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La macchina del Festival, tra big data e intelligenza umana

07/09/2020

Macchine di ultima generazione: intelligenti e digitali. Al centro del Festival Filosofia 2020 ci sono proprio loro. E a loro, in questi tempi di pandemia e disorientamento globale, vorremmo poterci appellare per arrivare in fretta alla soluzione dei nostri umani problemi. Al cuore rosso sprizzante tecnologia e passione, immagine simbolo scelta per raffigurare l'edizione di quest'anno, si rivolge la preghiera laica di tanti uomini. In attesa che il 18, 19 e 20 settembre prossimi la kermesse filosofica abbia inizio, abbiamo fatto una chiacchierata con il direttore scientifico Daniele Francesconi.

Tra la Persona, il tema dello scorso anno, e le Macchine si è inserito subdolo e inaspettato il Covid-19. Che edizione del Festival Filosofia sarà quella che ci aspetta?

"Sarà un’edizione senza precedenti, caratterizzata dalla necessità di prenotarsi agli appuntamenti e di fare i conti con le misure di sicurezza, fondamentali, richieste dall'emergenza sanitaria. Sarà però, dato il tema, anche un’occasione per riflettere sul ruolo della mediazione tecnologica nelle nostre forme di vita – dalla politica all'apprendimento, fino alla salute: tutte questioni alle quali la pandemia, con la sua terribile brutalità, ha imposto un’accelerazione".

Streaming, prenotazioni e ingressi contingentati vengono in soccorso nella gestione del programma 2020. Nessun timore che la pandemia, e il terror panico che essa stessa genera, possa intaccare la popolosa popolarità del festival e il suo spirito comunitario?
"Abbiamo aumentato il numero di location collegate in streaming nelle tre città per compensare la perdita di posti a sedere imposta dal distanziamento fisico. Sarà anche un modo per evitare assembramenti al di fuori delle platee. Certamente la pandemia rende più difficile l’esperienza comunitaria, tuttavia credo che il pubblico del festival saprà mostrare grande senso di responsabilità e quindi potrà partecipare in sicurezza".

Le macchine sono un pezzo importante nell'identità di un territorio a forte vocazione manifatturiera come Modena. Fin dove si spingerà la speculazione filosofica?
"Le macchine di cui si occuperà il programma sono soprattutto quelle di ultima generazione: intelligenti e digitali. Anche in questo settore i nostri territori eccellono, avendo saputo riconvertire la propria tradizione manifatturiera, portandola all'altezza di questo tempo. Ci domanderemo in che forme algoritmi, big data, automazione, digitalizzazione possono (e devono, se vogliono esprimere il massimo potenziale) collaborare con l’intelligenza umana".

Sulle macchine, nella loro dimensione di tecnica e progresso tecnologico, si è soffermata lungamente la bella testa di Emanuele Severino, il filosofo parmenideo amico del festival e recentemente scomparso. Dopo Remo Bodei un'altra grave perdita per il panorama culturale italiano.
"Sono stati anni funesti per la cultura italiana e internazionale, e per il festival. Abbiamo perso maestri e amici. Remo Bodei è stato il nostro nume tutelare e questa edizione costituisce anche un omaggio al suo pensiero, essendosi lui a lungo occupato del rapporto tra macchine e dominio. Altre figure – come Emanuele Severino, Stefano Rodotà o, quasi tre anni fa, Zygmunt Bauman – ci hanno lasciato dopo aver contrassegnato la storia del festival. Senza dimenticare il lutto che ci ha colpito con la scomparsa l’anno scorso di Tullio Gregory, anch'egli storico che ha dato notevoli contributi alla relazione tra filosofia, scienza e teologia. Tuttavia, nonostante lo strazio personale, ciascuno di questi autori ha lasciato un patrimonio di opere e di spunti di lavoro che possono essere raccolti. La filosofia è in salute: ci sono autori e autrici giovani che pensano criticamente il nostro tempo e cui il festival, negli ultimi anni, si è rivolto per aggiungere la loro voce al nostro coro".

Con "Archivi del futuro", la mostra in esposizione presso Ago Modena Fabbriche Culturali, si rinnova la collaborazione tra i giovani industriali di Confindustria Emilia e il Festival. Cultura e industria possono, devono, andare a braccetto.
"Sono particolarmente lieto di questa mostra, prima di tutto per la coerenza con il tema del festival: è fondamentale che il programma artistico indichi la corrispondenza tra i temi delle lezioni e le forme della creatività. In secondo luogo sono lieto che la sede sia Ago Modena Fabbriche Culturali, un contesto che è vocazionalmente rivolto a promuovere la relazione tra scienze, arti e tecnologie. Cultura e industria possono certamente andare a braccetto e condivido che debbano farlo, e in un senso pregnante: anche la cultura deve farsi riconoscere come una forma del fare, tanto in senso immateriale quanto in senso strettamente produttivo, mentre è determinante far comprendere che l’industria dipende dalla capacità creativa e dall'ingegno".