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ARGOMENTO:

Interviste

Si respira aria di famiglia in questo polo di stampa, laminatura e decorazione di capi d’abbigliamento e accessori moda fondato nel lontano 1974 a Zola Predosa, patrimonio di due giovani imprenditori come Simone e Massimo Marra, informali nei modi ma sempre concentrati sul lavoro, che si stanno guadagnando con il sudore della fronte l’eredità quasi cinquantennale dei genitori. "Dopo il lungo apprendistato sotto l’occhio vigile di nostro padre Roberto, che con l’aiuto di nostra madre ha messo in piedi la fabbrica e ha affrontato decenni di rivoluzioni tecniche e e commerciali, l’ora è arrivata", spiega Simone Marra. "Da gennaio, con la loro pensione, i titolari diventeremo noi".

Cinque generazioni. Molini Pivetti, che ha sede a Renazzo (Fe), è una realtà consolidata, a cavallo fra tradizione e futuro, con le radici ben piantate nella quotidianità. Alberto Pivetti e i tre figli Gianluca, Silvia e Paola ne hanno macinata tanta di strada in questi anni. Forti dei numeri di un'azienda storicamente sana, capace di adeguarsi alla realtà di un mercato che sta evolvendo ma anche alle tecnologie che nel frattempo sono pronte a stravolgere gli scenari.

È possibile fare mercato in modo diverso? La risposta se la diede nel 2012 Luca Cocconi, ad di Ar-Co Chimica, con sede a Cavezzo, che quest’anno festeggia i 25 anni di attività da leader nel campo dei prodotti per la pulizia e sanificazioni industriali. Inventando le prime app per la vendita del prodotto a consumo. “Un po' come prendere l'auto a noleggio: l'obiettivo è offrire al mercato una linea di prodotti in monodose, che unita a un sistema di calcolo permette un diverso utilizzo dei detergenti chimici. Il 'pulito su misura' per hotel, alberghi internazionali, industrie, case di cura, ospedali”.

La plastica negli ultimi decenni, nell'era dei polimeri complessi, ha trovato in provincia di Bologna una nicchia nella quale convivono tecnologia, efficienza e umanità. Il merito, nella fucina di ingegni imprenditoriali che prospera all'ombra delle Due Torri, è di capitani d'impresa come Abdon Paselli, titolare della Tecno-Plast di Sala Bolognese e fiero interprete di una ricetta che ha consentito alla sua azienda di sopravvivere alla crisi, attraverso un mix di innovazione e amore per la propria terra.

Dlabmed è un centro medico privato nato a Bologna nel 2015 a partire da un'idea ambiziosa: sviluppare la risonanza magnetica del futuro non più con il paziente immobile, ma in movimento e in piedi. A distanza di tre anni, «la missione può dirsi compiuta» spiegano i soci ma la mission è tutt’altro che esaurita, con ulteriori progetti da realizzare.

La personalizzazione più importante è quella dei prodotti. Ma non è l’unica. Appena si varca la porta di ingresso della Berma Macchine a Budrio, si notano una moto e una marcatrice meccanica. La moto è un’Aprilia del 1988: le due ruote sono la grande passione di Fabrizio Bergamini, il Ceo dell’azienda. La marcatrice è la prima ‘creatura’ della realtà bolognese.

Tutto è cominciato in un garage a Osteria Grande. “Piccolino e ovviamente scomodo”, scherzano Valter e Massimiliano Golfieri, padre e figlio, da sempre compagni di viaggio in Cablotech. Insieme, hanno creato l'azienda e oggi ne sono rispettivamente general manager e responsabile della produzione. “L'idea ci è venuta nel 1993, che fu un anno di crisi. Volevamo creare una startup che potesse competere nel settore dei cablaggi”. La missione può dirsi compiuta, se si considera che quella che allora era una startup oggi è un'azienda affermata che fattura più di 5 milioni di euro con prospettive di crescita anche sui mercati internazionali.

