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Orsini: l’industria vuole far parte di questo Paese

14/09/2026

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha tenuto le conclusioni dell'Assemblea di Confindustria Emilia a Farete 2026
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha tenuto le conclusioni dell'Assemblea di Confindustria Emilia a Farete 2026
Un momento dell'intervento di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria a Farete 20026
Un momento dell'intervento di Emanuele Orsini, presidente di Confindustria a Farete 20026

Gli spunti del presidente Bonfiglioli sono stati illuminanti. A partire dalla geopolitica e a quanto stanno cambiando le sorti del mondo e dell’Europa. Pensiamo all’impatto delle materie prime e delle terre rare. Ma, fatemi dire, che nel concetto di “terre rare” io metto anche la nostra industria di base, perché, secondo me per tutte le nostre produzioni, per tutte le nostre filiere, è fondamentale.

L'intelligenza artificiale e soprattutto la physical AI sarà la nuova luce. Una vera rivoluzione, in particolare per noi, se avremo la capacità di saper mettere a terra le applicazioni non verticali sulle nostre produzioni industriali. E qui, devo ricordare alla Ue che “non fa i compiti a casa”: quando chiediamo di poter allargare il debito pubblico non lo facciamo per costruire ciclabili, noi chiediamo debito pubblico europeo per mettere al centro quelle nuove industrie che sapranno rendere competitive le nostre imprese: l'intelligenza artificiale, i satelliti, gli umanoidi saranno le prossime frontiere che noi per forza dobbiamo sostenere, anche a discapito del debito pubblico.

L'energia, a oggi, continua a essere una delle priorità dell'Europa, ma soprattutto del nostro Paese, perché la stiamo pagando il doppio degli altri. Alla fine, quando la politica mi chiede come mantenere l'industria e le imprese all'interno del nostro paese, la mia risposta è: creando le condizioni abilitanti perché le industrie possano rimanere. Sull'energia noi siamo stati molto critici, perché la verità è che sull'energia ancora oggi vediamo quanto siamo lenti nel mettere a terra le rinnovabili. Questa regione ha lavorato e, da un certo punto di vista, siamo sui target della messa a terra delle concessioni sulle rinnovabili. Ma abbiamo ancora 1.200 concessioni su cui stiamo aspettando l’autorizzazione, 130 gigawattora che valgono oltre 20 miliardi. E bene i 14,4 miliardi pensati per dare una mano al sostegno dell'energia, ma spendiamoli bene.

Importanza dell’export: lo dico ricordando la nostra missione in Mercosur, dobbiamo lavorare verso queste nuove traiettorie, perché ci permettono di restare competitivi. Insieme al sistema Sace, Siemens, Ice e Cassa depositi e prestiti, la nostra scommessa è quella di arrivare a 700 miliardi di esportazione: sappiamo quanto è importante, quanto questo sia la spina dorsale del nostro paese. Garantire oltre cento miliardi di saldo positivo vuol dire permettere al Paese di funzionare e di mantenere, ad esempio, il welfare. La missione che si è appena conclusa ci ha soddisfatti, soprattutto perché abbiamo toccato due paesi per primi, quindi siamo stati i primi a credere di fare dare corpo al Mercosur.

E veniamo all'Europa. Lo dico da europeista convinto, le mie critiche sono forti proprio perché credo a questo sistema: nella geopolitica di cui abbiamo parlato oggi, quale ruolo riveste l’Europa? Non un ruolo centrale, si deve ammettere, oggi noi stiamo più o meno subendo senza avere una visione industriale vera del nostro continente. L'Europa che noi vogliamo è l'Europa del mercato unico dell'energia, il mercato unico dei capitali, degli investimenti industriali e in infrastrutture, che per noi sono fondamentali. L'Europa come pensa di gestire il suo spazio satellitare, per poter dare aiuto all'impresa, all'intelligenza artificiale, per sostenere le proprie imprese? 

Anche sul tema degli ETS, delle emissioni delle CO2, siamo critici. Avevamo chiesto una visione ma le trasformazioni in atto, se si continua così, entro i tre prossimi anni c’è il rischio di perdere 50.000 posti di lavoro nel solo distretto ceramico, cinque comuni, perché quelle regole mettono fuori mercato. L'Europa ha poca capacità di essere reattiva a quello che succede, ai cambiamenti. Abbiamo perso un milione di lavoratori per la deindustrializzazione del Green Deal, perché non si è scelto di mettere al centro la parola chiave della neutralità tecnologica e la possibilità di fare ricerca e sviluppo sulle nostre tecnologie, invece di andare a comprare quelle tecnologie da altri paesi, senza difendere il nostro capitale umano.

Condivido con Sonia l’importanza delle persone: noi abbiamo la necessità di rendere efficace la formazione, di renderla sempre più specializzata per saper leggere quei mondi e comunque quelle tecnologie che stanno arrivando, che sono già presenti, a cui noi non possiamo più derogare. 

Infine, spesso, parlando in questo Paese di produttività si accusa quella italiana di essere peggio delle altre. Dalle nostre valutazioni, sulla grande impresa siamo poco sotto ai tedeschi e sulla media siamo superiori a tutti. Il nostro problema è la piccola impresa. La nostra richiesta, nella prossima legge di bilancio, è di permettere una forma di aggregazione, di sostegno alle piccole imprese, per chi si vuole fondere, per chi si vuole mettere insieme. 

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