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ARGOMENTO:

Interviste

Dall'aceto denso, maggiormente invecchiato, a quello più liquido passando per la glassa ideata nel 2000, con tanto di brevetto europeo, l'azienda Acetum è sempre stata un passo avanti rispetto al mercato. Il settore dell'aceto balsamico nasce intorno agli anni '80 e Acetum registra la sua data di nascita nel '91. “Avevo 22 anni”, racconta Marco Bombarda, amministratore delegato, “quando io e Cesare Mazzetti decidiamo di fare società per produrre a Motta di Cavezzo, dove la mia famiglia aveva acquistato lo stabilimento dell'ex Cantina Sociale, l'aceto balsamico di Modena. Abbiamo saputo interpretare al meglio le esigenze del mercato mondiale e dei consumatori, portando avanti idee innovative sia in termini di presentazione sia di qualità".

Quando la multinazionale francese Somfy, tra il 1996 e il 1997 decise di accaparrarsi la Asa di San Pietro in Casale - motori tubolari per finestre automatiche- e la Mingardi di Zola- attuatori lineari per l'apertura di finestre e altre applicazioni industriali -lo fece nel primo caso per conquistare un temibile concorrente e nel secondo per aprirsi a un mercato nuovo, partendo da un'azienda da 30 anni di storia. Poi arrivò la crisi. “Le due aziende, che nel 2004 avevano vita a Window Automation lndustry, erano già state raggruppate nel nuovo stabilimento Asa di Galliera”, spiega Massimiliano Marzo, direttore generale, “dove abbiamo sede oggi. La proprietà francese stava completando il secondo durissimo piano di ristrutturazione”. “Le persone erano demoralizzate per un futuro che sembrava nerissimo, in cui fare progetti per il futuro appariva molto complicato. Ma fu proprio nel gruppo Somfy che trovammo le risorse per ripartire”.

“La bottega”. La chiama ancora così Antonio Bonacini, presidente della Labanti e Nanni, anche se la sua è ormai un'azienda da 15 milioni di euro e 75 dipendenti. Lo era, effettivamente, quando nacque: una piccola stamperia dalle parti del Pratello, finita poi all'interno del gruppo Fochi. Nel '97 Bonacini, ingegnere meccanico, ha cambiato strada: “Con mio figlio Fabio e un terzo socio, Andrea Fanti, decidemmo di prendere il controllo della Labanti e Nanni e lanciarci in questa avventura. Ci affascinò l'idea di tentare un'avventura imprenditoriale in proprio. Decidemmo di aprirci alla cartotecnica, acquisendo un'azienda del settore e una di confezionamento”. I risultati non arrivarono subito, ma con la crisi del 2007: “La crisi colpì molto in fretta il settore della carta. Ma noi, un attimo prima della bufera, avevamo investito pesantemente sulla cartotecnica, a forte valore aggiunto”.

Cozze e vongole, fasolari e cannolicchi, lumachine e ricci, naturalmente ostriche. Da quasi vent'anni, Effelle pesca arricchisce di questi eccellenti prodotti del mare la tavola e, prima ancora, gli scaffali e quindi le cucine delle famiglie ma anche dei ristoranti di mezza Italia. L'obiettivo numero uno è la qualità. L'azienda ha sede a Bosco Mesola, praticamente sulla Romea, a un tiro di schioppo dal ponte sul Po e dal mare, non lontana dall'antica abbazia di Pomposa. È dunque immersa fra ambiente naturale, storia, arte e cultura, compresa quella popolare ben s'intende. Luca Bergamini è il presidente della società, nata all'alba del nuovo secolo e composta da sei soci; ma è sostanzialmente un'impresa familiare costituita dai due famiglie: i Bergamini e i Costantini.

