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Rapporto Rampini, Usa e Cina ai raggi X

06/11/2019

Rapporto Rampini: si chiama così la nuova attività di consulenza che la prestigiosa firma del quotidiano romano di via Largo Fochetti proporrà alle aziende emiliane attraverso l'intermediazione dell'agenzia bolognese Elastica. 

"Lo chiamo rapporto, al posto di newsletter, che mi pare un termine piuttosto abusato e inflazionato, per sottolineare la dimensione sintetica, efficace e facilmente utilizzabile del documento che metterò a disposizione delle aziende che vorranno avvalersi della mia consulenza", afferma il giornalista.

Di stanza a New York dal 2009, accreditato a Washington alla Casa Bianca, Federico Rampini è un assiduo osservatore dei G7 e G20, oltre che frequent flyer tra Usa-Ue-Cina. Oltre alla sua attività giornalistica, Rampini è uno speaker allenato alla maniera americana che spazia dai temi dell’economia a quelli del lifestyle e delle tendenze sociali e di costume, fino agli scenari italiani, raccontando il nostro Paese dal punto di vista dell’America e della Cina. Federico Rampini è membro del Council on Foreign Relations, il più importante think tank di geopolitica e geoeconomia americano. 

'Rapporto Rampini', una sorta di bussola da dare alle imprese per meglio orientarsi negli instabili equilibri del mondo contemporaneo.
"Esatto, viviamo una fase di cambiamenti tumultuosi, da una supremazia degli Stati Uniti siamo in transizione verso un mondo bipolare o multipolare, più instabile e turbolento. Le imprese non possono prescindere dagli scenari di geoeconomia e geostrategia". 

Nell'era dei social media le informazioni girano alla velocità della luce. Ciascuno ha la sensazione di potere fare da sé.
"Le informazioni ci sono è vero, ma occorre fare la tara a queste informazioni. Nella maggior parte delle volte si tratta di dispacci superficiali e trasandati, pochissimo approfonditi. Un deficit di informazioni o di chiarezza è sempre pericoloso per chi in aziende sta a capo della catena decisionale".

In che modo si rivolgerà alle imprese e come si differenzierà da banche e centri studio, per esempio?
"Banche e grandi imprese transnazionali investono nei propri uffici studi e nell’accesso a fonti d’informazioni riservate, per tentare di ridurre l’incertezza e guadagnare visibilità sul futuro. Ma perfino per gli attori di grandi dimensioni non è facile decifrare la Casa Bianca o quel che accade dentro il sistema autoritario cinese. Io, sulla scorta delle mie fonti e dei miei contatti, non solo giornalistici, vorrei offrire una sintesi aggiornata in tempo reale dei principali accadimenti mondiali. A seconda del grado di approfondimento richiesto posso, su richiesta, organizzare anche video-conference call per sessioni di domande e risposte su temi concordati con l'impresa e il top management". 

Usa-Cina, uno scontro tra titani che prefigura un clima da nuova guerra fredda.
"Sotto certi aspetti siamo già dentro una nuova guerra fredda. I due gendarmi del mondo non sono più Usa e Russia, ma Usa e Cina con le rispettive alleanze. Lo scacchiere geopolitico si è enormemente ingarbugliato. I rapporti di forza non sono immediati e semplici da individuare. La seconda guerra fredda è profondamente diversa dalla prima. Nella sfida tra America e Cina nessuno potrà rimanere neutrale. L’economia e la finanza, la scienza e la tecnologia, i valori politici e la cultura, ogni terreno sarà investito dal nuovo conflitto".

La Cina è un Paese dalle mille contraddizioni ma rimane pur sempre un mercato con una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone. 
"La Cina è una superpotenza economica e militare. Non ha nulla a che vedere con la Cina di dieci anni fa. I cinesi ci hanno sorpassati nelle tecnologie più avanzate, puntano alla supremazia nell’intelligenza artificiale e nelle innovazioni digitali. Sono all’avanguardia nella modernità ma rimangono un regime autoritario, ancora più duro e nazionalista con la presidenza di Xi Jinping".

Che cosa ha fatto precipitare i rapporti tra Usa e Cina. Tutta colpa dei dazi?
"Siamo al cospetto di due imperi, uno al tramonto e l’altro in ascesa. Pochi anni fa le due superpotenze erano complementari, sembravano diventate una cosa sola. Da una parte c'era il grande e ricco mercato di sbocco, l'America, dall'altro c'era il grande fabbricatore a basso prezzo del mondo, la Cina. Quel tempo è finito e non tornerà più. I dazi sono stati solo l’acceleratore di un divorzio che cambierà le sorti del nostro mondo futuro. Trump potrà perdere le elezioni nel 2020 ma i democratici che lo sfidano sono diventati ancora più oltranzisti nei confronti di Pechino. Da questo punto di vista, cosa assai sottovalutata in Europa, tra democratici e repubblicani c'è un fronte unito che vede nella Cina il nemico pubblico numero uno. L’Italia è terreno di conquista per le nuove vie della seta, l'Europa non ha una visione univoca e compatta sulle strategie di contrasto alla superpotenza cinese. Prepariamoci ad anni densi dal punto di vista degli equilibri economici".