni che hanno nei diversi paesi) sono stati efficaci ad aiutare le persone, le famiglie”. 

“Dall’altra parte del mondo, la Cina ha scelto una strada diversa. I finanziamenti governativi non sono andati al welfare ma a creare lavoro, in un’ottica di crescita economica: i fortissimi investimenti in infrastrutture hanno dato una spinta significativa alla crescita che quel paese ormai da due mesi sta mostrando. Ed è solo l’inizio, nei prossimi cinque anni il governo ha dichiarato che investirà 1,1 trilioni di dollari per lo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche nel paese. La Cina non solo è uscita dal lockdown due mesi prima degli altri paesi, ma sta andando a una velocità doppia”.

“Riportando questo in ottica finanziaria, i mercati azionari, nelle ultime settimane, hanno avuto performance eccezionali, perché grazie alla liquidità immessa dalla Fed (che ha iniettato nel sistema in tre mesi lo stesso ammontare che aveva elargito in sei anni), hanno ricominciato a puntare sulla ripresa delle imprese, quindi anche dell’economia reale. Ma le valutazioni dei mercati azionari sono una vera e propria scommessa, e infatti se il recupero delle economie reali fosse più lento del previsto e non all’altezza di quanto il mercato si aspetta potrebbero ricominciare le reazioni negative, e quindi un brusco risveglio”.

“Nonostante la ripresa lenta”, commenta Saverio Papagno, Senior Portfolio Manager, membro del Comitato Equity Developed Markets Lussemburgo, “nei nostri paesi, ci sono, in verità, occasioni importanti, in particolare per scommettere sull’economia reale, investendo in imprese che stanno cambiando il loro business nelle direzioni più innovative, con un approccio di business disruption. In Azimut abbiamo creduto in questa logica e abbiamo sfruttato questo difficile momento di crisi per lanciare questo nuovo prodotto: si chiama Long Term Equity Opportunities, e al suo interno ci siamo focalizzati su imprese che stavano rivedendo il loro business in maniera radicale”.

“È un comparto azionario che interpreta il concetto di tempo approcciando i mercati azionari quotati con le logiche tipiche dei fondi di private equity. In pratica, abbiamo cercato storie di ristrutturazione con potenziale inespresso, con un orizzonte temporale dell’investimento di 5-7 anni, e con un approccio Buy & Hold. Il prodotto è ad alto grado di concentrazione: si è deciso di investire in non più di una trentina di aziende target che rappresentano delle situazioni speciali”.

“La visione monodimensionale del capitale solo come finanziario è riduttiva, non è più al passo coi tempi”, avverte Marco Vironda, Senior Portfolio Manager, membro del Comitato Equity Developed Markets Lussemburgo. “In Azimut, nel corso della nostra storia, abbiamo voluto guardare al capitale nel suo senso più ampio: quello naturale, quello sociale, quello umano”. 

“Tutto questo si riassume nell’approcciare gli investimenti in un’ottica sostenibile. Negli ultimi mesi abbiamo dato una fortissima impronta alla costruzione dei nostri prodotti, alla proposizione commerciale ai clienti, portando la sostenibilità come fattore chiave sin dall’esecuzione del processo di investimento. D’altra parte, non è un fenomeno passeggero ma un nuovo modello economico e le aziende lo stanno già recependo, se come confermano i dati, si è passato, dal 2011 al 2018, dal 20% all’86% di imprese che nel loro bilancio riportano azioni di Rsi”.

“Le tematiche sociali sono sempre più sotto la lente: nelle ricerche su Internet le parole ‘scopo” (purpose) e ‘leadership’ hanno superato di gran lunga quelle di ‘governance’, un segnale che nell’interesse collettivo, anche quando si parla di economia, gli elementi di carattere sociale diventano più rilevanti. E l’attenzione alle tematiche sociali si sta affermando anche tra gli interessi degli investitori: le ricerche dimostrano che le aziende che sviluppano e valorizzano la responsabilità sociale d’impresa hanno rendimenti maggiori anche in termini finanziari; quindi, è economicamente vantaggioso perseguire questa strada. Se il mondo cambia, la finanza deve cambiare insieme ad esso”.