Tenenga nasce da una cena tra amici. Al tavolo Ubaldo Montanari, da 40 anni nel settore dell'identificazione automatica, prima da dipendente poi in proprio. Stesse storie quelle degli altri, ognuno in un settore limitrofo, la cosiddetta filiera.  “Tutti noi, nel nostro piccolo, lottiamo corpo a corpo con le multinazionali. Ci siamo messi 'accordo tra noi, per offrire un servizio chiavi in mano, potendo contare sui pezzettini degli altri amici. E allo stesso tempo siamo in grado di offrire un servizio molto più ampio dei singoli, grazie a una serie di risorse e competenze che una piccola azienda non può coprire. E siamo flessibili come una multinazionale non saprà mai essere. 

Pioniere a 20 anni nella costruzione di macchine serigrafiche per la decorazione delle piastrelle, nel 2000 è stato il primo a intuire che il mondo avrebbe richiesto le grandi lastre per dare vita ad applicazioni di utilizzo inedite per il settore della ceramica. Il segreto di Franco Stefani, fondatore nel 1970 e presidente del Gruppo System di Fiorano, è stato sempre quello di anticipare le richieste del mercato. “A 16 anni ho cominciato a lavorare alla Marazzi. Mi cimentavo per hobby negli esperimenti della rivista elettrotecnica Sistema Pratico e in quegli anni ho intuito che si potevano applicare i sistemi elettronici all'automazione” Quali sono le nuove frontiere della ceramica? “Sul fronte delle applicazioni abbiamo aperto le strade a settori inediti per la manifattura ceramica, come ad esempio quello dell'arredamento, la possibilità di realizzare arredi per interni ed esterni. Sul piano delle tecniche produttive ho in mente due progetti che stupiranno il mondo”.

Il motivo per cui Florenzo Vanzetto, all'epoca un manager d'impresa con 25 anni di esperienza, nel2004 ha deciso di lasciare tutto per mettersi in proprio, in fondo è lo stesso per cui ogni mattina viene in azienda, alla Vrm, Zola Predosa e lo stesso, ammette, per cui preferisce lavorare con i giovani: “Facciamo componenti per moto e per auto. Portiamo il nostro contributo in tecnologia al sogno di bellezza e velocità. Un mondo adrenalinico, appassionato, che parla di futuro”.

“Datemi un attacco a tre punti e vi aggancerò il mondo”: Omero Cornia nel l967, in una Modena che oltre alle auto di lusso fabbricava 'gioielli' della meccanizzazione agricola (dalla Fiat, oggi Cnh, alla Lamborghini, Goldoni, Valpadana), ebbe l'intuizione di produrre componenti per il collegamento dei trattori alle attrezzature agricole. Fondò assieme alla moglie Paola Bergamini la CBM (acronimo di Cornia-Bergamini-Modena) che oggi presiede. A guidare il gruppo sono i figli Enrico, managing director, e Monica Cornia, responsabile del personale di Modena. Enrico Cornia, da dove nacque l'idea di suo padre? “Mia madre Paola era figlia di un imprenditore (Ageo Bergamini) che produceva trattori per aeroporti. Mio padre Omero, guardando il lavoro di suo suocero, ebbe l'intuizione di realizzare componenti per trattori agricoli con l'attacco a tre punti. Il valore aggiunto è stato l'aggancio rapido che rende l'operazione molto semplice, ed evita le impennate e gli sbandamenti laterali del trattore: non occorre che la persona scenda dal trattore, può agganciarlo benissimo dal sedile o dalla cabina».