"Tra due o tre anni vorremmo diventare un punto di riferimento in Italia nel data management. Si può fare": a parlare è Fabio Ferrari, una massa di ricci, tanto entusiasmo e, come spiega lui stesso, un forte "intuito matematico" che l'ha spinto a imbarcarsi in questa avventura. Cioè Energy Way, una delle imprese più innovative nate sotto la Ghirlandina. "Quattro anni fa ho lasciato il posto da ricercatore che avevo all'università. Ma penso che per arrivare a Energy Way siano stati determinanti la musica, la passione per la matematica e la curiosità".

Un centro di eccellenza per gli stampi: Faist Light Metals, di Calderara di Reno, dal 1987 produce stampi per la produzione di parti in alluminio destinate in particolare ai settori automotive e telecomunicazione. L’integrazione con una multinazionale nel 2016 ha contribuito alla crescita già in atto dell’azienda: nel 2017 la crescita del fatturato ha toccato quota + 52%.

Adamo Venturelli, ceo della Vis Hydraulics, è uno di quegli imprenditori che senza tema di smentita si può definire con salde e profonde radici sul territorio. Il suo territorio di origine e di elezione è il Frignano, un'area compresa all'interno dell'appennino tosco-emiliano che vede il suo centro propulsore a Pavullo. Qui, e non altrove, Venturelli ha costruito il quartier generale della sua azienda e da qui, a partire dal 2009, è cominciata la conquista dei mercati di mezzo mondo. La recente 'donazione' all'aeoporto Paolucci del terzo hangar è per l'imprenditore "un atto di amore nei confronti di una comunità che ha determinato e continua a determinare il successo di Vis Hydraulics".

Imprenditorialtà, orientamento al risultato, responsabilità, passione. La Jungheinrich li ha chiamati ingredienti della crescita. Sul piatto il gruppo aveva posto nel 2015 un obiettivo estremamente ambizioso: quasi raddoppiare il fatturato entro il 2020. "Obiettivo già raggiunto e superato in Italia" spiega Claudio Bettocchi, direttore della filiale di Jungheinrich Italiana, a Imola, costola della multinazionale tedesca leader nella logistica di magazzino. "E anche noi qui siamo in linea con quei trend di crescita" ammette.

“Negli anni ’70, quando il costo del petrolio era particolarmente gravoso, siamo stati tra i primi a introdurre un’accelerazione di processo e quindi un risparmio energetico avviando la monocottura invece della bicottura nella produzione della piastrella ceramica”. Emilio Mussini, presidente di Panariagroup, ripercorre la storia dell’azienda fondata nel 1974 dal padre Giuliano insieme ad alcuni tra i suoi fratelli.

Nata nel 1977, l’azienda di Poggio Renatico è leader di un mercato particolarissimo quanto rilevante: il broadcasting radiofonico e televisivo. Il sogno è quello di creare la ’Reno Valley’. A fianco del fondatore Leonardo Busi, opera il figlio Gianluca responsabile marketing ma anche fondatore della 22Hbg, un’azienda del gruppo di assoluta avanguardia. “Produciamo trasmettitori per radio e tv. Ne abbiamo installati più di quarantamila nel mondo, in un centinaio di Paesi, dove rimarranno a lungo, diciamo trenta o quarant’anni: dagli Usa alla Svezia, dal Mozambico al Kenya, ovunque”.

Franco Marzaduri ha 87 anni. La sua azienda, la Trem, da lui stesso fondata, di anni ne ha da poco compiuti 50. Marzaduri è un imprenditore dallo sguardo lungo, abituato a pensare al futuro. Il progressivo sviluppo dell'azienda è, oggi, frutto dell'attività dei tre reparti produttivi: la Trem vanta un catalogo costituito da una decina di migliaia di articoli, il settore nautico fa da padrone impegnando circa l'80% della produzione, ma sono presenti anche prodotti destinati ai settori camping e auto.

L'atmosfera alla Poli è familiare, nel senso che in questa azienda dalla spiccata specializzazione, con una storia di 55 anni alle spalle, internazionale, la centralità del buon rapporto umano non si è mai smarrita. E in effetti la realtà di Castel Maggiore è anche questo, una famiglia. Nella sostanza, prima di tutto, perché la storia dell'azienda, partner tecnico di riferimento per saldature di alta precisione e componentistica meccanica speciale, è legata a quella dei Poli: di Dante che l'ha fondata nel l963 e oggi di Claudia, sua figlia, direttore generale e manager che la sta conducendo nei mercati internazionali.

