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Noci: le sfide della Cina e la physical AI

14/09/2026

Giuliano Noci, docente al Politecnico di Milano ed esperto di rapporti e relazioni con la Cina, sul palco dell’Assemblea di Confindustria Emilia a Farete 2026
Giuliano Noci, docente al Politecnico di Milano ed esperto di rapporti e relazioni con la Cina, sul palco dell’Assemblea di Confindustria Emilia a Farete 2026
Francesco Costa, direttore de Il Post, intervista Giuliano Noci, docente al Politecnico di Milano ed esperto di rapporti e relazioni con la Cina, sul palco dell’Assemblea di Confindustria Emilia a Farete 2026
Francesco Costa, direttore de Il Post, intervista Giuliano Noci, docente al Politecnico di Milano ed esperto di rapporti e relazioni con la Cina, sul palco dell’Assemblea di Confindustria Emilia a Farete 2026

La Cina è un paese che ha due fotografie. L’Occidente è colpito dalla sua straordinaria potenza produttiva che si manifesta nel fatto che più di un terzo dei manufatti del mondo è ormai di matrice cinese. Questo vuol dire che non è solo una Cina che copia, ma è una Cina che, come ben detto poc'anzi anche dal presidente Bonfiglioli, è in grado di realizzare prodotti ad alto contenuto tecnologico. 

Tuttavia, il Paese è entrato in una spirale pericolosa, che si comprende solo se si presta attenzione al fatto che la Cina non ha nulla a che vedere con qualsiasi modello occidentale. Vive in una grande contraddizione, è yin e yan.
In Cina si fissano gli obiettivi di crescita. Per esempio, negli ultimi trent'anni hanno deciso che la leva dell'investimento in infrastrutture immobiliare e nei settori industriali fosse il meccanismo principale con cui raggiungere quegli obiettivi. E fino a una decina di anni fa tutto ha funzionato bene, perché tutte quelle infrastrutture hanno un rendimento marginale importante e determinano una crescita di produttività. Però, continuare a investire in un Paese di gran lunga meglio infrastrutturato nel mondo non fa che aumentare il debito, perché questo investimento non genera ritorni. In questo momento, la Cina ha il 350% di livello di indebitamento complessivo, anche se sono una potenza manifatturiera straordinaria e la più grande potenza sull'intelligenza artificiale . 

Il problema è che internamente la domanda non cresce. Innanzitutto, come ha fatto la Germania e come in parte ha fatto l'Italia, ha garantito la competitività sull'export comprimendo i salari, con la conseguente incapacità di sostenere la domanda. Secondo, la Cina è il paese più capitalista al mondo, molto più degli Usa: la sanità e l’educazione costano tantissimo, quindi i cinesi devono risparmiare per gestire la vita, la longevità. D’altra parte, il quadro demografico è drammatico: anche se abbandonata, la politica del figlio unico, con una preferenze culturali per figli maschi, avrà come conseguenza un calo enorme della popolazione nel giro di 60-70 anni. Questa demografia impone scelte radicali anche di politica industriale, di politica sanitaria.

E quest’ultimo aspetto si collega con un altro elemento cruciale, quello dell'intelligenza artificiale, il più grande fattore di trasformazione sociale, economica, culturale, educativa degli ultimi 200 anni. La Cina è ossessionata dall’intelligenza artificiale. Ad esempio, sono stati i primi a comprendere che  l'intelligenza artificiale cambia tutto in termini di educazione e formazione. Perché l'intelligenza artificiale annulla le rendite di posizione da possesso di conoscenza, trasforma il senso della conoscenza, impone quindi modelli educativi completamente diversi, dove non è il possesso di conoscenza enciclopedica che farà la differenza, ma è la capacità di trasformare quella conoscenza in azione. E, mentre noi stiamo ancora discutendo, loro hanno azzerato 12.000 corsi di laurea decidendo di cambiare completamente la formazione.

E rimango sul cambio della demografia, che significa che a 10 anni data il 40% della popolazione cinese avrà più di 65 anni, perché è evidente che su questo potrà avere ripercussioni l’IA, vuol dire che lì tutto l'elderly care management diventerà fattore di business e fattore di qualità sociale fondamentale.

Sull’IA il rapporto tra Cina e Usa è interessante. Gli americani hanno condotto una battaglia neoimperialista, come sempre gli capita, di intelligenza artificiale di potenza e stanno cercando di investire in realtà; hanno spinto col sistema finanziario sul tema di linguaggio di potenza, LLM, data center. Ma gli LLM diventeranno una commodity tale per cui tutti ne avranno bisogno, ma è talmente infrastrutturale da valere poco. I cinesi, invece, si sono detti: come possiamo fare, visto che non abbiamo i semi conduttori più avanzati del pianeta ma siamo la prima potenza manifatturiera? Di necessità virtù: l’obiettivo non è far potenza, è massimizzare il livello di diffusione dell'intelligenza artificiale in Cina e nel mondo. Ed ecco la scelta degli open weighted models, modelli aperti: con questi aumenta significativamente la massa degli utilizzatori (perfino gli americani li preferiscono) e fanno una cooptazione. Il soft power che gli Usa non fanno più.

E veniamo alla physical AI, aspetto giustamente citato dal presidente Bonfiglioli. È realmente cruciale e l'Italia deve cavalcarla molto rapidamente. Fino adesso, abbiamo assistito al boom delle AI, perché sostanzialmente è aumentata esponenzialmente capacità computazionale e big data, i big data che stanno dentro Internet. La physical AI è una cosa molto diversa, è l'intelligenza artificiale che diventa fisica, cioè è l'AI che diventa corpo, che assume una dimensione materiale, come attraverso smart robot e attraverso robot umanoidi. Quindi è un concetto di intelligenza artificiale che diventa gemella della manifattura. E allora, noi che siamo un paese manifatturiero, abbiamo assoluta necessità di prendere la leva dell'intelligenza artificiale fisica come leva di futuro.

Dovremmo dimenticarci l'intelligenza di potenza e capire che c'è una grande scarsità oggi, la scarsità dei dati fisici. L'AI ha una grande scarsità, che è la scarsità della capacità manifatturiera che non è ancora codificata in dati. I primi che codificheranno quei dati e i primi che addestreranno i modelli di intelligenza artificiale saranno coloro che vinceranno la partita della manifattura del futuro.


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