Dopo aver creato da zero e portato sul mercato in sei anni con buoni risultati un'azienda di microchip per molti mercati, skipass compresi, Marco Astorri e Guy Cicognani avranno pensato di essere arrivati a destinazione. La loro avventura, invece, non era ancora iniziata. Astorri, com'è che un imprenditore, di punto in bianco vende tutto e fonda Bio-On, una startup di tecnologie per la produzione di bioplastiche? “Un nostro grosso cliente, un giorno ci raccontò il problema di vedere riaffiorare, a neve sciolta, milioni di skypass usati. Così abbiamo capito che la plastica domina le nostre vite da decenni, e che ne siamo schiavi, la usiamo in tutto, dai vestiti alle auto, eppure non riusciamo più a sostenerla. 'Un modo ci dev'essere', pensammo, e ci mettemmo a cercarlo”. L'avete trovato? “Sì, era stato scoperto in Francia cento anni fa: si chiama Pha. Sono i polimeri verdi più verdi che esistano, perché hanno origine dagli scarti alimentari e vengono prodotti da un batterio non modificato geneticamente e non patogeno, senza uso di chimica”.

Prolifico per Bologna il matrimonio tra la lombarda Altea e la bolognese Reno Sistemi, celebrato nel 2012: nella sede di Casalecchio del gruppo di consulenza informatica e system integration, una volta si era specializzati in Microsoft e adesso anche in tutto il resto. Merito della dote di Altea: una federazione di dodici società gemmate dalla prima per assicurare maggiore specializzazione. Tra queste c'è Altea Up, specializzata in Sap, 280 dipendenti in totale, circa 35 nella sede bolognese, dove è approdata qualche anno fa, subito dopo la nascita.

Bamboccioni, choosy, sfaticati: la lista delle nefandezze della gioventù italiana è ricca e deprimente. Eppure, si sa, non c’è più bella cosa che sfatare i luoghi comuni, le semplificazioni a tutti i costi. Abbiamo intervistato una giovane bolognese, Giulia Guglielmi, 21 anni e un percorso di studi e di crescita personale di tutto rispetto che cozza di molto con l’immagine stereotipata di una gioventù lassista e debosciata. Giulia ama la dimensione del viaggio e l’emozione che c’è nello scatto di una fotografia. Gli studi classici le hanno dato le basi per vivere meglio la complessità del mondo moderno. Dall’utilità della cultura tecnica è attratta a tal punto da decidere di trasferirsi a Torino, per intraprendere un corso di laurea in Ingegneria della Produzione Industriale al Politecnico.

Facilità d’uso per i proprietari, accesso negato ai ladri: è in questa frase che si racchiude la continua ricerca nel mondo delle serrature, dei lucchetti e delle casseforti. Settore che Viro frequenta dal 1942, da quando a Bologna Vincenzo Rossetti decise, nel bel mezzo della guerra, di fondare la sua azienda. Gianfranco Dondarini entrò in officina nel 1976 e oggi ne è amministratore delegato.

Come lavorare con l'orologio spostato in avanti di alcuni anni, per giocare d'anticipo persino sui desideri dei propri clienti. E questa la speciale normalità della Cpc, azienda modenese che nel settore dell'automotive continua a bruciare le tappe: i lavori di ampliamento allo stabilimento di via del Tirassegno sono partiti e il fatturato cresce a ritmi vertiginosi. Franco Iorio, attuale presidente dell'azienda, fece la sua scommessa quasi trent'anni fa. Scommessa vinta.

Chi ha detto che la globalizzazione e l'industria 4.0 debbano passare necessariamente per le megacittà o per i celebrati distretti industriali? Anche a casa nostra, se volete in periferia, fa tappa, infatti, il futuro migliore, quello che inventa, produce, è innovativo, dà lavoro, e crea, alla fine, socialità. Il gruppo Della Rovere, leader nazionale del knitwear, rappresenta tutto questo ed è un nodo, importante, di quella trama fitta, colorata e calda che significa progresso autentico.
Il principale artefice di questa meraviglia nostrana è un ingegnere elettronico di 54 anni, Gian Luigi Zaina, l'amministratore delegato: una grande competenza, vedute aperte (di più, apertissime), una filosofia professionale e di vita che spiegano senza troppe difficoltà il successo dell'azienda e il perché tutti quanti lo seguano senza battere ciglio.