Sono i dettagli a fare la differenza: Vetimec, che progetta e realizza stampi in acciaio, ne può essere considerata a tutti gli effetti specialista. Nel 2017 ha raddoppiato il fatturato del 2009: “Non c’è un segreto”, spiega Anna Maria Finguerra, presidente dell’azienda bolognese. “C’è un gruppo di persone che lavora facendo tesoro degli insegnamenti di chi ha creato quest’azienda e di chi l’ha resa grande. È cambiato il mondo, dagli anni Sessanta a oggi, ed è cambiato anche il nostro prodotto. Dai primi modelli in legno siamo passati a stampi che sono vere sculture informatiche. La partnership con i nostri clienti è strettissima, con loro abbiamo un rapporto di reciproca fiducia: è questo il valore aggiunto”.

“Quando siamo partiti, il nostro prodotto era innovativo, forse troppo: l'avvio è stato lento, ma ora stiamo raccogliendo i frutti di quel lavoro”: Giovanni Codegoni è il direttore commerciale di Lab Id. L'azienda, del gruppo Ornr, è leader europeo nella produzione e fornitura di tag Rfid (radio frequency identification) e di soluzioni innovative basate su questa tecnologia. “L’identificazione attraverso radiofrequenze è più rapido e preciso del codice a barre: in pratica, un oggetto è accompagnato da un chip che viene 'letto' in questo modo. Esempi? I biglietti per i grandi eventi, la cui validità è spesso riconosciuta in questo modo, o la tecnologia Nfc per il pagamento con lo smartphone, che arriva proprio dalla Rfid. Nei biglietti per i Mondiali in Russia c’è la nostra tecnologia”.

Chi ha detto che le migliori aziende del comparto cuoio-pellami debbano essere toscane? La Felìsi (ferrarese doc) è la prova che esistono eccezioni. E che eccezioni. Anna Felloni, la titolare, ha portato l’azienda ai vertici del settore a livello internazionale. Una donna sola al comando, con capacità, coraggio e grinta. E accanto a lei una squadra, due nipoti in particolare, all'altezza. Grazie all'originalità, alla qualità e al gusto unico delle borse e degli accessori ha conquistato vari Paesi del mondo, in particolare il Giappone.

Nello stabilimento della Sitma Machinery di Spilamberto campeggiano due colori: il grigio e il rosso, l’intreccio tra le idee e la passione che spiega come l'azienda abbia potuto reggere l'urto della crisi. Come è nata l’impresa? «Tre soci decisero di investire nel packaging dell’agroalimentare”, spiega l’ad Stefano Nanni. La vera svolta arrivò nel 1970 da un'intuizione, l'esigenza di ricoprire con un film scuro le riviste pornografiche da esporre nelle edicole. Fu il primo passo verso il packaging grafico-editoriale, che portò la Sitma tra i leader mondiali del settore con clienti come 'Time', 'National Geographic', 'Il Sole 24 Ore' e ‘Qn’. Negli ultimi dieci anni, dopo un concordato in continuità, ci siamo riorganizzati, cercando nuove nicchie di mercato, ed abbiamo cambiato l'approccio; ora più manageriale”.

Tante donne in fabbrica alla Knott di Pianoro, molti giovani e un'unica prescrizione: ogni quattro ore al massimo si cambia mansione. A scelta, purché non sia la stessa di prima. È la filosofia industriale di Flaviano Fabbri, 75 anni, fondatore nel l982 della Knott Italia, consociata della multinazionale tedesca leader nel settore dei sistemi frenanti per mezzi speciali. Fabbri ha iniziato come rappresentante in Italia dei prodotti tedeschi, per poi creare a Pianoro la prima consociata estera. “Ho conquistato la loro fiducia. Parlando tedesco, appreso in Germania con un apprendistato della scuola che frequentavo. Mi tornò utile perché mi proposero di lavorare per loro”.