Possiamo vederli acquistando un pacchetto di chewing-gum o un prodotto di bellezza. Sono i piccoli adesivi iridescenti, ologrammi, che si trovano su cd audio e video (la garanzia Siae), sul packaging alimentare e cosmetico, sui prodotti del biomedicale e dell'health care, e ancora nel merchandising delle squadre di calcio, sulle griffe del mondo della moda, e più in generale per il brand protection del made in Italy. L'evoluzione delle conosciutissime figurine Panini è in parte contenuta nei prodotti immessi sul mercato nazionale e internazionale dalla Leonardus, fondata da Walter Bergamini a Soliera, che ora è a capo dell'azienda assieme ai figli Alberto ed Andrea.

Quando Bruno Pasquini entrò per la prima volta nella sede della Marchi Impianti aveva solo 14 anni e il diploma di terza media in tasca. L'azienda era formata da due persone, Mauro Marchi e Giuseppe Ballandi. Sono diventato socio a 21 anni. Quando qualche anno dopo Ballandi lasciò l'azienda, Marchi mi propose di aggiungere il mio nome alla ragione sociale. Non volli: 'Sono cresciuto qui’, dissi, ‘per tutti i clienti sono già parte di quest'azienda'. È ancora così”. E Il futuro di Marchi Impianti? “È dei giovani. Ne abbiamo molti in azienda, e negli uffici. E ci parliamo spesso. Il miracolo è che noi non abbiamo paura di chiedere il loro parere, e loro non hanno paura di dirci cosa secondo andrebbe cambiato. È questa la benzina che dopo tutti questi anni ci permette di andare ancora così veloci”.

La storia di Alessandro Lupi, quarant’anni fa, non sarebbe affatto finita sui giornali. Il dipendente di un’azienda con la voglia di mettersi in gioco in prima persona, una banca pronta a fare credito e il vecchio titolare di un’azienda desideroso di passare la mano... sono nate così, tra gli anni ’70 e ’80, gran parte delle storie industriali di successo emiliane.

Il panorama montano che si ammira dallo stabilimento della Metalcastello, azienda di ingranaggi di Castel di Casio, fa bene agli occhi ma non certo al business. Se ne lamenta spesso l'ad Stefano Scutigliani. Poi, però, se gli si chiede perché non trasferire tutto, risponde con un sorriso: “Metalcastello non può esistere che qui”. «C'entrano i montanari, nostri dipendenti. Il segreto è un turnover molto basso e graduale, che lasci il tempo alla conoscenza di essere trasmessa. Ma neanche questa ricetta funziona se non la si mescola con il territorio. Abbiamo persone che vivono qui, che conoscono le persone con cui lavorano, che amano ciò che fanno, ci mettono passione, con un attaccamento alla maglia che gli fa rifiutare altre offerte».

Creatività unita ad uno sguardo lungimirante verso il futuro. Si potrebbe sintetizzare con questi due concetti l'azienda di moda Daniela Dallavalle Spa, nata alla fine degli anni Ottanta nel distretto carpigiano e oggi proiettata nel mondo dopo aver compiuto una evoluzione nella scelta della sede e nelle linee di prodotto. L'azienda, guidata dalla stilista Daniela Dallavalle e dal marito Giuliano Cavaletti, esporta in oltre 40 Paesi nel mondo ma resta saldamente radicata a Carpi.

Lo sviluppo della fabbrica intelligente arriva grazie alla spinta sia dell’Iot che dei big data, dando una nuova interpretazione e un nuovo significato al rapporto uomo-macchina. Di tecnologie e soluzioni predittive l'Industria 4.0 non potrà mai farne a meno. Di questo e tanto altro si parlerà mercoledì 21 marzo in Sacmi nel corso di un convegno a cui prenderà parte anche la società Iconsulting. Per entrare nel cuore del tema Farenews ha chiesto lumi a Gildo Bosi (Sacmi) e a Flavio Venturini (Iconsulting).